Polizia stradale, tutti gli uomini del “ras”: 1) Genny ‘a carogna

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Dunque, avevamo lasciato il “ras” della Polizia Stradale Antonio Provenzano alle prese con l’eccezionale (quanto casualissimo) ritrovamento di chili e chili di droghe leggere, che gli aveva fatto guadagnare “migliaia” di punti nelle gerarchie dei “potenti” mentre in realtà tutti sapevano di trovarsi davanti ad una classica “Operazione Pinocchio” per buttare fumo (mai metafora sarebbe più azzeccata!) negli occhi dei caggi.

Ed è niente rispetto a quello che accadde qualche tempo dopo su Viale Parco Mancini a Cosenza.

Era sera inoltrata quando il prode PROVENZANO si trovava fuori dal servizio ed era appena uscito dalla pizzeria “Il Calesse” unitamente al fratello Eugenio e rispettive consorti.

Provenzano, che è uno che capisce “a pelle” le situazioni, aveva già programmato un altro “colpaccio”. E così rappresentava falsamente (tanto per cambiare) una presunta aggressione subìta da un automobilista da lui stesso in primis aggredito verbalmente (come raccontarono correttamente gli operatori delle volanti della questura intervenuti sul posto). Provenzano dichiarava addirittura di essere stato aggredito con un grosso coltello da macellaio” (vedasi prima pagina de La Gazzetta del Sud del 13 aprile 2014) quando invece tentava di simulare una falsa colluttazione avvenuta durante l’aggressione.

Grazie anche alla “pompata” rappresentazione dei fatti, il Ministero dell’Interno (figurarsi se quel “campione” dell’allora questore Anzalone non si metteva a disposizione con un puntuale “contributo-segnalazione”) lo proponeva alla relativa superiore commissione meritevole di riconoscimento premiale per meriti straordinari e consequenziale, e tanto agognato, aumento di grado!!!

Il malcapitato automobilista (prima o poi lo intervisteremo: promesso!) fu arrestato perché ebbe la colpa di urtare l’auto del funzionario (senza arrecare alcun danno…) e, aggredito pesantemente dal soggetto, ebbe la colpa di scendere dall’auto impugnando un piccolo coltello da cucina (posata di pochi centimetri) come correttamente formalizzato nei verbali e nelle prove fotografiche della polizia scientifica della questura di Cosenza.

Insomma, Provenzano il “ras” vive la sua quotidianità professionale per soddisfare le sue patologiche voglie ritorsive a solo scopo personale. E gli altri devono farsene una ragione perché lui è… così e non possiamo farci niente.

I FEDELISSIMI DEL “RAS”: 

Fra i suoi fedelissimi possiamo annoverare senz’altro il Sovrintendente NAPOLITANO Gennaro (nell’ambiente interno è “Genny ‘a carogna”), suo segretario particolare, responsabile dello stesso ufficio segreteria, intrallazzato con altri appartenenti al sistema e in contiguità con pluripregiudicati, ha acquisito grazie al suo capo il discutibilissimo grado di Sovrintendente attraverso le ormai note metodologie.

Ha da poco assunto, per la prima volta nella sua carriera professionale (che conta almeno trent’anni di servizio), l’incarico di segretario generale provinciale di una sigla sindacale (Uil Polizia). Sembrerebbe, a primo acchito, un’eccezionale vocazione, quella del NAPOLITANO, scoperta magari un po’ tardivamente. E invece è frutto di una scientifica mossa del suo “padrino” per contrastare le incalzanti contestazioni che in questo momento storico, più che mai, gli pervengono non solo dal superiore Ministero ma anche dall’attuale questore piuttosto che dal generale della Polizia Stradale della Regione Calabria.

Finora il “ras” non aveva avuto necessità di trincerarsi dietro un incarico sindacale, visto che ha trovato sempre terreno fertile nelle sue strampalate e grigiastre condotte. Infatti, come superiore gerarchico nonché organo di controllo, a comandare la regione è rimasto per troppi anni un generale (Vincenzo Gigli) al quale bastava offrire una cena e una bottiglia di vino, e tutto andava bene. Insomma, controllato e controllore, puntualmente a pranzo sulla costa tirrenica, magari a fare un giro in barca nell’alto Tirreno cosentino ospiti di un poliziotto, suo fedelissimo, in possesso di una barca d’atteggio …, che amava farsi accompagnare, per ovvie ragioni di vanto, dai massimi vertici della polizia stradale, provinciale e regionale.

Ritornando al NAPOLITANO, suo figlio è stato inserito, grazie agli intrallazzi del padre, nell’ambiente lavorativo riconducibile ai soccorsi stradali.

L’intermediario per tale “raccomandazione” è stato il titolare di una nota ditta di soccorsi stradali appartenente al cartello della stessa società, pluripregiudicato, che per farsi spazio illegittimamente nell’accaparramento dei soccorsi in provincia ha costretto persino il procuratore GRANIERI a a ribadire per iscritto che i soccorsi stradali vengono effettuati solo da quelle ditte autorizzate, come da apposito decreto, e non anche da coloro che venivano aggiunti, a posteriori, a penna, da colui che doveva ripristinare la tutela dell’interesse economico dell’“amico degli amici” che si era preoccupato di collocare lavorativamente il proprio figlio, nonché l’avvenente figlia di un altro della stessa cricca, STRAFACE Angelo, comandante della Polizia stradale di Rende (del quale scriveremo successivamente).

Insomma, poliziotti “d’eccellenza” che si affidano a uomini d’ambiente (per usare un eufemismo) per collocare lavorativamente i propri figli…    

4 – (continua)