Ponte di Celico, Padre Nostro all’andata ed Ave Maria al ritorno

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E’ uno degli argomenti più “caldi” del momento.

Il Ponte di Celico e la sua stabilità sono diventati una sorta di “tormentone” dell’estate 2016 e stanno avendo l’onda lunga della tragedia di Lecco.

E’ una storia vecchia, fatta di sopralluoghi, collaudi, polemiche e interventi puntualmente annunciati e mai realizzati.

Se ne occupano tutti, giustamente: dai giornalisti ai blogger, dai videomaker ai politici.

Riproponiamo un commento risalente all’estate scorsa. 

Il ponte di Celico, ridente paesino alle porte di Cosenza, famoso per aver dato i natali al grande (ma dimenticato) Gioacchino da Fiore, è così da molti anni, a mio ricordo da più di venti.

Puntualmente d’estate, quando cioè le file d’auto di turisti diretti in Sila si accingono a percorrerlo, spunta la questione della sua pericolosità. È una di quelle cose eterne, senza soluzione, tipiche calabresi.

I governi nazionali, regionali, provinciali passano e lui, il ponte, è sempre lì, incredibilmente avvallato al centro e difficilmente attraversabile senza aver prima fatto almeno il segno della croce.

Potremmo sperare in una grazia del “calavrese abate Giovacchino di spirito profetico dotato”, onorato di una citazione nel XII canto del Paradiso di Dante, ma anche lì siamo messi maluccio, perché pare che lo stesso fosse un tantino eretico. Insomma, continuiamo a tenercelo così com’è, il ponte, sapendo che non frega niente a nessuno… e magari, oltre al segno della croce, recitiamo pure il Padre Nostro all’andata e l’Ave Maria al ritorno.

Spartaco Pupo 

Docente di Storia delle dottrine politiche
Università della Calabria

 

Il Ponte di Celico, tra timori e certezze

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