Reggio e Messina, le mani sulla città e quella bolla “pulita” (di Roberto Galullo)

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di Roberto Galullo

Raramente mi sono trovato a leggere un’ordinanza di custodia cautelare (ne ho letto migliaia) come quella firmata il 26 giugno dal Gip di Messina Salvatore Mastroeni.

Un provvedimento – che fa seguito all’operazione Beta con la quale la procura in riva allo Stretto ma messo in ginocchio la costola catanese dei Santapaola nella città – che sposa la ricostruzione e lo straordinario lavoro della Procura e che poi unisce l’analisi sociologica alla critica dei sistemi investigativi e giudiziari e, ancora, salda l’evoluzione delle mafie alla loro tradizione. L’operazione, su delega della Procura (procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e pm Liliana Todaro, Maria Pellegrino e Antonio Carchietti) è stata condotta dal Ros dei Carabinieri.

Un’analisi che – lo dico subito – condivido appieno. Non solo perché sono quasi 13 anni che scrivo di questi aspetti (spesso isolato in quanto per i professoroni del nulla di ogni settore, a partire dal mio, è facile credere che le mafie siano coppole e lupare anziché capitale sociale all’ombra di logge deviate) ma anche perché è difficilissimo trovare un gip con la sensibilità prospettica (anziché introspettiva).

Averne trovato uno a Messina – provincia cloroformizzata come tante nel sud, dove le mafie 4.0 spadroneggiano nella colpevole omertà della gran parte della classe dirigente, ivi compresa quella giudiziaria e dell’informazione – è grasso che cola.

Farà dunque piacere a quei suoi colleghi giudici di Reggio Calabria che con altrettanto coraggio stanno accompagnando il cammino intrapreso da un pugno di pm coraggiosi con il processo Gotha (che riunisce diversi procedimenti che puntano al cuore del marciume politico/massonico/imprenditoriale di una provincia criminale che ormai detta legge in Italia e non solo).

Ebbene, nelle pagine introduttive, da pagina 16, il Gip Mastroeni scrive quello che tutti sanno ma che pochi hanno le palle (possiamo dirlo chiaro e tondo o dobbiamo nasconderci dietro francesismi?) di mettere nero su bianco su un provvedimento.

Il giudice scrive che quella scoperchiata è «una cupola, associazione… con le mani sulla città… Una città asfittica, impoverita, ove alla paura si aggiunge la rassegnazione, con un faticoso presente per gli onesti ed un estremamente incerto futuro per i giovani. E ciò mentre cresce una economia illegale parallela, .che dà ricchezza e lavoro nell’illiceità, che si caratterizza per ”i favori”, un sistema che c’è sempre stato, anzi ora ripulito dalla criminalità violenta, in cui però i favori sono realtà illecite economiche che corrono mentre ditte, negozi e lavoro saltano, creandola povertà degli onesti.

La rivoluzione non è solo nei metodi, più aggraziati, ma nella struttura· sociale della società, ancora più pericolosa, se mischiata a mille altre facce di favori e preferenze illecite, che sfiorano realtà nascoste, opache, ma che emergono di tanto in tanto, in singole ed isolate azioni giudiziarie».

Traduco in soldoni: il futuro di Messina (ma potrebbe essere benissimo quello di un’altra città di provincia) muore mentre l’evoluzione della mafia arricchita si confonde in una bolla apparentemente pulita che avvolge città e provincia, fatta di un’esistenza che nessuno (salvo rari casi) ha le palle (possiamo ridirlo?) di portare in un’aula di Tribunale.