Presila unita, c’è (anche) chi dice no

Da qualche periodo vogliono farci credere che questa ipotetica fusione dei comuni (Trenta – Casole Bruzio – Pedace – Serra Pedace – Spezzano Piccolo) sarà la panacea di tutti mali.
Dicono che porterà all’arresto del calo demografico (ci riprodurremo come conigli!), alla nascita di nuove imprese, alla ripresa del settore turistico.
Che, addirittura, questa parte della Presila sarà veramente terra di ritorno per i nostri emigranti.
Ma ciò è accaduto nei pochi comuni che si sono fusi fra loro? Oppure le fragilità e le difficoltà sono rimaste fragilità e difficoltà e la periferia è diventata ancor più periferia?
E’ evidente che le difficoltà e le fragilità siano rimaste tali e che la periferia sia diventata ancor più degradata.
Ciò conferma la preoccupazione rivendicata dagli esponenti del “NO” e Villa Brutia/Casali del Manco diventerà solo un insieme di frazioni, facendo perdere i benefici che un capoluogo comunale detiene a 5 paesi.
Non ci sarà fusione, alcuni paesi saranno inglobati da quelli più grandi.
I proponenti del referendum affermano di aver avviato questo iter di fusione dopo attente valutazioni e ragionamenti, ma oggi si ritrovano in mano SOLO DATI IPOTETICI su una realtà distante anni luce dalla nostra!
Alcune domande quindi nascono spontanee.
Se già un’Unione aveva fallito, lasciando anche strascichi debitori, nonostante ognuno avesse mantenuto la proprio indipendenza ed identità, perché si è voluto seguire lo stesso la strada della fusione?
Disegno politico? Distrazione? Caparbietà? Pochezza amministrativa?
Ci prospettano ingenti trasferimenti statali e/o regionali (cosa del tutto da verificare e da provare sapendo le condizioni delle casse dello stato); ma non ci è stato minimamente detto quale sia il costo che la nuova amministrazione dovrà sostenere per integrare le cinque (avete capito bene 5) macchine comunali.
C’è una confusione totale sul tema gestione dei servizi: “toccherà alla prima amministrazione” ci dicono…
Riteniamo invece realisticamente che ci sarà anche un ridimensionamento dei servizi gestiti non direttamente dal comune come plessi scolastici (in un comune 5 scuole elementari?), centri poliambulatori, centri sportivi, poste ecc..
Concordiamo con chi sostiene che oggi ad esempio, Spezzano Piccolo non può sedere ai tavoli di discussione sull’unione dei comuni con gli altri sindaci e portare costruttivamente e positivamente le loro idee per far valere anche gli interessi dei suoi concittadini, come democrazia vuole, a causa di un vuoto politico amministrativo.
Queste considerazioni rafforzano e supportano le nostre motivazioni che ci spingono a dire ai nostri concittadini, anzi di tutti e cinque i paesi coinvolti, di andare a votare NO alla fusione. Indire una fusione irreversibile senza un reale piano strategico e non supportato da idee e progetti concreti, è veramente azzardato.
E poi “un politico” che rispetta la democrazia indirebbe in fretta e furia un iter di fusione irreversibile (senza alcun progetto) due mesi prima delle elezioni amministrative previste per Spezzano Piccolo e Trenta? Con quale finalità? Perchè cambiare la legge elettorale (eliminazione quorum..) tre mesi prima del referendum?
Lasceremmo ai nostri figli una fusione irreversibile in cui non c’è un minimo progetto per il territorio!!
A tutto questo diciamo No grazie!

Coordinamento No Comune Unico

Domenica 5 febbraio alle 18 nella sala consiliare del comune di Spezzano Piccolo è in programma un incontro pubblico.