Politiche 2018, voto di scambio: il listino prezzi

La campagna elettorale è partita e con essa tutta la giostra di promesse e di impegni che difficilmente saranno mantenuti. In tanti hanno lanciato l’allarme per il concreto pericolo di voto di scambio, in questa tornata elettorale: i vescovi, le procure, e i tanti politici che di giorno hanno una faccia e la sera un’altra.

Anche questa volta nessuno riuscirà a fermare lo squallido mercimonio del voto che ad ogni tornata elettorale si ripete sempre. Nonostante i finti appelli alla correttezza e al rispetto della libertà di espressione del cittadino. Una chimera da noi. Qui lo sanno anche le pietre: il voto non è mai stato libero. Perché il “bisogno” è tanto, e c’è chi, pur di soddisfare le proprie necessità materiali magari solo per qualche giorno, è disposto a vendere il proprio voto. E questo i politici mascalzoni lo sanno bene. Approfittarsi della miseria altrui per scopi elettorale è la cosa più squallida che un politico possa fare. Ma da noi è prassi.

La macchina organizzativa dei marpioni è in moto, e i tanti galoppini al loro servizio sono già in piena attività. Ed è inutile denunciare, tanto da noi anche se li fotografi mentre cedono denaro in cambio del voto, nessuno interviene. Specie la procura di Cosenza che più che far rispettare la Legge, è impegnata, per mero tornaconto personale, a tutelare proprio quei politici disposti a pagare pur di essere eletti. E’ così che funziona, e tutti lo sanno. Del resto basta guardare le denunce fatte alla procura di Cosenza sul voto di scambio, anche alle ultime amministrative (una depositata dall’avvocato Paolini) tutte sistematicamente insabbiate, per capire che niente e nessuno può fermare questo squallido mercimonio.

Gira da diversi giorni in città il listino prezzi dei voti, che noi riportiamo così come lo abbiamo sentito:

Un voto da noi vale 50 euro, o due buoni spesa da 25 euro. Ma c’è anche chi si offre di pagare le bollette, ma per usufruire di questo “servizio” bisogna assicurare al marpione il voto di tutta la famiglia. Oltre al denaro gira da giorni a Cosenza la “promessa”, in cambio del voto, di un posto di lavoro nella sanità privata, o in nascenti cooperative che non nasceranno mai. C’è anche chi promette una casa popolare a chi non ce l’ha. O la sistemazione del figlio, anche per pochi mesi: i famigerati corsi di formazione. E poi promesse del tipo: di aiuto a farti prendere la pensione, ti aiuto a sbrigare quella pratica, ti aiuto a far diventare il tuo terreno edificabile, ti trovo un posto all’ospedale di Parma per l’operazione di tuo padre, ti faccio cancellare tutte le multe, ti apparo quel processo, ti stabilizzo tuo nipote, ti faccio avere gli arretrati, e se vinco ti mando anche in vacanza una settimana a Guardia. E per finire ci sono gli accordi con le organizzazioni masso/mafiose che vengono trattate “in altre sedi” e con maggiore riguardo.

La lista è lunga, e potrebbe continuare, e tutti sanno che non diciamo niente di nuovo. E’ così che funziona da noi: vince chi più spende. Chi riesce a mobilitare più famiglie possibili comprando la loro miseria. E questo spiegherebbe come mai alla fine vengono eletti sempre gli stessi. Perché i marpioni politici sanno bene che per conservare il loro potere hanno bisogno di mantenere nell’indigenza più gente possibile, che tradotto significa: più morti di fame ci sono, più voti da comprare per i marpioni. Ed è per questo che rubano e sperperano il denaro pubblico, piuttosto che farlo arrivare a chi ne ha veramente bisogno: non gli conviene sistemare veramente le cose, altrimenti dove troverebbero i voti? Senza i morti di fame molti di loro non sarebbero mai eletti.

La miseria è funzionale a questo sistema. Ed proprio sulla miseria della gente che vivono, calpestando la dignità di chi è costretto a rivolgersi a loro, per risolvere un problema, perché non c’è altra alternativa. Sta qui la loro forza. In un “sistema” dove i principi cardini della Costituzione sono sistematicamente calpestati nell’impunità assoluta.

Per dirla come la direbbe Cetto: tu mi voti, ed io ti sistemo, tu non mi voti, ‘nto culo attia e a tutta la tua famiglia.

Quando la realtà supera l’immaginazione, persino quella di Cetto Laqualunque.