Reggio, Giunta Falcomatà 2.0: politica o cabaret?

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COMUNICATO STAMPA

Giunta Falcomata 2.0 : politica o cabaret ?

Qualche mese fa scrivevamo: “… se il sindaco e la sua giunta brancoleranno ancora nel buio, potrebbe verificarsi un naturale ed inevitabile rigetto che trasformerà il consenso, quasi plebiscitario, che ha sorretto il primo cittadino, in ostilità e dissenso irreversibile, disperdendo una occasione di cambiamento irripetibile….ma, come nella fiaba, qualcuno deve pur prendere il coraggio di dire che “il Re è nudo”, prima che tutto precipiti e si riconsegni la città ai suoi nemici storici….”.

Non occorreva un raffinato acume politico per fare una previsione di questa natura, bastava stare fra la gente e percepirne gli umori, mentre, di converso, il primo cittadino ha preferito rintanarsi dentro Palazzo S. Giorgio, contornato e “laudato” dai numerosi premi Nobel che ha scelto come collaboratori e consiglieri politici in questa sua avventura amministrativa.

Difficilmente si può affermare che questo sindaco e la sua giunta, per le politiche messe in campo, sfociate nel drammatico, per lui, risultato referendario, abbiano rappresentato e possano rappresentare la Svolta di questa città; le politiche di sinistra sono altra cosa e devono imprescindibilmente mettere al centro dell’azione politica i gravi problemi che attanagliano i ceti popolari, cosa mai vista in questi due anni di sindacatura.

Nel contempo, però, occorre riconoscergli il grande merito di aver compiuto, in così pochi mesi, un autentico capolavoro politico, riuscendo incredibilmente a disseppellire un ceto socio/politico che sembrava oramai scomparso per sempre, sommerso dalle proprie nefandezze.

E, nel solco di questo sciagurato percorso politico, frutto di insipidezza e dabbenaggine, incurante della sonora sconfitta elettorale, il parto, lungo e travagliato, è avvenuto: la giunta Falcomatà-bis è stata annunciata e, non a caso, in un teatro, luogo ove vanno in scena o opere sublimi o squallidi ed avvilenti cabaret.

A prima vista la giunta non appare dotata di grande salute, per non dire di peggio, ed assomiglia, in modo impressionante, alla stessa che vide i natali due anni fa che, non per nulla, alla nascita, fu portata a Santa Venere, sperando che l’aria di mezza montagna potesse, in qualche modo, giovarle.

Ma questi espedienti salutistici o da teatro periferico, tanto inutili quanto comici, non hanno mai risolto una questione di fondo: chi, per sua natura , nasce politicamente somaro può solo emettere ragli ed essere adoperato, purtroppo per lui, prevalentemente per lavori di soma, anche se qualcuno lo indica come un purosangue.

Il tempo, che è sempre galantuomo, ci dirà se, anche questa volta, il contributo dei neo assessori si avvicinerà, come è avvenuto con i loro predecessori , miseramente allo zero, fatta eccezione, forse, per la Marcianò, guarda caso osteggiata, a lungo, dal primo cittadino, e riconfermata, a malincuore, a furor di popolo.

Qualcuno conosce le misteriose credenziali politiche di questi nuovi “nominati”, che diano maggiori garanzie rispetto ai predecessori, se non un tragicomico “rapporto fiduciario ” con il sindaco e/o con i neo “commissari regionali” a cui il primo cittadino si è dovuto consegnare dopo la disfatta elettorale?

Non basta, in politica, sindaco, il solo rapporto fiduciario o peggio l’attitudine genetica all’obbedienza e all’adulazione, qualità che possono costituire appagamento solo per chi è affetto da qualche disturbo narcisistico. Oggi la vera posta in palio è il futuro della città, ossessionata ed oppressa da una imposizione fiscale, insopportabile anche per comunità più opulente, dove i giovani, a centinaia, devono emigrare per inseguire disperatamente un posto di lavoro, non le carriere politiche di giovani cinici ed ambiziosi.

Il tempo è scaduto, sindaco, prenda atto che non basta spazzare i cimiteri per dirigere una città, occorre sostanza politica, che lei, anche in questa occasione, ha dimostrato di non possedere.

Faccia un gesto di classe e di umiltà, ove ne fosse mai capace: si metta da parte e prenda atto della sua inadeguatezza a svolgere un ruolo che abbisogna di ben altro, prima che, ben presto, venga seppellito da un NO ben più grande e definitivo, che porrà fine alle sue smisurate, quanto inconsistenti, ambizioni politiche.

 Avv. Salvatore Chindemi,

Responsabile delle politiche della Città Metropolitana del PCI