Provincia, strapotere di Occhiuto e burocrazia asservita (di Francesca Lagatta)

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Succede questo: quando, nel febbraio scorso, il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto è ancora Presidente della Provincia, il consiglio comunale viene sciolto e così decadono tutti gli tutti gli incarichi legati ad esso.

Vanno a casa Occhiuto e il consigliere comunale di Cosenza, Lino Di Nardo, nel frattempo nominato vicepresidente del Consiglio provinciale, che si dimette per “senso di responsabilità”. Ma per evitare che la Provincia capiti nelle mani sbagliate, Occhiuto nomina vicepresidente Franco Bruno, primo eletto della lista “Calabria futura”, proprio davanti a Di Nardo, che aveva staccato quasi con il doppio delle preferenze. 3268 contro un risicato 1711.

Lino Di Nardo, uno degli uomini di Occhiuto
Lino Di Nardo, uno degli uomini di Occhiuto

Così, Graziano Di Natale, militante PD e consigliere di minoranza al comune di Paola, nonché consigliere provinciale, presenta il ricorso al Tar, perché, nell’ottobre del 2014, era stato lui a fare incetta di voti, risultando non solo il primo eletto del suo partito, ma il più eletto tra i candidati alla carica di consigliere con 3836 preferenze. E lo statuto dice che è il consigliere anziano, e cioè il più votato, a dover guidare l’ente provinciale fino a nuove elezioni in caso siano decadute le prime due cariche.

Il 17 maggio Tar accoglie il ricorso e dà ragione a Di Natale, il giovane avvocato paolano deve insediarsi alla Provincia svolgendo le mansioni vicarie di Presidente fino a ottobre prossimo, la data più accreditata per la nuova tornata elettorale. Sembra fatta, Di Natale e il suo gruppo politico festeggiano. Ma, come nel caso dell’ospedale di Praia a Mare, ci si accorge che, ultimamente, i provvedimenti amministrativi sono carta straccia e vengono continuamente calpestati dall’arroganza e dallo strapotere politico.

Graziano Di Natale
Graziano Di Natale

Quando Di Natale si rivolge al segretario generale per l’attuazione della sentenza, si accorge che l’esito del ricorso al Tar non è stato affatto gradito nel palazzo della Provincia. In altre parole, si imbatte immediatamente con quella che la cronaca degli ultimi tempi ha descritto come una sorta di cupola di potere facente capo a Mario Occhiuto, un organigramma burocratico composto per lo più da contrattualizzati esterni, che starebbe cercando ostinatamente di “preservare l’area” da fazioni politiche avverse alle correnti forziste.

A sentir parlare Di Natale, in cinque giorni accade di tutto, rasentando il ridicolo. Dagli uffici prima mettono in discussione la convalida delle dimissioni di Di Nardo, poi ci si aggrappa niente meno che all’analisi etimologica. Secondo i burocrati della Provincia di Cosenza, l’oggetto in calce alla lettera “Dimissioni da incarico di vicepresidente”, come risulta scritto, non avrebbe lo stesso significato da “Mi dimetto dalla carica di vecepresidente”, paventando, quindi, che l’incarico possa ancora appartenere al dimissionario.

Ma non è tutto. Il neo presidente facente funzioni, sarebbe stato anche vittima di soprusi e aggressioni verbali. Tra un messo che, incaricato di accendere i microfoni per l’assemblea, scompare nel nulla, e uno assente perché residente a Reggio Calabria, c’è anche chi, con metodi non proprio ortodossi, cerca di mandare fuori dall’aula il presidente vicario invocando addirittura l’intervento delle forze dell’ordine.

A Graziano Di Natale, stremato ed incredulo, non è rimasto che interrogare nuovamente i giudici.

Francesca Lagatta