Polizia Stradale, tutte le coperture del “ras” Provenzano: massoneria, politica e mafia

Advertising

Pubblichiamo l’ultima parte dell’inchiesta realizzata da un gruppo di poliziotti onesti della polizia stradale, che denuncia il malaffare dilagante nel quale sono costretti ad operare.

Le coperture di cui si avvale lo stratega ovvero il comandante Antonio Provenzano sono diffuse, dai suoi superiori gerarchici nella precisa persona del Dirigente del Compartimento di Catanzaro, che avrebbero l’obbligo morale e giuridico di fermare tale folle corsa (oggi sembrerebbe in direzione contraria) alle cenette scovate con il potere politico de “i Cinghiali” (affinità immediata, per non dire elettiva) per puntare dritto ad agganci ancora più alti … per poi raggiungere l’aggancio presso la Regione Calabria per farsi conferire (prima che optasse per la copertura sindacale) l’incarico da “Palla Palla” di comandante della Polizia Provinciale di Cosenza piuttosto che Comandante dei vigili urbani di Cosenza (tentativo messo da parte appena ci furono i primi problemi col nuovo Dirigente Regionale della Polizia Stradale). Da qui, nel frattempo, la necessità appena attuata di scegliere la copertura sindacale.

Quest’ultima è stata raggiunta grazie ad un discreto consenso, adesioni registrate nel 95% dei casi da personale, suo diretto sottoposto, interno alla Polizia stradale di Via Popilia e uffici dipendenti, proprio perché giocoforza è stato l’assoggettamento gerarchico da timore reverenziale nei confronti del dirigente (in duplice veste) a giocare la sua fortuna verso la conquista dello strapotere.

La copertura più forte, si ritiene, provenga dal potere massonico imperante nella città di Cosenza, dove Provenzano è rappresentato dal fratello, medico, Eugenio PROVENZANO che, detenendo la qualifica di Grande Maestro della loggia massonica G.O.I., è riuscito a garantire una spregiudicata protezione diffusa al proprio fratello Antonio anche a livello centrale (Ministero dell’Interno in Roma) per scongiurare i diversi tentativi di trasferimento per incompatibilità a cui è stato sottoposto.

Ecco, queste sono le reali ragioni per le quali il dirigente Antonio è morbosamente legato al fratello Eugenio e al quale si rivolge quotidianamente per dirimere problematiche che attentano alla sua poltrona.

Insomma la Polizia Stradale è nelle mani della massoneria, che s’intreccia, attraverso degli insospettabili personaggi, all’imperante criminalità organizzata cosentina.

Dario Notargiacomo
Dario Notargiacomo

Il PROVENZANO ha da una parte i cognati o ex, pregiudicati, tra cui uno sicario della ‘ndrangheta cosentina, ovvero Dario Notargiacomo e dall’altra la massoneria …

La coniuge del Dott. PROVENZANO è la Sig.ra CALOIERO Giuliana che ha quattro sorelle. Una di esse è Stefania CALOIERO, ex moglie di NOTARGIACOMO Dario, collaboratore di giustizia, reo confesso del delitto Sergio COSMAI, eseguito il 12 Marzo 1985, la missione di morte più clamorosa delle pagine criminali della città bruzia.

Cosmai era il giovane direttore della casa circondariale di Via Popilia che aveva imposto, al suo interno, delle regole ferree ai boss cosentini allora detenuti e che ne decretarono l’eliminazione fisica. Notargiacomo, nel processo “Missing”, ricostruisce con dovizia di particolari tutte le fasi dell’efferato omicidio del COSMAI.

Vennero condannati in primo grado tutti i quattro esecutori (anche il fratello di Dario, Nicola NOTARGIACOMO), alla pena dell’ergastolo. Poi, per una grave assurdità giuridica il delitto risultò impunito in appello e confermato in Cassazione: si teme ci siano stati degli aggiustamenti condizionati a fior di quattrini (70.000.000 di Lire). Affiliati al clan PERNA-PRANNO, operavano come Killer con Giuseppe VITELLI, pericolosissimo Killer. Entrambi i fratelli NOTARGIACOMO sono oggi sotto programma di protezione e con nuove identità di copertura.

Sergio Cosmai
Sergio Cosmai

Chissà cosa potranno mai pensare la Signora PALAZZO Tiziana, moglie nonché oggi attivista nel presidio dell’associazione “Libera” Sergio Cosmai di Bisceglie (Lecce) e vedova di COSMAI Sergio con i figli, Rossella e Sergio, nel sapere che nella città dove il marito e il loro padre fu trucidato in qualità di direttore della casa circondariale, lo Stato ha collocato – per mera parvenza – un commemorativo monumento in memoria del marito, mentre dall’altra parte tollera, senza alcuna forma di sensibilità, in servizio alla dirigenza della Polizia Stradale di Cosenza, ormai da quasi dieci anni (il tempo di permanenza medio è di soli due anni), in qualità di funzionario di Polizia, il PROVENZANO … che è il cognato del sicario (reo confesso) che uccise il marito/padre allorquando era un inflessibile uomo delle istituzioni che ebbe la colpa di stringere troppo la cinghia agli allora imperanti boss di ‘ndrangheta detenuti al regime del 41 bis ???

Chissà poi cosa penseranno tutti quei dipendenti dell’A.S.P. di Cosenza (medici, funzionari e impiegati amministrativi), persino politici, sindaci, il presidente del consiglio comunale, che furono coinvolti (taluni furono anche arrestati) nell’indagine della Polizia Stradale di Cosenza denominata “Ippocrate” nella quale furono scoperti i “furbetti del cartellino”.

Gli stessi operatori di Polizia stradale di Rende, però, che hanno indagato sulle false attestazioni in servizio conclamate dall’utilizzo distorto dei badge, sono oggi gli stessi che non si presentano e/o attestano la loro falsa presenza in servizio piuttosto che in regime di straordinario … per il solo fatto di avere, dalla loro parte, l’inesistenza del sistema  di rilevamento badge !!!

polizia-stradale

Ancora, chissà cosa potranno mai pensare quei Carabinieri appartenenti alla Stazione di Bianchi (Cs) che ebbero la sfortuna di avere gli stessi “integerrimi” poliziotti di Cosenza nord che piazzarono le microspie, telecamere e sistemi gps capaci di scovare il loro ingresso in caserma, nelle ore notturne, durante il servizio (invece previsto all’esterno) e che furono condannati e costretti a patteggiare la pena, quando i loro controllori fanno peggio … e non si presentano proprio in servizio ???

Il Ministero dell’Interno cosa sta aspettando per intervenire su questa drammatica situazione che ha raggiunto livelli di esasperazione non più tollerabili ?

Sta aspettando forse che ci scappi il morto, come è accaduto in decine di altre circostanze similari ?? (vedasi per esempio l’omicidio-suicidio del 17.12.13 nel carcere de Le Vallette (Torino) dove vi fu un omicidio-suicidio fra le divise per le continue vessazioni che un poliziotto penitenziario riceveva dal suo Comandante).

Considerando che nella Polizia Stradale di Cosenza c’è tutta gente ormai esasperata, tra l’altro ovviamente armata, caro Ministro ALFANO e Capo della Polizia PANSA, dovreste affrettare i tempi e allontanarlo immediatamente (il Provenzano), per ripristinare la legalità e non continuare a mortificare la dignità dell’intero organico della polizia stradale nonché quella di una intera città come Cosenza.

7 – (FINE)