Politiche 2018, #senzavergogna: come ti piloto il Cinghiale jr in Parlamento

Oggi vi raccontiamo la storia di uno degli impresentabili di queste Politiche 2018, che è stato candidato da Forza Italia nel collegio camerale di Castrovillari-Paola per grazia ricevuta. Parliamo di Andrea Gentile, figlio di Tonino.

Il nome di Andrea Gentile (per i lettori più “vecchi” di Iacchite’ semplicemente Cinghiale jr) sale alla ribalta delle cronache nazionali a febbraio 2014 quando esplode il caso Calabria Ora e vale a dire il blocco delle rotative del quotidiano imposto dallo stampatore Umberto De Rose al direttore e all’editore per impedire che uscisse fuori la notizia dell’avviso di garanzia per il rampollo del “Cinghiale ferito” ossia Tonino Gentile. E’ allora che Tonino u nivuru diventa improvvisamente il Cinghiale perché lo stampatore, per convincere il figlio dell’editore a nun fare u fissa, ricorre proprio a quella metafora del cinghiale ferito per definire la rabbia del soggetto. Che in effetti ricorda molto (e in tutti i sensi) il cinghiale, viene quasi da chiedersi come mai nessuno se ne sia accorto prima (grande Umberto!).

Andrea Gentile era stato indagato per il procedimento meglio conosciuto come “Parcelle d’oro all’Asp”. Trentotto anni, avvocato, Gentile junior è il primogenito del Cinghiale e da tempo era stato avviato alla professione e ai relativi trucchi del mestiere, visto che il padre è il padrone incontrastato della sanità cosentina da decenni e che gli incarichi legali all’Asp sono una sua esclusiva. Si è laureato alla Luiss il giovanotto, mica pizze e fichi e poi è rimasto ancora lì a fare l’assistente. E – come vedremo – ha avuto un maestro importante. Ma prima è necessario che vi spieghiamo come funziona il sistema del Cinghiale per gli incarichi legali all’Asp.

I PAPPONI DEGLI STUDI LEGALI: L’AVVOCATO NICOLA GAETANO
Il giochino è facilissimo: si aumenta l’entità del contenzioso legale, lo stesso non viene correttamente determinato dall’ufficio legale e genera anno per anno sopravvenienze passive, cioè ulteriori perdite non preventivate. Nascono così transazioni milionarie e aggiungiamo noi leggendarie con soggetti come SIFIN e Farmafactoring, quest’ultima firmata da uno dei colonnelli del Cinghiale ovvero Gianfranco Scarpelli (direttore generale Asp) nel 2014, uno dei tanti anni d’oro per i papponi degli studi legali. E nonostante tutto ciò rimane ancora ad oggi, nella carica di Direttore dell’Unità Operativa Complessa Affari Legali, l’avvocato Giovanni Lauricella, coimputato con Scarpelli nello stesso processo penale “Parcelle d’oro” all’ASP.

Altro capitolo è rappresentato dalle spese legali fuori controllo, che costano all’ente oltre due milioni di euro l’anno e che interessano un gruppo molto ristretto di avvocati incaricati della difesa dell’Asp che soccombe “regolarmente” in ogni lodo arbitrale.

Fatto interessante è che anche gli arbitri nominati dall’Asp nei numerosi collegi sono sempre gli stessi: avv. Nicola Gaetano, avv. Enzo Paolini, avv. Oreste Morcavallo, avv. Angelo Carmona, avv. Domenico Giugni, avv. Nicola Abele.

Cosenza-AspTra questi emerge l’avv. Nicola Gaetano da Paola, altro fedele colonnello del Cinghiale, che, nel giro di due anni ha incassato un corrispettivo per parcelle professionali di ben oltre 900.000,00, euro in aggiunta a tutti gli altri incarichi di difesa che lo stesso ha ottenuto e che matureranno o sono maturati per un importo quasi analogo a quello sopra riportato. E Nicola Gaetano, dopo la laurea e dopo gli anni di assistente alla Luiss, ha preso in carico il rampollo del Cinghiale, facendogli “guadagnare” i primi soldoni. 

A tale proposito, la Commissione d’accesso mandata nel regno del Cinghiale rileva che a settembre 2012 sono state liquidate dall’Asp somme pari ad €. 850.000,00 a titolo di interessi a seguito di atto transattivo tra il direttore generale Scarpelli e le case di cura ricorrenti. Tale atto transattivo è stato fortemente e formalmente contestato dal sub-commissario, generale Pezzi, che ha bloccato il pagamento dell’importo da parte della BDE, a titolo di sorte capitale, stabilito dal lodo arbitrale a favore delle case di cura ricorrenti (Madonnina, Sacro Cuore, Villa del Sole). Quale la necessità e l’urgenza da parte del direttore generale Scarpelli a procedere alla sottoscrizione dell’atto transattivo ed alla immediata liquidazione dell’importo relativo agli interessi, ancora prima di accertare la legittimità dell’atto da parte della BDE? Beh, non c’è neanche bisogno di rispondere.

Più recentemente, invece, il Tribunale di Cosenza ha dato via libera a un bellissimo lodo arbitrale, del quale abbiamo dato notizia qualche tempo fa, da 16 milioni di euro per 11 cliniche cosentine che si riferiva ai periodici e strategici sforamenti.L’avvocato Paolini, grazie alla sua magica convenzione del 25% si è beccato circa 5 milioni di cucuzze, esclusa la sua mediazione per il fondo inglese (la Svizzera era stata troppo sputtanata) e i 70mila euro per il “disturbo”. E non è certo il primo che ha messo a segno Paolini, il quale ormai viaggia al ritmo di almeno un superlodo all’anno.

IL PIGMALIONE DEL CINGHIALE JUNIOR

Angelo Carmona non è l’ex centrocampista dell’Atalanta ma un docente di diritto penale alla Luiss. Il docente che aveva come assistente Andrea Gentile, il figlio del Cinghiale. 
È lui il protagonista degli altri arbitrati milionari registrati durante il periodo di gestione di Gianfranco “Mozzarellone” Scarpelli. 
Lui ed Enzo Paolini. Perché Paolini e Gentile sono in sintonia da una vita sotto questi aspetti.
 Interventi “chirurgici”, precisi, con tante cliniche che ne hanno beneficiato e avvocati e dirigenti che si sono costruiti una posizione economica.

Così aumentano la loro ricchezza questi signori della politica sanitaria. Con i nostri soldi. Quelli della sanità che dovevano servire a curare i nostri anziani, i malati mentali, i portatori di handicap. E qualcuno continua a dire che questi avvocati sono persone serie. Sì, serissimi, ma solo per i loro affari. Altro che bene comune!La procura di Cosenza, allertata da decine di proteste e di esposti, è costretta ad aprire un’inchiesta e coinvolge nel calderone anche Andrea Gentile, poi arriva anche lo scandalo del giornale e il Cinghiale è costretto a dimettersi dalla carica di sottosegretario che aveva appena conquistato dal governo Renzi. Ma l’animale non demorde e giorno dopo giorno crea i presupposti non solo per tornare a sedersi allo stesso posto ma anche per “piazzare” la gioia di papà.

LE INCHIESTE NEUTRALIZZATE, IL RITORNO AL GOVERNO E L’ISTITUTO TUMORI

La prima cosa da fare è apparare le inchieste giudiziarie e quindi quella sulle “parcelle d’oro” e quella relativa al blocco delle rotative. Per quest’ultima, grazie alla reticenza dello stampatore De Rose, Gentile ne esce subito lasciando ogni grattacapo al malcapitato sodale, che è stato rinviato a giudizio e sta subendo il processo, che procede a dire il vero abbastanza stancamente.

Quanto alle “parcelle d’oro”, Gentile riesce subito a fare archiviare la posizione del figlio con lo stesso “sistema”: si accollano tutto Nicola Gaetano e Gianfranco Scarpelli, che proprio recentemente sono stati condannati in primo grado rispettivamente a 1 anno e a a 2 anni.

E così tutto è pronto per il suo ritorno trionfale a sottosegretario e anche per trovare un bel posticino al rampollo. Il tutto a gennaio 2016 a poche settimane dalla sua nuova nomina a sottosegretario. 

Il Cinghiale jr viene nominato nel Consiglio d’amministrazione dell’Istituto Nazionale Tumori su indicazione della ministra della Salute Beatrice Lorenzin.
Adesso bell’i papà viene lanciato nella sanità che conta. Buon sangue (potete fare tutta l’ironia che volete sui vampiri…) non mente.
tumori
Sì, perché l’Istituto Nazionale Tumori non è una struttura platonica ma un vero centro d’affari. Un grande “carrozzone politico-sanitario”.
L’INT infatti, che ha sede centrale a Milano, gestisce tutti gli altri istituti similari e le fondazioni e ha un movimento di denaro di grandissimo rispetto. Con tutti gli annessi e connessi che certamente il Cinghiale avrà ben studiato a tavolino con i suoi compagni di merende, “Cinghialotto” Ponzio in primis.
Per non parlare della nomina dei prossimi primari dei vari centri tumori.Tutta la politica italiana non corrotta e non collusa si scandalizzò per l’incredibile nomina. Movimento Cinquestelle, Sinistra Italiana, finanche la Lega e alcuni pezzi del Pd e una serie di intellettuali, tra i quali anche Gad Lerner e il regista Ozpetek, uscirono pubblicamente per dire la verità su quello scandalo. E lui, il rampollo, investito dalla bufera e dallo scandalo successivi alla sua nomina nel Consiglio d’amministrazione dell’Istituto Nazionale Tumori, all’epoca si arrampicava sugli specchi e diffondeva addirittura una dichiarazione nella quale sosteneva apertamente il falso.

Vi risparmiamo la parte nella quale afferma di avere i requisiti (quali, poi?) per avere accesso nel “carrozzone politico-sanitario” dell’INT e analizziamo insieme invece le balle che spara quanto all’aspetto politico della sua nomina.

“… Colgo con rammarico – afferma il figlio del Cinghiale – il fatto che la mia nomina venga strumentalizzata a fini politici, non riesco a dare altra spiegazione a questo incredibile clamore, essendo passati già diversi mesi dalla mia indicazione ed essendo avvenuta questa molti mesi prima della nomina di mio padre a sottosegretario…”.

E veniamo alla verità.

Il mondo medico, indignato con la ministra della Salute, donna Beatrice Lorenzin, ha fatto avere ad Affaritaliani.it il curriculum del figlio del Cinghiale, sottolineando che la data in cui l’avvocato penalista di Cosenza ha firmato il suo curriculum vitae (26 gennaio 2016) è più o meno la stessa della mega-nomina del padre a sottosegretario del governo Renzi-Alfano.

I giornalisti, infatti, lo hanno appreso il 28 gennaio ma è chiaro che il diretto interessato ne avesse avuto la certezza qualche giorno prima. E il primo pensiero, come testimoniano i fatti, dev’essere stato proprio l’invio del curriculum del figliolo all’INT. Altro che molti mesi prima… Perché è davvero impensabile che Andrea Gentile possa essere stato nominato prima del 26 gennaio e prima che avesse presentato uno straccio di curriculum.

Report, la popolare trasmissione di Rai3, si è ampiamente occupata del caso ad ottobre 2016, riaprendo inevitabilmente la polemica e stimolando nuovi interventi, sia politici che giornalistici (http://www.iacchite.com/politiche-2018-il-cinghiale-jr-da-report-al-parlamento/).

Ecco il testo dell’articolo firmato da Simona Ravizza sul Corriere della Sera che riguardava il figlio del Cinghiale.

Andrea Gentile

“… Il loro compito è prendere le decisioni strategiche per il futuro dell’Istituto dei tumori, gioiello dell’oncologia a livello nazionale. Ma nella scelta dei sette membri del suo cda più del merito sembra aver contato, ancora una volta, il peso politico. Il caso eclatante, su cui ieri è scoppiata la polemica, è la nomina di Andrea Gentile. Avvocato, autore di saggi con titoli del tipo «Il fenomeno migratorio: le recenti sanzioni penali e i mutamenti della realtà metropolitana», il suo atout principale appare quello di essere il figlio di Tonino Gentile, sottosegretario allo Sviluppo economico del governo Renzi nonché senatore di Ncd, lo stesso partito di Beatrice Lorenzin, il ministro che l’ha nominato…”. 

«Il curriculum di Gentile parla da sé – sbottava anche Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd -. Dove sono le competenze richieste per ricoprire questo ruolo? Questa scelta è un grave errore che la Lombardia non si può accollare».

La polemica è addirittura bipartisan: «Per la prima volta in vita mia rischio di trovarmi d’accordo con Alfieri – rilancia Paolo Grimoldi, deputato della Lega Nord -. Condivido le stesse perplessità sulla scelta. Peccato che la nomina sia di esclusiva competenza del governo Renzi».

Basta scorrere l’elenco degli altri consiglieri del cda per capire che praticamente nessuno è lì esclusivamente per le sue competenze: il presidente Enzo Lucchini arriva dal Pirellone dov’era uno degli uomini di Mario Mantovani, Andrea Gambini è in quota Lega, Carolina Pellegrini è un ex assessore regionale in quota Pdl, Alberto Mattioli è l’ex vicepresidente della Provincia di Filippo Penati, Francesca Zanconato è la moglie dell’ex ad dell’Eni Paolo Scaroni“.

Come da consolidata tradizione, il Cinghiale ha atteso pazientemente che passasse la bufera, nel frattempo ormai aveva piazzato il figliolo e – visto che c’eravamo – a luglio dell’estate scorsa ha anche celebrato alla grande il suo matrimonio facendogli una promessa. Se tutte le cose vanno come devono andare, non passerà neanche un anno e sarai deputato. Sputa che ci indovini! Nel breve volgere di qualche mese, il Cinghiale ha pensato la “mossa” geniale: lascio al suo destino la Lorenzin e me ne torno da Berlusconi. Ovviamente non mi candido ma il Cavaliere non potrà dire di no al Cinghiale junior. Detto, fatto. In quello stesso collegio, il Pd presenta Gigino “Tic Tac” Incarnato, vecchio gentiliano dei tempi della Uil e il M5S, guidato da un altro sodale dei Cinghiali come Nicola Morra, presenta il dottore Misiti, che fino all’altro giorno sbertucciava Grillo e Di Maio. Della serie: come ti piloto il Cinghiale jr in Parlamento!