Reddito di inclusione, il nuovo gioco delle tre carte

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Il premier annuncia le nuove misure per la lotta alla povertà, ma sono soldi già stanziati (con nome diverso) e coprono 400 mila famiglie di indigenti su 1,6 milioni.

di Luciano Cerasa

Togliere ai poveri per dare ad altri poveri. È il nuovo gioco delle tre carte varato dal Consiglio dei ministri. La scatola presentata si chiama “Sostegno alla povertà”: si prende la carta Sia (Sostegno all’inclusione attiva) e la carta Asdi (Assegno sociale di disoccupazione), si mescolano sul tavolo della legge di Stabilità e poi si sostituiscono con la carta Rei (reddito d’inclusione).

Chi vince e chi perde? Il governo ha rimesso sul piatto della lotta alla povertà gli stessi 1,7 miliardi stanziati dalla legge di Bilancio 2017 per il 2018 per strumenti finanziati dal 2016. Non è tutto ma qualcosa di diverso da zero, per dirla con il premier Paolo Gentiloni, che soddisfatto su Twitter ha commentato: “Via libera definitivo al Reddito di Inclusione. Un aiuto a famiglie più deboli, un impegno di Governo Parlamento e Alleanza contro povertà.” Uno slogan per vendere per la terza volta lo stesso prodotto.

La fregatura è che a ben guardare sotto Sia e Asdi c’erano gli stessi soldi e per una platea più larga, ma lì sta l’abilità del banco: cercare di far sparire tutto in conferenza stampa in un frullio di mani esperte. Ricapitoliamo. Il decreto introduce il Rei a decorrere dal 1° gennaio 2018. Il nucleo familiare del richiedente dovrà avere un Isee non superiore a 6mila euro e un valore del patrimonio immobiliare (la proprietà della prima casa non conta), non superiore a 20mila euro.

Sono prioritariamente ammessi al Rei i nuclei con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza e disoccupati ma solo ultra cinquantacinquenni ed è compatibile con un’attività lavorativa ma non con l’indennità di disoccupazione. Il Rei viene erogato su dodici mensilità, con un importo che andrà da circa 190 euro mensili per una persona sola, fino a quasi 490 euro per un nucleo con 5 o più componenti. Il beneficio è subordinato al rispetto di un progetto “personalizzato” fatto di specifiche attività da parte dei componenti il nucleo familiare, altrimenti salta.