Referendum: tutto quello che devi sapere. Al voto 1,5mln di calabresi

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Domenica, dalle 7 e fino alle 23, gli italiani saranno chiamati a rispondere con un semplice “Sì” o “No” alla domanda se si voglia o meno modificare il Titolo V della Legge Fondamentale della Repubblica, revisionata dal ministro Maria Elena Boschi per conto del Governo Renzi. Alla quale bisogna rispondere NO.

Si tratta di un referendum confermativo: dunque, val la pena ricordarlo, non è necessario alcun quorum: non c’è bisogno cioè che voti almeno la maggioranza degli aventi diritto. Qualunque sia l’affluenza – alta, bassa o media – ad urne chiuse la decisione sarà definitiva, in un senso o nell’altro. Ecco perchè è importante ogni singolo voto.

La consultazione referendaria interesserà oltre 46 milioni di italiani (46.714.950 per l’esattezza) di cui 1.344 residenti furi dal Paese e che hanno optato per il voto in Italia, oltre 3,9 milioni (3.963.580) residenti all’estero e 31.462 temporaneamente fuori dai confini ma che hanno fatto richiesta di voto per corrispondenza.

GLI ELETTORI CALABRESI, invece, sono in totale oltre 1,5 milioni (1.553.741), 749 mila uomini e più di 804 mila donne. In pratica, quasi il 3,5 per cento degli aventi diritto in tutta Italia.

I seggi aperti in regione, invece, saranno 2.414 così suddivisi: 422 nella provincia di Catanzaro, 873 in quella di Cosenza, 699 nel reggino, 209 nel crotonese e 211 nel vibonese. Nel dettaglio, potranno recarsi alle urne, nel Catanzarese 288 mila elettori, nel cosentino 573 mila, nel reggino 430 mila, 133 mila nel crotonese e poco meno di 128 mila nel vibonese.

LA VOTAZIONE si svolge nel solo giorno di domenica 4 dicembre, dalle 7 alle 23; gli elettori che allo scadere delle undici di sera si troveranno ancora nei locali del seggio saranno ammessi a votare.

Per poter votare ogni cittadino deve esibire al presidente di seggio la tessera elettorale personale ed un documento di riconoscimento. A quel punto verrà consegnata la scheda contenente il quesito referendario e le caselle del Sì e del No che ognuno potrà barrare con una croce.

IL QUESITO a cui rispondere recita: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»


I DOCUMENTI DA PORTARE CON SE

I documenti di identità da presentare al momento del voto sono quelli ricompresi in una delle tre seguenti categorie: carta d’identità o altro documento d’identificazione munito di fotografia, anche se scaduto, rilasciato dalla pubblica amministrazione; tessera di riconoscimento rilasciata dall’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia, purché munita di fotografia e convalidata da un Comando militare; tessera di riconoscimento rilasciata da un ordine professionale, purché munita di fotografia.

NESSUN QUORUM

Per la validità del referendum costituzionale confermativo, a differenza che per quello abrogativo, non è previsto dalla legge un quorum di validità; non si richiede, cioè, che alla votazione partecipi la maggioranza degli aventi diritto al voto e l’esito referendario è comunque valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione degli elettori.

COME RINNOVARE LA TESSERA ELETTORALE

La tessera si rinnova presso l’ufficio elettorale del Comune di residenza; è opportuno che gli elettori che hanno necessità di rinnovare la tessera elettorale si rechino per tempo presso l’ufficio elettorale del comune di residenza, al fine di evitare una concentrazione delle domande di rinnovo nei giorni immediatamente antecedenti ed in quello della votazione; l’ufficio resterà comunque aperto per un rilevante lasso di tempo (dalle 9 alle 18) nei due giorni antecedenti la data della consultazione e, nel giorno della votazione, per tutta la durata delle operazioni di votazione, e quindi dalle 7 alle 23.

COME VOTARE ANCHE DA FUORI REGIONE

La legge prevede che possano votare in Italia fuori del comune di residenza solo alcune categorie di elettori, come quelli ricoverati in ospedali e case di cura, militari, naviganti e tutti coloro che prestano servizio al seggio, e cioè i componenti dell’Ufficio elettorale di sezione, le Forze dell’ordine e i rappresentanti di partito e di comitato promotore del referendum, designati dai partiti e dai comitati stessi. Gli elettori che non rientrano in tali categorie possono votare nel seggio di iscrizione elettorale del comune di residenza, usufruendo di agevolazioni tariffarie per viaggi in treno, aereo o nave.

COME VOTARE SE SI È RICOVERATI IN OSPEDALE

L’elettore che sia degente in un ospedale o casa di cura è ammesso a votare nel luogo di ricovero. Per far ciò deve presentare al Sindaco del comune nelle cui liste elettorali è iscritto un’apposita dichiarazionerecante la volontà di esprimere il voto nel luogo di cura e l’attestazione del direttore sanitario dello stesso luogo di cura comprovante il ricovero. La dichiarazione, da inoltrare per il tramite del direttore amministrativo o del segretario dell’istituto di cura, deve pervenire al comune non oltre il terzo giorno antecedente la votazione.

DIVERSAMENTE ABILI, COME FARSI ACCOMPAGNARE IN CABINA

Possono essere accompagnati all’interno della cabina elettorale solo gli elettori diversamente abili che siano fisicamente impediti nell’espressione autonoma del voto, e cioè i ciechi, gli amputati delle mani, e gli affetti da paralisi o da altro impedimento fisico di analoga gravità. Ciò premesso, sono ammessi al voto assistito presso il seggio gli elettori che, presentando un’apposita certificazione sanitaria, abbiano ottenuto, da parte del comune nelle cui liste elettorali sono iscritti, l’inserimento sulla propria tessera elettorale dell’annotazione del diritto al voto assistito mediante apposizione del codice (AVD).

Possono essere anche ammessi a votare con un accompagnatore gli elettori il cui impedimento fisico nell’espressione autonoma del voto sia evidente. Quando manchi quel simbolo o il codice sulla tessera elettorale o quando l’impedimento fisico non sia evidente il diritto al voto assistito può essere dimostrato con un certificato medico – redatto da un funzionario medico designato dai competenti organi delle unità sanitarie locali – nel quale sia espressamente attestato che l’infermità fisica impedisce all’elettore di esprimere il voto senza l’aiuto di un altro elettore.

L’ammissione al voto assistito non è quindi consentita per infermità che non influiscono sulla capacità visiva oppure sul movimento degli arti superiori, ivi comprese le infermità che riguardano esclusivamente la sfera psichica dell’elettore. Gli handicap di natura psichica hanno infatti rilevanza ai fini del diritto al voto assistito solo allorquando la relativa condizione patologica comporti una menomazione fisica che incida sulla capacità di esercitare materialmente il diritto di voto. Si precisa che nessun elettore può esercitare la funzione di accompagnatore per più di un diversamente abile.