Pubblicità “mafiosa”: ecco come Iacovo e Pubbliemme facevano “girare” i soldi anche a Cosenza

La procura della Repubblica di Paola e quindi il procuratore Pierpaolo Bruni ha accelerato le indagini sul giro di soldi di Agostino Iacovo e ieri mattina ha proceduto ad arrestarlo di nuovo, sulla base di una serie di novità investigative che lasciano ben pochi subbi sul fatto che evadesse il fisco e autoriciclasse denaro. Ora si tratta di capire se agiva autonomamente o lo faceva per qualcuno.

Agostino Iacovo è cetrarese ed è stato coinvolto nell’operazione Plinius contro il clan di Franco Muto, portata a termine dai carabinieri del Comando provinciale, della Compagnia di Scalea e del Ros lo scorso 12 luglio 2013. Dopo un periodo di detenzione e dopo la successiva permanenza agli arresti domiciliari, Iacovo era tornato in libertà. L’annullamento del capo di imputazione 10, la caduta del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, rendeva non ipotizzabile il reato contestato e quindi le relative decisioni restrittive. Il nome di Agostino Iacovo compariva varie volte nel fascicolo dell’inchiesta Plinius ed è sempre riferito alla gestione degli spazi pubblicitari nel territorio del Tirreno. Ma evidentemente le attività investigative, a partire dall’arrivo di Bruni a Paola, hanno dato altri indizi e non serve essere profeti per ipotizzare che dietro i movimenti di Agostino Iacovo ci possa essere anche il clan Muto.

Da qualche tempo, Agostino Iacovo lavorava a stretto contatto con il colosso della pubblicità calabrese ovvero La C-Pubbliemme.

È La C-Pubbliemme il sistema perfetto che usano Mario Oliverio e Madame Fifi per pagare la stampa amica e sparare le bordate contro i politici “nemici”. pubblicità La C, per chi non lo sapesse, è la televisione di famiglia di Nicola Adamo e della sua consorte-megera, Madame Fifì.

La Regione, spesso attraverso Fincalabra ma non solo, riempie di soldi la struttura, di proprietà di Domenico Antonio Madulil’imprenditore vibonese deus ex machina anche della Pubbliemme, divenuto in pochi anni improvvisamente ricco e gradito ai politici più impresentabili del PD.

Chi ha il coraggio di denunciare queste vicende, come il sottoscritto, viene attaccato in prima persona grazie ai galoppini della megera, ma è del tutto evidente che gli attacchi di questa congrega di imbroglioni altro non sono che medaglie da mettersi al petto.

Io non ho mai avuto centinaia di migliaia di euro da Fincalabra per diffondere (aprite le orecchie) in Calabria le immagini di un viaggio in Cina. Clientele e sprido (diciamo qui a Cosenza) a na lira.

LE AZIENDE “SCATOLE CINESI” E I LEGAMI CON IL CLAN MUTO

Pubbliemme poi è piena di aziende (tipo Affitalia) collegate, alle quali vende e dalle quali compra gli spazi in un circolo vizioso che riguarda in via quasi esclusiva l’azienda.

Per esempio, a Cosenza Pubbliemme è famosa per aver “bruciato” 1 milione e mezzo di euro al Comune per mancato pagamento dei canoni per i tabelloni 6×3 in sei anni di appalto. Finanche quel truffatore di Occhiuto si è reso conto del danno che ha combinato Maduli-Merduli e gli ha chiuso i ponti con lodevole efficacia.

Pubbliemme tuttavia non si è scomposta minimamente e visto il giro di aziende che ha, sapete cos’ha fatto? Ha fatto comprare i tabelloni ad una ditta di Scalea sua complice, tale Publidei, recentemente finita nel mirino della giustizia. 

Sì, perché il deus ex machina di questa Publidei di Scalea (e non solo) è proprio Agostino Iacovo, oggi di nuovo agli arresti dopo essere stato messo in manette già il 4 marzo dell’annoscorso. Iacovo è cetrarese, aveva messo in piedi un giochino di 14 società “scatole cinesi” e tutti sanno (come abbiamo dimostrato) che è legato mani e piedi al clan Muto. Così come tutti sanno che il clan Muto ha ottimi rapporti (per usare un eufemismo!) con il locale di ‘ndrangheta del Pd gestito da don Magorno e Madame Fifì.

Ritornando al ruolo di Publidei, il suo intervento, almeno a Cosenza, ha risolto il problema della pubblicità e dei manifesti elettorali. Poiché Pubbliemme non poteva esporsi con il Comune di Cosenza causa debiti, l’ha fatto direttamente il buon Agostino Iacovo garantendo regolarmente la sua propaganda perdente prima a Lucio Presta e poi a Carletto Guccione. In parole povere, si vende a Pubbliemme e guadagna da Pubbliemme: sono pochissimi i clienti reali. Tutto falso, tutto virtuale.

Queste pratiche si chiamerebbero truffa se non ci fossero a Cosenza magistrati incolti, ignavi, figli di altri magistrati e vincitori di concorsi grazie all’interventismo di Maria Immacolata, che passano il loro inutile e noioso tempo a discettare di furti di pollame, a presentare libri, a sentirsi Dei onnipotenti e venerati da un numero ridotto di lacchè e di donnine. Speriamo che l’intervento di Pierpaolo Bruni porti al risultato sperato ovvero allo sputtanamento del “sistema” di Iacovo, Maduli, Pd e Pubbliemme. Non resta che aspettare.

g. c.