Reggio, alloggi popolari: la legalità non si ottiene con gli sgomberi delle famiglie povere

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COMUNICATO STAMPA

Il percorso di ripristino delle condizioni di legalità nel settore degli alloggi popolari rischia di trasformarsi in un drammatico paradosso. Da quanto è emerso fino ad oggi, l’amministrazione comunale ha preferito agire in via principale al recupero di alloggi da assegnare attraverso lo sgombero di famiglie occupanti senza decreto di assegnazione.

Sono stati già annunciati 18 imminenti sgomberi dei quali nulla è emerso circa le condizioni economico-sociali delle persone che dovranno abbandonare con la forza gli alloggi occupati, nè tantomeno si ha notizia delle misure che verranno adottate per le famiglie “abusive” in condizioni di particolare vulnerabilità, secondo quanto previsto dalla delibera di Consiglio comunale n. 3 del 10 febbraio scorso.

In tutta questa smania di legalità proclamata, con protocolli e tavoli su ordine e sgomberi, sembra infatti si voglia volutamente ignorare che spesso, anche se non sempre, l’occupazione abusiva degli alloggi popolari è stata dettata proprio dalla negazione del diritto alla casa e dalla parziale applicazione della legge regionale 32/96, in particolare dalla persistente assenza di verifiche dei requisiti sugli assegnatari. È da ribadire ancora una volta che un assegnatario di un alloggio popolare infatti non è per sempre ma soltanto fintantoché persistono le condizioni di necessità dettate dalla legge regionale.

Ed ecco dunque il paradosso: l’amministrazione comunale sembra voglia colpire in via prioritaria chi ha occupato un alloggio per un effettivo ed urgente bisogno abitativo al quale lo stesso Comune non ha dato alcuna risposta e non chi invece mantiene un’assegnazione pur  avendone perduti i requisiti di necessità, violando di fatto la principale finalità della normativa sugli alloggi popolari, volta alla tutela del diritto alla casa per le fasce sociali a basso reddito, tutela prevista dalla nostra Costituzione e dalle Convenzioni internazionali che, secondo il nostro ordinamento, sono al di sopra di qualsiasi altra norma interna di grado inferiore.

La parola “sgomberi” del resto non può che evocare alla memoria le azioni di forza perpetrate nel non lontano ottobre 2014, quando alcune famiglie prive di reddito e di una casa, furono sgomberate da alcuni alloggi popolari non abitati dagli assegnatari e lasciate letteralmente per strada.

Per una famiglia in particolare, con quattro figli minori e in possesso di un decreto di assegnazione provvisoria, le forze dell’ordine effettuarono comunque lo sgombero, lasciando la famiglia a dormire in macchina per mesi, azione per la quale è oggi in corso una richiesta di risarcimento danni nei confronti del Comune. In quella situazione l’unica alternativa data alle famiglie con un effettivo bisogno abitativo, fu la proposta di separare la famiglia con il trasferimento dei minori e delle madri in una comunità di accoglienza a Cosenza, senza alcun minimo criterio di umanità ma anche economico, considerati gli elevati costi delle strutture di accoglienza che avrebbero gravato sull’intera collettività.

C’è da domandarsi quindi se la volontà dell’ammimistrazione comunale sia quella di punire in via prioritaria le classi sociali più vulnerabili e non invece chi lucra sul bisogno altrui, preservando coloro che mantengono un’assegnazione di un alloggio pur non avendo la necessità di abitarlo e che pertanto lo adibiscono ad altri usi. Il rischio non è aleatorio senza un censimento preventivo del bisogno abitativo e un razionale programma di azione basato sulla reale mappatura della situazione complessiva.

Preoccupati per questi eventuali rischi, l’Osservatorio per il disagio abitativo (costituito dal Comitato Solidarietà Migranti, Centro sociale Cartella, Centro sociale Nuvola rossa, associazione Un Mondo Di Mondi e società dei Territorialisti) ed il Movimento Reggio non Tace, chiedono al sindaco Falcomatá, all’assessora alle politiche della casa Angela Marcianó e all’assessora alle politiche sociali Lucia Nucera, informazioni pubbliche sullo stato di vulnerabilità delle famiglie che hanno già ricevuto un ordine di sgombero e le eventuali azioni di tutela del diritto all’abitare che saranno adottate.

Le famiglie che dovessero trovarsi nelle condizioni di sgombero imminente e che hanno i requisiti per avere l’assegnazione di un alloggio  potranno rivolgersi all’Osservatorio per essere sostenuti in un percorso di tutela del diritto all’abitare.  A tal fine  sará organizzata a breve un’assemblea pubblica per affrontare il tema del diritto all’abitare e degli sgomberi annunciati.

Non è mostrando i muscoli con le classi sociali più vulnerabili che si potrà risolvere l’annosa questione dell’inefficiente e illegale gestione degli alloggi popolari!

Reggio Calabria 15 giugno 2017 

OSSERVATORIO SUL DISAGIO ABITATIVO                         REGGIO NON TACE

Cristina Delfino, Giacomo Marino – Un Mondo Di Mondi               Avv.to Nicola Santostefano

CO.S.MI.

CSC Nuvola Rossa

CSOA  Cartella

Società dei TERRITORIALISTI