Qui procura: settembre difficile per furfanti e colletti bianchi?

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Mentre la DDA riorganizza le proprie forze per poter ripassare all’attacco, questa volta contro il narcotraffico cosentino, abbiamo dato uno sguardo, come facciamo periodicamente, all’attività della procura di Cosenza.

Siamo sempre in attesa dell’operazione di quel furbacchione di un Cozzolino contro i temibili pusher di Cosenza. Una inchiesta che lo sta occupando giorno e notte. Da quando noi abbiamo anticipato questo suo intervento risolutore del problema droga a Cosenza, quell’ esmeraldo di un Cozzolino, vive sotto scorta. Tutti i narcos della città e alcuni provenienti da Bogotà si sono messi sulle sue tracce.

Il giudice Cozzolino: scarpe grosse cervello fino...
Il giudice Cozzolino: scarpe grosse cervello fino…

E questo per colpa della nostra incoscienza, per non dire ciutia allo stato liquido, perché non badiamo alle conseguenze che spesso scaturiscono dalle cose che pubblichiamo. Svelando la sua inchiesta abbiamo messo in allarme tutta la mala cittadina, che inevitabilmente è corsa ai ripari. E quella cosa fina di un Cozzolino, per colpa nostra, sta trovando non poche difficoltà nel portare avanti una così delicata inchiesta. Ma si sa che quel surrogato di un Cozzolino è un magistrato determinato, e costi quel che costi, andrà fino in fondo. Per quel che ci riguarda non scriveremo più niente su questa sua operazione super segreta.

Girando per i corridoi del tribunale di Cosenza, in incognito, travestito da avvocato, mi sono fermato ad origliare ad altre porte. Non prima di aver fatto quattro chiacchiere, nei tanti corridoi, con questo e con quello, sempre in incognito.

Con la scusa di lamentarmi delle tante disfunzioni presenti nell’organizzazione del tribunale, ho attirato verso di me molti avvocati ed impiegati pettegoli, i quali, nel solco del più classico modus operandi del cosentino medio, rincaravano la dose aggiungendo alle mie lamentele, fatti e aneddoti di ogni natura. Sempre con la premessa: qui lo dico e qui lo nego.

Non ti dico  i racconti. Questo è l’amante di quella. Quella se la fa con quello. Quello si è venduto la causa a quelli. Quell’altro ha falsificato i verbali. Tizio prende bustarelle. Caio fa la cresta.  E via dicendo. Origliando un po’ di qua e un po’ di la, pare che la dottoressa Manzini, come vi avevamo annunciato nel mese di agosto, abbia concluso l’indagine a carico di Potestio, Cucunato, Pecoraro. Gli stessi che mesi fa aveva avvisato ipotizzando nei loro confronti il reato di corruzione. E non solo.

spagnolo e manziniPer la procura, i tre in accordo con diversi imprenditori, assegnavano lavori di somma urgenza sempre alle stesse ditte, dietro un corrispettivo, con la tecnica degli appalti spezzatino. L’importante era restare sotto la soglia dei 40 mila euro. E liquidare tutto con determine dirigenziali. Agli stessi pare sia già stato notificato l’avviso di chiusura indagini.

Le conclusioni della dottoressa Manzini e del dottor Spagnuolo, che ci ha tenuto sin dal suo insediamento a partecipare e a seguire questa inchiesta, sarebbero gravissime. Tanti sono i reati ravvisati che non lasciano scampo a repliche.

La sicurezza di non incorrere mai in controlli e il senso di impunità di cui godevano, li aveva resi spavaldi e non badavano certo a alla “forma”, e tutte le magagne, oggi, sono venute a galla. Si sono firmati i mandati di cattura da soli.

Tutto ciò che hanno firmato durante le loro attività di pubblici dirigenti è palesemente illegale. E a proposito di firme, l’unica che manca adesso è quella del GIP. Che da una prima lettura del fascicolo di questa inchiesta si sarebbe reso disponibile. Non potrebbe fare altrimenti. Voglio vedere come giustifica, il GIP, l’emissione di 60 delibere in una sola notte.

Settembre sarà un mese lungo e duro per mascalzoni e furfanti. E a differenza di quello che sosteniamo noi, questa volta ad aprire il fronte giudiziario in città contro i colletti bianchi, potrebbe essere proprio questa nostra procura.

GdD