Racket, la rata di Natale e l’avvertimento al pentito

Roberto Violetta Calabrese
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… Vena natali e non tengo denari, avranno pensato i superstiti dei clan cosentini in questi giorni. E come da tradizione mafiosa, per le feste, si passa all’incasso.

Quella di natale per commercianti, imprenditori e strozzati, è l’ultima rata che chiude l’anno fiscale di vessazioni. In genere le rate della tangente sono tre: pasqua, ferragosto, e natale. Extra a parte. Le ultime retate dell’antimafia a Cosenza hanno aumentato i detenuti, e di conseguenza anche gli avvocati. E si sa che i processi costano un occhio della testa.

Servono tanti soldi, non solo per le spese legali, ma anche quelle per il mantenimento dei detenuti e delle loro famiglie. Così nelle ultime ore si è intensificata l’azione del racket in città. Nelle ultime 24 ore si contano 3 intimidazioni a diverse attività commerciali cittadine.

Qualche bottiglia di liquido infiammabile è stata posta a monito per i più riottosi a pagare, davanti alla loro attività commerciale. Fino ad arrivare all’esplosione di ben 8 colpi all’indirizzo di una pizzeria, in pieno centro cittadino alle ore 22,30 di ieri sera. Colpi che hanno attinto la vetrata del locale. Una azione temeraria, viene da dire. Ma anche molto rischiosa.

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Perché all’interno della pizzeria, al momento degli spari, c’ erano i proprietari e un cameriere. Rimasti, tutti, per fortuna illesi. Poteva essere una tragedia. Evidentemente, gli esecutori sapevano, e sanno il fatto loro. Gente che sa usare a tufa, si presume.

Hanno mirato in alto, al di sopra dell’altezza d’uomo. Hanno sparato per intimidire, non per uccidere. Anche se questo, come di sicuro sanno anche loro, non esclude l’imprevisto, che, in questo tipo di azioni è sempre dietro l’angolo. Infatti alcuni proiettili sono al di sotto dell’altezza d’uomo. E chissà quale santo è intervenuto. Poteva essere una tragedia.

In questo genere di atti criminosi, un ci vo nenti affinchè tutto precipiti. Basta anche solo un secondo di distrazione, oppure una mosca che passa, o un colpo di tosse, un rimbalzo accidentale del proiettile, e la tragedia è servita. Panico a parte e per fortuna, o per la loro professionalità, tutto è andato secondo i piani. I loro, ovviamente. Il messaggio è arrivato, eccome.

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Ma c’è qualcosa che non torna in questa “escalation” : perché agli altri commercianti hanno messo “solo una bottiglia davanti la saracinesca”, invece qui decidono di sparare in pieno centro? La spiegazione potrebbe trovarsi nel cognome che i titolari della pizzeria portano.

Sono infatti i genitori del pentito Roberto Calabrese Violetta. Una vita spesa (è il caso di dirlo) a fare lo strozzino. Un rovina famiglie. Chi ha avuto purtroppo a che fare con lui, lo ricorda come spietato.

Da qualche anno se la sta cantando, svelando un vorticoso giro di usura in città. L’usura da sempre è un canale “commerciale” utilizzato dalle organizzazioni criminali, oltre che per lo schifoso guadagno che ne deriva, anche per riciclare denaro sporco.

E’ stato questo il mestiere di Roberto. Una parentela che, purtroppo, lascia immaginare altro. Infatti: perché colpire in questo modo così pericoloso la pizzeria se “l’obbiettivo” è solo la tangente? E’ chiaro che il messaggio è drastico. Perentorio. Deve trattarsi di qualcosa che va necessariamente risolto subito. E non può essere “solo la tangente”. Qualcuno è stanco di aspettare.

Secondo noi, questo episodio non è collegabile agli altri, la matrice di questo attentato va trovata altrove. E non necessariamente solo nella ritorsione per le cantate, ma anche tra chi ha affidato capitali al Calabrese, e non ne ha visto più il ritorno.

GdD