Quando ammazzarono Bella Bella

Advertising

Franchino Bruni detto “Bella Bella”, 57 anni, viene ammazzato a Cosenza, nei pressi del carcere di via Popilia, da un commando formato da due killer, il 29 luglio del 1999.

I sicari erano a conoscenza, secondo un clichè consolidato nella ‘ndrangheta, che ogni mattina Franco Bruni, in regime di semilibertà, usciva dalla prigione per andare a lavorare in un negozio di Commenda di Rende…

A detta del pentito Vincenzo Dedato in azione entrarono Carmelo Chirillo e Franco Presta, in sella ad una motocicletta: “Non so – ha precisato Dedato – chi materialmente abbia sparato. Di solito guidava Carmelo ma anche Franco è molto bravo. Poi se hanno sparato con una pistola o due non lo so. Sono andati loro comunque. Erano nelle palazzine popolari, come l’hanno visto uscire dal carcere a bordo di una Mercedes, gli sono andati dietro, magari sono stati favoriti dalla casualità del semaforo rosso, l’hanno raggiunto e hanno cominciato a sparare”.

In effetti, la Mercedes su cui viaggia “Bella Bella”, in compagnia del suo autista, viene circondata dai killer in motocicletta, che fanno fuoco con pistole calibro 9 e 38 e lo uccidono.

Anche il pentito Franco Bevilacqua alias Francu i Mafarda, parlerà dell’omicidio di “Bella Bella”.

“Io dovevo partecipare all’omicidio… poi sono riusciti a corrompere l’autista che era amico di Ettaruzzo (Lanzino, ndr) … quindi non c’è stato bisogno della mia partecipazione all’omicidio”.
A detta di Bevilacqua, dunque, “l’autista sapeva che si faceva l’omicidio e quindi sapeva che doveva fermare la macchina all’incrocio del semaforo, facendo in modo di trovarlo rosso”.

Ad agosto ammazzano Marcello Calvano, figura storica della malavita di San Lucido, fulminato nel suo “regno”.

Il successivo 26 novembre tocca a Vittorio Marchio, il “bandito in carrozzella” assassinato sotto casa, nel quartiere Serra Spiga.

Il 28 gennaio del 2000 viene eliminato a Carolei, con una scarica di lupara, Enzo Pelazza, 32 anni, ritenuto antagonista della “confederazione”.

Neppure un mese dopo, il 23 febbraio, finisce la sua avventura terrena Nicola Abate, 49 anni, detto “Mangiacani”, vecchio rapinatore, ucciso con un colpo di pistola calibro 38 sparato dietro l’orecchio sinistro mentre si trova a bordo della sua jeep nei pressi di Rovito.