Processo Mirror: parla il pentito Galdi

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Truffe organizzate per risolvere problemi economici. E’ il sistema spiegato dal collaboratore di giustizia Francesco Galdi, sentito oggi nell’ambito del processo ‘Mirror’. Il pentito e’ stato ascoltato dai giudici del Tribunale di Cosenza collegato in videoconferenza nel procedimento scaturito da un’operazione del 1998 nei confronti di presunti esponenti dei clan del Cosentino, accusati a vario titolo di estorsioni e truffa.

Nel processo sono imputati oltre a Galdi, anche Salvatore Lepore, Pietro Pagliaro, Roberto Violetta Calabrese, Olena Hrynchuk, Francesco De Napoli, Lidia Parise, Maria Guadagnolo, Luca Vescio, Francesco Casella, Carmelo Salvatore Testa, Stefano Florio, Claudio Maurizio Rubino.

Galdi, interrogato dal pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, ha precisato di essere collaboratore di giustizia dal 2011 e di appartenere alla cosca Rua’-Lanzino, nello specifico al gruppo di Paterno Calabro che faceva capo ai Chirillo. Il pubblico ministero ha fatto domande dettagliate su ogni capo di imputazione chiedendo a Galdi fatti di cui sarebbe diretto responsabile. Il pentito, infatti, ha ricostruito alcune truffe che sarebbero state organizzate anche da lui ma – come ha piu’ volte sottolineato – non per conto della ‘ndrangheta. Tra queste ha fatto riferimento, ad esempio, alla truffa ordita assieme a Roberto Calabrese Violetta – altro collaboratore di giustizia e imputato in questo procedimento – per costituire “un’azienda fittizia con redditi inesistenti”. Poi – e’ proseguito il suo racconto – nel 2004 dopo che i Chirillo non c’erano piu’, inizio’ ad avere problemi con gli altri rappresentanti della cosca di Cosenza, in particolare con Gianluca Marsico e Gianfranco Bruni detto ”u Tupinaro’.

“Ebbi problemi economici – ha riferito ai giudici – cosi’ mi trasferii a Ravenna cambiando nome in Aldi Francesco e mi intestai delle auto. Feci sparire poi quelle automobili. Ho fatto delle truffe per cercare di risolvere i miei problemi economici. E non per la cosca”. Rispondendo alle domande degli avvocati Fabio Bonofiglio e Maria Karen Garrini, Galdi ha ribadito che avrebbe organizzato le truffe anche per dare una mano agli altri imputati che avevano problemi economici, ma che non facevano parte della ‘ndrangheta.

“In particolare – ha detto – la signora Hrynchuk, mia ex moglie, e Rubino, a differenza di tutti gli altri, che almeno orbitavano attorno al clan, loro due sono totalmente estranei. La mia ex moglie si e’ trovata coinvolta perche’ io ho usato a sua insaputa delle sue carte di credito. E per questa vicenda sono stato gia’ condannato, come per altre assolto”.

Il processo e’ stato aggiornato al prossimo 16 febbraio per sentire l’altro collaboratore Roberto Violetta Calabrese.

(Il Velino/AGV News)