Politiche 2018: Minniti, Gratteri e l’irresistibile ascesa della Marcianò

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Come volevasi dimostrare. Tutto quello che vi abbiamo raccontato sul “Sistema Cosenza” è vero. E a dirlo non siamo noi come qualcuno vorrebbe far credere, ma le diverse inchieste promosse dalla DDA su alcuni politici locali, finite come tutti sapete a tarallucci e vino. Non solo, a parlare dell’inchiesta su Cosenza è stato lo stesso procuratore Gratteri (quando cita la masso/mafia, e la casta burocratica come più pericolosa dell’ndrangheta), oltre ai tanti verbali scappati dai cassetti della DDA e finiti in vendita al mercato rionale. Verbali non solo dei pentiti, ma anche rapporti di polizia giudiziaria che relazionano, nel corso degli anni, sui continui e reiterati incontri tra la politica cosentina e la malavita. Ma nonostante ciò possiamo dire con certezza che questa inchiesta, oggi, come vi avevamo già annunciato, è stata insabbiata e chiusa per sempre nel cassetto della scrivania di Gratteri.

Che a Cosenza sia in uso da sempre il voto di scambio politico/mafioso lo sappiamo tutti. In particolare le diverse migliaia di persone che il loro voto hanno venduto per avere in cambio: bollette pagate, mazzette, spesa, promesse di lavoro, partecipazione a qualche corso, sussidi, pensioni. Un dato oggettivo che nessuno può negare. E non servono pentiti per affermare questo. Questa commistione fa oramai parte della storia della città. Diciamo che ci siamo abituati a vendere il nostro voto, e di questo non si scandalizza più nessuno.

Non abbiamo bisogno dei Calabrese Violetta per dire che i Gentile compravano voti, come non servono i Foggetti per spiegarci gli accordi sottobanco tra Occhiuto e la mala. Ogni cosentino sa che è così. Anche chi, questi delinquenti, ha votato. Tutti abbiamo sentito i politici, in tempo di elezioni, promettere questo o quello e comprare voti. Tutti ci siamo rivolti, chi più chi meno, a loro, per avere un “favore”, con la promessa di votarli. E questo è voto di scambio. Anche se fatichiamo ad ammetterlo.

Il voto da noi, come tutti sanno, non è mai stato libero. Tuttavia speravamo che le parole dei pentiti potessero aprire la porta a qualche onesto magistrato per promuovere una inchiesta seria e rigorosa, su questo aspetto. Ma abbiamo capito, definitivamente, che per Cosenza non ci sarà mai Giustizia. A Cosenza nessun politico sarà mai arrestato e la storia della città, nonostante la dilagante corruzione che avviene sotto gli occhi di tutti, parla chiaro. Cosenza resta l’unica città in tutto il sud a non aver mai avuto inchieste sulla corruzione politica/mafiosa e sul voto di scambio. E non perché a Cosenza la politica è onesta (sfido chiunque a dire il contrario) ma perché la cupola che gestisce la città ha deciso, con l’aiuto di magistrati, politici, mafiosi, e professionisti dell’intrallazzo, che la città deve restare un’isola felice.

I fatti parlano chiaro: per quante chiacchiere può fare Gratteri, che si comporta nel medesimo modo con cui si muove la cosiddetta antimafia ciarliera e salottiera che lui contesta, a Cosenza non succederà nulla. Tranne le retate imminenti sul traffico di droga.

Perchè è stato proprio Gratteri a vendersi l’inchiesta sul “Sistema Cosenza” ai potenti politici di turno, su tutti Minniti, solo per soddisfare le sue velleità politiche. Gratteri, che non ha mai condotto una sola inchiesta in vita sua sui colletti bianchi e sui politici corrotti, ma quando parla sembra ne abbia fatte chissà quante, si è da tempo accordato con Minniti su un suo ruolo all’interno di un futuro governo a guida o che veda protagonista il pelato. In cambio Minniti ha preteso che stoppasse l’inchiesta su Cosenza. E così è stato. Ed ora che le elezioni si avvicinano il piano Minniti/Gratteri si fa sempre più chiaro.

Gratteri che ragiona furbescamente e si guarda solo i fatti suoi, nell’accordo stipulato con Minniti ha previsto come primo passaggio, per mettere alla prova la parola del pelato dei servizi segreti, la candidatura nel listino della sua pupilla: la Marcianò. Una volta dentro la Marcianò la strada per un suo incarico di governo sarà spianata e garantita. Di contro anche Minniti ha chiesto un atto di fiducia al magistrato, il quale si è impegnato a far sì che i pentiti vengano screditati, in particolare  Adolfo Foggetti. E vedrete se in questi giorni non ci sarà qualche clamorosa scarcerazione di qualche pezzotto di mafia cosentino accusato dallo stesso. Qualcuno magari coinvolto nell’omicidio di Luca Bruni. Un prezzo che bisogna pagare per arrivare al risultato.

La candidatura della Marcianò nel listino è cosa certa, anzi sicurissima. E nessuno può permettersi di dire di no a Minniti, compresi tutti i deputati uscenti, i quali se vorranno candidarsi dovranno farlo nel collegio uninominale.

Infatti la sua candidatura, che esce dal cilindro e politicamente non sta né in cielo né in terra, è la prova provata di questo infame e losco accordo fatto sulla pelle dei calabresi. A riprova vi chiedo: quali meriti politici ha la Marcianò per meritarsi questa candidatura? Qual è la storia della sua militanza politica? Cosa ha mai fatto questa Marcianò, che fino a ieri non conosceva nessuno, per meritarsi questo premio? Niente. L’unico merito che ha, è quello di essere la prediletta di Gratteri. Se questa non è una prova dell’accordo, ditemi voi.

Se non fosse così a quest’ora una procura seria sarebbe già intervenuta su Cosenza, quantomeno per stoppare la dilagante ed insostenibile corruzione che ha raggiunto livelli mai toccati prima. Del resto tutti sanno ed hanno letto i gravi fatti, riscontrati, che coinvolgono questa amministrazione in questioni di mafia. Le telefonate di Potestio, ad esempio, che parla con mafiosi non le abbiamo mica registrate noi. Le ditte amiche in odor di mafia (qui addirittura carta canta), a cui sono stati assegnati appalti senza gara per oltre 10 milioni di euro, le stesse fatture pagate due-tre volte, non sono nostre invenzioni, ma stanno scritte negli atti dell’amministrazione e nei verbali della polizia giudiziaria. Ma a Gratteri di tutto questo non gliene frega niente, quello che conta è fare il ministro. E quando vi abbiamo raccontato dove stava andando a parare Gratteri, siamo stati sommersi di messaggi che dicevano che sbagliavamo a valutare in questo modo il magistrato. Ora mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli stessi di questo scenario che va, giorno dopo giorno, concretizzandosi.

Ancora una volta vi abbiamo raccontato in anticipo tutto quello che sta per succedere e come sempre, e purtroppo per questa dannata e amara terra, ci abbiamo azzeccato.