“Eolo”: Nicola Adamo, la maxitangente e la prescrizione

tratto da Tam Tam e segnali di fumo
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Che fine hanno fatto tutte le inchieste sull’eolico in Calabria? Se lo chiedeva qualche tempo fa “Report”, la trasmissione di inchiesta di Raitre di Milena Gabanelli e, in particolare, il giornalista Alberto Nerazzini, inviato sul “campo”.

“Quando ci sono in tutte le indagini coinvolti anche ambienti dell’imprenditoria e della politica  calabrese, tutto deve tacere”.

Così parlava Angela Napoli, che quando era deputata di Alleanza Nazionale prima e di Fli dopo, ha fatto di tutto per sensibilizzare la magistratura ad andare fino in fondo.

Insomma, rischi concreti di insabbiamento e di prescrizione.

Dopo l’avvenuta prescrizione dell’inchiesta sulla realizzazione del Parco eolico a Spezzano della Sila, Nicola Adamo e i suoi prodi hanno ottenuto lo stesso risultato per il primo filone investigativo, quello più importante, quello crotonese, con la  più grave contestazione formulata dagli inquirenti: associazione a delinquere, che ha coinvolto tre società e otto persone, tra cui l’ex vice presidente della Giunta calabrese, Nicola Adamo, e l’ex dirigente esterno del settore commercio artigianato ed energia del dipartimento Economia della Regione, Carmelo Misiti.

Quest’ultima tranche di indagine ruota attorno ad una maxi tangente che sarebbe stata promessa ed in parte sborsata per la realizzazione del parco eolico “Pitagora” di Isola Capo Rizzuto e per l’adozione da parte della Regione Calabria delle “Linee guida sull’eolico”. L’udienza è stata calendarizzata per ieri.

Nella penultima udienza tenutasi a Catanzaro il pm alla richiesta dei legali della difesa, che invocavano l’assoluzione per prescrizione del reato, ha ritenuto utile citare una sentenza della Corte Europea.

Nel documento su cui i giudici si sono riservati di esprimersi viene espressamente richiesto agli Stati membri, ed in particolare all’Italia, l’aumento dei termini di prescrizione per quanto riguarda i reati di corruzione finalizzata alla truffa ai danni dello Stato.

Il 15 aprile 2016 poi è stato dissequestrato il parco eolico “Pitagora” di Isola Capo Rizzuto.

L’impianto era stato sequestrato su disposizione del gip di Catanzaro nel febbraio 2013. Il collegio, presieduto dal giudice Tiziana Macrì, ha disposto il dissequestro accogliendo le istanze del collegio difensivo.

Accolta anche la richiesta di stabilire l’intervenuta prescrizione per la gran parte dei reati contestati.

Il processo è poi continuato per i soli capi di imputazione di associazione per delinquere (contestato all’ex vicepresidente della giunta regionale Nicola Adamo, al dirigente Carmelo Misiti e all’imprenditore Mario Lo Po) e di falso ma il risultato era scontato: prescrizione e tanti saluti.

Le indagini hanno avuto inizio nel 2006 quando vennero disposte delle intercettazioni telefoniche nei confronti dell’imprenditore Mauro Nucaro, amministratore della società Cesp Calabria che opera nel settore dell’energia eolica.

In particolare le indagini si concentrarono sul pagamento di una tangente milionaria per la realizzazione del parco eolico “Pitagora” di Isola Capo Rizzuto e per l’adozione da parte della Regione Calabria delle “Linee guida sull’eolico”.

La prescrizione è arrivata puntuale e allora, per farvi capire di cosa stiamo parlando, rinfreschiamo ancora la memoria ai nostri lettori.

LE CARTE DEL PROCESSO

Le ipotesi di reato erano molto gravi: associazione per delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, falso ideologico, violenza privata e violazioni sulle norme dell’edilizia.

L’imputato eccellente era Nicola Adamo, che avrebbe commesso i reati nella sua qualità di vicepresidente della Regione Calabria. Insieme a lui, il suo uomo di fiducia Giancarlo D’Agni, che è scomparso lo scorso anno. Era amministratore della Piloma srl, della Saigese spa e della Lo. Da.

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Ci sono poi il dirigente di settore della Regione Calabria Carmelo Misiti; il direttore generale dell’assessorato all’Ambiente Domenico Lemma; l’imprenditore Mario Lo Po, socio delle società Piloma, Saigese e Lo. Da.; l’imprenditore Mauro Nucaro; Roberto Baldetti, amministratore della società Tisol; il quadro direttivo della Erg Cesa Eolica, Giampiero Rossetti; il direttore generale della Erg Stefano Granella.

Nell’avviso ci sono anche i i nomi di altre tre società, la Sogefil riscossione spa (già Saigese fino al 1° marzo 2007), la Elleti services srl, entrambe con sede a Rende in piazza Martin Luther King e la Lo. Da. services srl.

Il procedimento, per un certo periodo, ha trovato ampio spazio sui giornali, poi progressivamente se ne sono perse le tracce, come spesso succede quando le procure sono particolarmente sensibili al fascino del potere e quando, in fondo al tunnel, si intravede la “luce” della prescrizione.

Dopo il rinvio a giudizio degli imputati, la prima udienza era stata fissata per il 7 marzo 2014 ma era slittata immediatamente al 23 maggio per difetti di notifiche. Da allora, complice l’arrivo dell’estate, è caduto nell’oblio. Si è risaputo qualcosa all’inizio dell’anno 2016: un’udienza il 29 gennaio, subito slittata a febbraio e poi di nuovo il silenzio tombale.

L’inchiesta “Eolo” è stata avviata nel lontano 2006 ed è passata per tre diversi uffici di procura. Le indagini sono iniziate a Paola, da dove il relativo fascicolo di oltre cento faldoni è stato poi trasmesso a Cosenza per competenza territoriale. Neanche quella però è stata la sede finale del processo, trasferito a Catanzaro poiché i presunti reati sarebbero stati commessi proprio nel capoluogo.

Qui, divisa tra le varie forze di polizia, la mole di materiale investigativo è finita all’attenzione del sostituto procuratore Carlo Villani, titolare del fascicolo – consegnato al procuratore Vincenzo Antonio Lombardo e all’aggiunto Giuseppe Borrelli – che alla fine ha emesso un provvedimento di conclusione indagini per due filoni di inchiesta.

Carlo Villani
Carlo Villani

LA MAXITANGENTE

Un’indagine complessa che si è avvalsa anche delle dichiarazioni dell’ex presidente del Cosenza Calcio, Mauro Nucaro. Tutto ruota intorno ad una maxitangente da 2 milioni 400 mila euro: tanto la Erg sarebbe stata disposta a versare per ottenere l’autorizzazione a realizzare l’impianto eolico “Pitagora” a Isola Capo Rizzuto e un testo favorevole nelle cosiddette linee guida sull’eolico.

Baldetti, quale amministratore della “Tisol srl”, società che aveva stipulato con la “Erg Cesa Eolica” un contratto per lo sviluppo dei parchi eolici in Calabria, nel corso di una conversazione telefonica nella primavera del 2005, “aderendo a un’espressa richiesta formulata da D’Agni in nome e per conto di Nicola Adamo – si legge negli atti – aveva promesso la corresponsione del 2% del valore complessivo dell’impianto Pitagora in cambio dell’autorizzazione unica”.

L’accordo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della digos di Cosenza (che hanno svolto un lavoro capillare di intercettazioni ambientali), sarebbe poi stato suggellato il 3 agosto 2005 durante un incontro avvenuto negli uffici della Regione tra Adamo, D’Agni, Nucaro, Baldetti, Granella e Rossetti. In quell’occasione lo stesso vicepresidente della giunta regionale avrebbe rassicurato: “Se voi della Erg volete venire a fare degli investimenti in Calabria state tranquilli che avrete un’autostrada senza caselli”. Il patto poi si sarebbe concretizzato nella conferenza dei servizi del 16 novembre 2005 ma soprattutto nella stesura delle linee guida.

In questo caso Adamo e Misiti avrebbero sostituito “l’originaria proposta delle linee guida elaborata dal Dipartimento Ambiente della Regione con un’altra recante tutte le modifiche indicate da Baldetti”. Ottenute le modifiche richieste, la Tisol versa alla società Piloma (di cui nel frattempo era diventato socio D’Agni ed era stato modificato l’oggetto sociale inserendo attività legate all’energia eolica) 912mila euro dal 31 ottobre 2005 al 2 aprile 2008.

Nell’avviso di conclusione delle indagini sono riportati date e importi di 11 bonifici. Il pagamento di parte della tangente promessa veniva giustificato come “pagamento di attività di consulenza prestata per il sito eolico di Isola Capo Rizzuto”, attività che, secondo la procura, in realtà non sarebbe mai stata svolta dalla Piloma,

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LE SCATOLE CINESI

Il 18 ottobre 2005 Baldetti stipulava con Lo Po e Nucaro un contratto nel quale si quantificava il “compenso dell’attività svolta per la conferenza dei servizi tenutasi il 16 settembre 2005”.

La somma di 792mila euro incassata dalla Piloma veniva poi così suddivisa per le cifre più consistenti: 400mila euro per disporre un bonifico in favore della Saigese come versamento soci per copertura perdita; 113mila come restituzione soci a favore di D’Agni; 223mila per fatture e stipendi. Nella Saigese, poi, secondo l’accusa, su segnalazione di Adamo, vennero assunte dieci persone. In altri termini, il signor D’Agni (scomparso nelle settimane scorse), che di mestiere faceva l’elettricista e che non sembra certo in grado di “muovere” capitali, incassa improvvisamente tutti questi soldi, con i quali acquisisce l’80% della Saigese.

Secondo l’accusa, D’Agni incassa i soldi della maxitangente e li rimette in circolo con questa ardita operazione di alta finanza o, se preferite, di finanza creativa. E’ del tutto evidente che, così come in altre vicende che vedono protagonisti i politici calabresi, si agisce con lo stratagemma delle società come “scatole cinesi”. In questo caso, ce ne sono due che si passerebbero i soldi ma, se si fanno delle visure camerali, è facilmente dimostrabile che nello stesso stabile di via Bendicenti a Cosenza hanno sede una miriade di società che fanno capo alla “testa di legno” (come lo definisce la digos di Cosenza) Giancarlo D’Agni.

Terminata l’operazione, Lo Po, da lavoratore dipendente della Saigese collocato in mobilità, è diventato proprietario della società. D’Agni, invece, dopo aver percepito per due anni con la sua carica di presidente del Cda circa 180mila euro all’anno, cede le proprie quote della Piloma e della Saigese.

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LA STRUTTURA

L’accusa più pesante, quella di associazione a delinquere, è contestata ad Adamo, D’Agni, Misiti e Lo Po. Proprio l’ex vicepresidente della giunta regionale sarebbe, secondo la procura, “il leader della struttura criminale”.

“Strumentalizzando il suo ruolo – scrive il pm Villani – si adopera per intervenire, direttamente, attraverso i suoi sodali che fa nominare in ruoli chiave dell’amministrazione regionale, ovvero indirettamente, attraverso la sua influenza politica, e per condizionare l’esito dei procedimenti diretti all’emanazione di provvedimenti amministrativi nonché di regolamenti favorevoli nei riguardi dei privati corruttori”. D’Agni, invece, è individuato dalla procura come colui che tiene i contatti con i privati “ai quali chiede in nome e per conto dell’Adamo la corresponsione di somme di denaro al fine di agevolare l’iter dei procedimenti”.

Sarebbe lui, inoltre, “il destinatario finale delle dazioni illecite di somme di denaro erogate dai privati che prendono la finta veste di pagamento di consulenze a società nelle quali lo stesso D’Agni diviene, ad hoc e per volere dell’Adamo, socio”.

Misiti, nel suo ruolo di dirigente esterno del Dipartimento regionale Economia, è definito come “il braccio esecutivo di Adamo”. Proprio grazie al suo ruolo, ottenuto “su indicazione dello stesso Adamo” sarebbe stato lui ad agevolare l’iter autorizzativo per gli impianti.

Lo Po, infine, sarebbe stato il destinatario finale delle somme di denaro “erogate dai privati a titolo di tangente sotto la finta veste di pagamento di consulenze e che vengono utilizzate per l’assunzione di persone indicate dall’Adamo e dagli altri sodali”.

Capito il quadro generale? Ma in Calabria anche con un processo così, chi deve scamparla la scampa lo stesso. Garantisce la massoneria (deviata).