Reggio, processo “Gotha”: le dichiarazioni spontanee di Paolo Romeo

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Rompe il silenzio l’avvocato Paolo Romeo. Parla per ore all’interno dell’aula bunker di Reggio Calabria, dove si celebra il procedimento “Gotha”, in cui Romeo è il principale imputato. Già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del procedimento “Olimpia”, Romeo è accusato ora dalla Dda di Reggio Calabria di essere a capo della cupola segreta della ‘ndrangheta, quell’associazione segreta che avrebbe controllato tutto o quasi nella città dello Stretto e nei dintorni. Romeo sceglie di rendere dichiarazioni spontanee al cospetto del Tribunale presieduto da Silvia Capone…

… Rapporti leciti, talvolta riflessioni intellettuali, secondo il racconto di Romeo, che, come mostreranno le indagini, avrà negli anni un ruolo baricentrico nella vita reggina, confrontandosi con politici, magistrati in pensione, professori universitari e numerose altre categorie di rilievo sociale: “Tutti si relazionavano con me sapendo il mio percorso. Mi attribuivano capacità di relazione e ora molti si chiedono del mio sistema di relazioni: chi si relazionava con me toccava con mano la liceità delle mie condotte. Per questo io mi scandalizzo che altri si scandalizzino delle mie relazioni”.

Un passato criminale, vista la condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, ma anche politico, quello di Romeo, che ha ricoperto diverse cariche elettive, tra cui, la più alta, quella di parlamentare della Repubblica Italiana. E forse proprio per questo, Romeo continua a parlare di un suo ruolo usando la parola “istituzionale”. A cominciare dall’affaire Perla dello Stretto: “Il mio coinvolgimento è occasionale, è Miceli che viene a cercarmi per un intervento con Chirico. Da quel momento io divento prigioniero, perché non assumo un ruolo partigiano, ma il ruolo istituzionale che mi viene riconosciuto”.
In quell’affare, a detta di Romeo, vi sono almeno due punti di grande interesse: le 52 unità immobiliari che dovevano ricavare 8 milioni di euro e i lavori di ristrutturazione e di manutenzione per oltre 2 milioni di euro. Per la Dda, l’ingerenza di Romeo è di natura criminale, facendosi egli portatore di interessi illeciti in virtù del proprio peso e del proprio carisma. Per Romeo, invece, sarebbe stato solo spirito di servizio, ruolo “istituzionale”, appunto: “Abbiamo aperto il centro commerciale che prevedeva 300 unità lavorative, risollevando l’economia depressa di Villa San Giovanni”.

Fonte: Claudio Cordova – Il Dispaccio