Quando Cosenza batteva Catanzaro con elisir e antidoti

Un gol del talento cosentino Raffaele Bruno (Foto Archivio Bruno)

Quattro giorni al derby. La tifoseria rossoblù sta facendo per intero il suo dovere e sta rispondendo alla grande, come sempre, al richiamo di Cosenza-Catanzaro.

Già superata la soglia dei 4mila, ci si prepara al rush finale.

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E il derby rievoca cento anni di sfide, di calcio, di storia.

Questa è una delle leggende più belle della nostra storia calcistica.

Nel 1946 il Cosenza conquista per la prima volta la serie B. Il “Città di Cosenza” è diventato una baraccopoli per gli sfollati e, di conseguenza, la squadra è costretta a giocare al vecchio “Militare”, sempre a via Roma. Quel campionato regalerà a tutti grandi emozioni e il pubblico cosentino sarà protagonista di splendide pagine di tifo.

IL TIFO AL “MILITARE”

Il 13 gennaio 1946, per l’undicesima giornata del campionato di serie C, il calendario prevede la sfida tra il Cosenza e il Leone Palermo. Al Militare sono in dodicimila gli spettatori che tifano per un successo sui siciliani, al comando della classifica con ben sei punti di vantaggio sui lupi della Sila. E i due punti arriveranno, grazie a un gol di Pompei a quattro minuti dalla fine.

“Ci ha colpito profondamente – scrive la stampa dell’epoca – lo spettacolo di folla veramente superbo e che non ha precedenti in materia per Cosenza. Questa folla ha dimostrato che lo sport a Cosenza è risorto in tutta la sua forza e si impone la necessità di avere a disposizione il vecchio campo “Città di Cosenza”, perché quello attuale è insufficiente…”. La questione del campo sarà il tormentone di tutta la stagione. Il sindaco Francesco Vaccaro si trova in mezzo a due fuochi, con il problema ancora più grande delle elezioni alle porte.

Il 3 febbraio nuovo bagno di folla per Cosenza-Messina.

Sul “Corriere del Sud” Kinklas cura una fortunata rubrica dal titolo: “Calcio che passione”, che ci restituisce gustosi spaccati del tifo cosentino.

“In città sale la febbre del tifo. Ore 14: tutti occupati i posti di prima, seconda e terza fila. La partita comincerà tra un’ora, ma tutta quella gente per occupare i primi posti forse non ha mangiato. Questo è tifo! Alle 15,05 entrano in campo le squadre, ma nel contempo entra in campo un esercito di portoghesi, dopo aver preso d’assalto i recinti…”. “Come una volta – scrive ancora Kinklas – ritornano gli scritti sulle vie, con i nomi degli idoli a stampatello tra palloni e teste di lupo: Busoni sei un lupone; Viva ‘a Papa­gnella’…”.

Il Cosenza vincerà ancora una volta nei minuti finali. Questa volta a segnare sarà Capone. In classifica il Leone Palermo è ancora primo a quota 19, il Catanzaro insegue a 17 mentre il Cosenza è terzo a 16 punti.

Il 3 marzo arriva il giorno di Cosenza-Catanzaro. I giallorossi hanno ancora due punti di vantaggio e la partita viene attesa spasmodicamente dai tifosi che, nonostante la pioggia battente, accorrono in undicimila al Militare. E i cronisti si esaltano… “Giove Pluvio ha voluto provare la resistenza fisica e morale dei tifosi, nel Militare già dalla mattinata. Raffiche di vento e di pioggia hanno martorizzato l’enorme folla che imperterrita ha resistito mirabilmente alle intemperie…”.

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Ma l’aneddoto più gustoso é sicuramente questo.

“C’era una bottiglia di elisir corroborante preparata per l’occasione da Massimo Berardelli, che consigliava agli atleti di berne un bicchierino prima della gara… Il primo tempo finisce uno a uno… Vignolini ebbe un vago sospetto e prima di iniziare la ripresa somministrò ai ragazzi un antidoto fornitogli da Mario Vocaturo… Il secondo tempo finirà tre a uno per il Cosenza…”.

Per i lupi è arrivata finalmente la svolta. Dietro al Leone Palermo, si verifica il tanto sospirato aggancio al Catanzaro a quota 21, a un solo punto dai siciliani. Considerato che in serie B verranno promosse le prime due classificate, le speranze di successo aumentano sensibilmente. Sarà questo l’incontro determinante per la promozione in serie B. Segna Capone dopo 7 minuti, pareggia Martino e il primo tempo si chiude 1-1. Nella ripresa al 20’ Lischi riporta in vantaggio il Cosenza e Pompei e Capone chiudono il conto. Inutile il gol del 4-2 di Codeluppi su rigore.

Il fenomeno più coinvolgente e pittoresco del tifo al Militare è quello ideato dal barone (o conte, non si è mai capito bene) Giacomo Gigliotti che, insieme a un gruppo di tifosi, intona a squarciagola la celebre “Dove stà Zazà”, simbolo dell’Italia dissolta alla fine della guerra. Quando la squadra riusciva a entusiasmare il pubblico, a cantare la fatidica “Zazà” era tutto lo stadio.

“Zazà” era di fatto l’inno della squadra, visto che il pubblico affluiva allo stadio dietro gli elementi della banda musicale dell’orfanotrofio “Vittorio Emanuele” che eseguiva la canzone per tutto il percorso da Cosenza vecchia fino al Militare, raccogliendo lungo la strada tutti i tifosi.