Pressioni sulla commissione antimafia anche per Cosenza?

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L’inchiesta di Reggio, denominata Reghion,  condotta dal dottor Federico Cafiero De Raho, uomo di Legge, sta svelando, semmai ce ne fosse bisogno, come funziona il sistema di corruzione nella pubblica amministrazione.

L’operazione ha messo a nudo tutta la filiera del malaffare: massoneria, dirigenti comunali, politici, imprenditori nonché l’immancabile stampa asservita a questo o quel potere di turno.

Ha identificato tutti gli agganci, i fiancheggiatori, i lazzaroni e gli intrallazzatori professionisti a cui si appoggiavano i malandrini della cupola del malaffare.  Né più né meno di quello che sistematicamente e nella totale impunità avviene a Cosenza da più di 20 anni a questa parte.

La stessa identica cosa: dirigenti comunali asserviti a potentati economici e a politici mafiosi che gestiscono secondo gli interessi del momento affidamenti diretti e gli appalti.

Ma in questa storia c’è qualcosa in più rispetto al solito, che mi preme mettere in evidenza, cioè i tentativi della cupola di arginare indagini e condizionare l’operato della commissione antimafia. Non che sia una cosa nuova, ma per la prima volta viene alla luce che c’è, come diciamo sempre noi, chi si adopera per far sparire le inchieste ed inficiarne l’efficacia.

Angela Napoli
Angela Napoli

Ma Reggio Calabria non è Cosenza e il dottor De Raho non è Granieri. Quello che viene fuori, da questa inchiesta, e che ci restituisce, per chi vuole vedere, la fotocopia della medesima situazione a Cosenza, è uno spaccato inquietante in cui anche una persona schietta ed attiva, sul fronte della lotta antimafia, come la signora Angela Napoli, si mette “ a disposizione” della cupola, per coprire il dirigente comunale Cammera che rischiava in seguito a ciò che la commissione antimafia scriveva su di lui, di essere rimosso dall’incarico.

Invece, dopo l’interessamento della Napoli, che si è incontrata segretamente con la giornalista del Garantista, tutto rimane come prima e soprattutto Cammera resta al suo posto, continuando tranquillamente ad intrallazzare. La caduta di un altro mito della lotta alla ‘ndrangheta.

Marcello Cammera
Marcello Cammera

Io non ho mai condiviso la posizione politica della signora Angela Napoli, ma ho sempre sostenuto che fosse una persona seria e al di sopra di ogni sospetto. Ma devo prendere atto che ho preso una “buca”. Del resto chi se lo aspettava che la Napoli si sarebbe prestata a questo?

Alla luce di questo viene da chiedersi: anche a Cosenza è successa la stessa cosa?

Perché, giova ricordare che la commissione antimafia il 26 e 27 ottobre del 2015 stazionò in città, ascoltando tutti i vertici delle istituzioni locali. Si parlò delle infiltrazioni mafiose in Comune e quali contromisure sarebbero stato adottate per arginare questo odioso fenomeno.

La Bindi, alla fine del giro di ascolto disse: “Cosenza non è una zona franca. Le infiltrazioni mafiose ci sono anche in questa città, all’apparenza calma e tranquilla. Ed è proprio in questi contesti di calma apparente che meglio si camuffa il malaffare”.

Ora, a leggere quello che sta succedendo a Reggio, e  sommandolo a quello che da sempre scriviamo noi, vuoi vedere che anche da noi qualcuno si è adoperato per far pressione, non solo sui PM della DDA di Catanzaro come vi stiamo raccontando in questi giorni, ma anche sulla commissione antimafia?

Come potete vedere i tentativi di insabbiamento delle inchieste non sono notizie inventate da noi, e prova ne è il fatto che quando esiste una magistratura come quella reggina che indaga e porta alla luce fatti ed episodi che vanno in questo senso,  la verità viene a galla.

Se da noi nessuno indaga, e quei pochi che lo fanno sono sottoposti a pressioni e ricatti che non ti dico, è normale che non succede niente e niente viene a galla, ed è per questo che i nostri detrattori si sentono forti, perché così possono dire che le notizie ce le inventiamo.

A tal proposito voglio mettere una pulce nell’orecchio di qualcuno, principalmente a Madame Fifì, al senatore ora IDV Francesco Molinari e a quell’incapace di Magorno.

EnzaBrunoBossio8Cari Madame Fifì e Molinari (Magorno no, tanto è perfettamente inutile), voi che siete dentro la commissione antimafia, dovete notiziare la cittadinanza, visto che la dottoressa Manzini non ha ancora finito di pettinare Barbie e quindi difficilmente sapremo la verità sul malaffare a Cosenza, se anche voi avete ricevuto pressioni.

Insomma, dobbiamo capire se qualcuno di loro o altri membri della commissione hanno fatto girare gli atti della stessa, e se qualche vecchio marpione ha chiamato la Rosy per salvare qualcuno.

Per una volta, cara Madame Fifì, fai vedere che stai sinceramente dalla parte dei cittadini e della legalità, pensiero che vale anche per il senatore Molinari, “investigando” (utilizzando le prerogative che vi derivano dalla vostra carica) su questo, e relazionando pubblicamente sull’avvenuto “controllo”. Un atto dovuto alla comunità alla quale anche voi appartenete e che spera in uno scatto di orgoglio della politica e delle istituzioni dello stato, troppo spesso silenti e in molti casi connivente, per riscattare questa martoriata terra dal malaffare. Anticipatamente vi ringrazio.

GdD