Pubblicità “mafiosa”: Iacovo (ai domiciliari) coinvolto anche nel gran casino di Acquappesa e Guardia

Agostino Iacovo è stato scarcerato dal Tribunale del Riesame e posto agli arresti domiciliari. E’ indagato insieme alla sorella e al socio storico per un giro di società controllato tramite prestanome. Un’operazione “sorella” della recente svolta sugli impianti pubblicitari ad Acquappesa e Guardia Piemontese.

Iacovo era stato arrestato il 4 marzo scorso su ordine del Gip del Tribunale di Paola in accoglimento di una richiesta del sostituto procuratore Anna Chiara Fasano. L’accusa principale è quella di aver sottratto alle misure di prevenzione patrimoniale risorse economiche “gestendo nei fatti plurimi esercizi commerciali fittiziamente intestati a terzi prestanome.

Agostino Iaoovo

Una rete di attività, come spiega l’inchiesta, “facente capo di fatto ad Agostino Iacovo. Il soggetto – sostengono gli inquirenti – in posizione centrale mostra di muoverne le fila. Assume in prima persona decisioni fondamentali. Ha comportamenti inerenti la gestione di soggetti ed attività economiche fondamentalmente intestati a persone prive di consistenze reddituali e patrimoniali. Gestori apparenti che nell’interagire con lui mostrano di riconoscergli pienamente detto ruolo. Effettua inoltre operazioni interscambiando risorse e attività dell’uno e dell’altro esercizio con modalità assimilabili a quelle di una holding di fatto allo stesso facenti capo. Trasforma quindi le società e ne fa sorgere nuove formalmente intestate a soggetti complici.

Dodici le società coinvolte. Alcune delle quali, come la Publidei e la Media Plan, le ritroviamo nella recente operazione dei carabinieri della Compagnia di Paola che ha portato al sequestro di diciassette cartelloni pubblicitari nei comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese. Inchiesta nella quale è stato nuovamente coinvolto proprio Agostino Iacovo insieme alla sorella Gigliola, al fratello Dino e al socio storico Enzo Buono. Due indagini parallele quelle svolte dalla Finanza, dal comandante Paolo Marzano e dai carabinieri guidati da Antonio Villano. Entrambe portano la firma del sostituto procuratore Anna Chiara Fasano.

Iacovo agiva in tandem con il colosso della pubblicità calabrese Pubbliemme e le sue società scatole cinesi intervenivano in quei Comuni, tipo Cosenza, dove il patron Maduli, causa morosità, non poteva chiedere spazi. Ci sono regolari fatture che coinvolgono Publidei e che sono state pagate a Iacovo dall’organizzazione di Lucio Presta, nel periodo in cui aveva ufficializzato la sua candidatura a sindaco di Cosenza. E non è un mistero che la pianificazione pubblicitaria di quella campagna elettorale del PD era stata affidata a Maduli e alla Pubbliemme.

Come se non bastasse, il Comune di Cosenza e i vigili urbani hanno da tempo emanato un’ordinanza di demolizione del grande impianto pubblicitario di via Pasquale Rossi (sempre causa morosità nel pagamento dei canoni) mentre anche nella vicina Castrolibero Pubbliemme sguazza a suo piacimento senza pagare con 20 tabelloni 6×3 potendo contare sulla “benedizione” del padrone della cittadina, Orlandino Greco, con il quale, a quanto pare, hanno fatto scambio merci con la pubblicità per il suo movimento. Proprio per questo il sindaco di Castrolibero, parente di Orlandino Greco, e il comandante dei vigili urbani fanno finta di niente.

Stiamo lavorando per ottenere documentazione relativa ai traffici di Maduli e Pubbliemme anche con il Comune di Rende. Insomma, il cerchio si sta stringendo, altro che le cazzate sparate dai servi e lecchini di Madame Fifì contro chi sputtana i veri delinquenti che stanno affossando la Calabria.

Infine, un messaggio a quel buffone di Klaus Davi: ora che anche altri media stanno “scoprendo” le frequentazioni del soggetto che lo paga per fare il pagliaccio su La C, la televisione della ‘ndrangheta, con quale faccia continuerà a dire che lui lotta contro la mafia? Si vergogni e, possibilmente, non torni più.