Reggio, tre anni di Falcomatà: città piegata e depressa mai come oggi

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Fonte: Stretto Web 

26 Ottobre 2014 – 26 Ottobre 2017 – Sono passati esattamente tre anni dalla trionfale elezione a Sindaco del giovane Pd Giuseppe Falcomatà, che otteneva il 61% delle preferenze alle comunali di una città che già veniva da due anni e due mesi di commissariamento. Un commissariamento che il Pd di Falcomatà aveva voluto, auspicato e apprezzato, creando un filo amministrativo “indispensabile a risanare i danni del passato“, come più volte affermato dallo stesso Falcomatà. Un filo amministrativo che governa Reggio Calabria, quindi, da oltre 5 anni: più di una legislatura.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la città è piegata e depressa come probabilmente mai lo è stato negli ultimi 25 anni. Reggio Calabria sta toccando il fondo per servizi, pulizia, igiene, infrastrutture, economia, lavoro. Falcomatà doveva “svoltare” la città restituendole una “nuova primavera“, ma in tre anni è passato dalle stelle alle stalle perdendo la fiducia di gran parte dei cittadini che l’avevano votato (neanche tantissimi, poco più di 58.000, il numero più basso di voti per un Sindaco eletto a Reggio Calabria nella storia; Falcomatà infatti ha ottenuto una percentuale così elevata – il 61% appunto – a causa dell’altissima astensione, in quanto il 35% degli elettori reggini non s’è recato alle urne).

 

Dopotutto in quel preciso momento storico Falcomatà rappresentava un barlume di speranza per una città allo stremo. Una speranza oggi perduta. In tre anni di amministrazione, i reggini hanno visto infrangersi tutte le promesse del giovane sindaco Pd: dal completamento dei lavori del corso Garibaldi al rilancio dell’Aeroporto dello Stretto, dai collegamenti veloci con Messina all’acqua della Diga del Menta, dai lavori per il nuovo waterfront alla trasparenza della macchina comunale. Inutile fotografare ulteriormente le condizioni di una città povera e depressa, isolata, periferica, marginale e vuota. Di idee, di sogni, di speranze, di ambizioni. Una città che non riesce a sfruttare lo status di “metropolitana”, non riesce ad intercettare fondi e finanziamenti con progetti validi e idee vincenti, che si vede morire giorno dopo giorno nel degrado sociale, culturale, civile, politico e amministrativo e non ha un’identità, non sa che cos’è, cosa vuole essere, dove sta andando.

Dal successo elettorale di tre anni fa, alle inchieste di oggi: il recente caso Marcianò ha gettato ulteriori ombre sull’attività amministrativa di Falcomatà e della sua squadra, non solo da un punto di vista politico. L’intera Giunta comunale risulta indagata per la vicenda del Miramare, un’autentica porcheria su cui le opposizioni di centro/destra avevano presentato esposti in procura oltre due anni fa. E così negli ultimi mesi si sono moltiplicati i blitz delle forze dell’ordine a Palazzo San Giorgio, per acquisire carte e documenti su cui indaga la Procura. Intanto, a prescindere dall’eventuale seguito giudiziario, c’è un idillio tra Falcomatà e la città che è già andato in frantumi. Tre anni non sono pochi e gli sforzi del giovane sindaco nel mostrarsi sorridente accanto a Renzi nel veloce passaggio del leader Pd in città due giorni fa, evidenziano l’esigenza di ricostruirsi un ruolo dentro il partito per non rimanere imbrigliato nelle sabbie mobili dell’inefficienza amministrativa palesata in riva allo Stretto.