Regione e Atp, il fallimento delle politiche scolastiche

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Ogni tanto, chissà come e perché, succedono cose mai viste.

Succede persino che qualche rappresentante politico calabrese e qualche figura istituzionale della Regione prendano posizione su questioni relative ad un particolare pezzo dell’enorme e variegato mondo dei lavoratori della scuola.

Succede di rado, quasi mai. Generalmente una volta all’anno, un giorno ogni dodici mesi. Ed in genere per un singolo segmento del personale docente.

Per gli altri 364 giorni all’anno, per tutte le altre parti del lavoro scolastico, per le esigenze formative ed il diritto allo studio dei giovani calabresi, regnano incontrastati il silenzio ed il disinteresse.

E, altrettanto in maniera stupefacente, proprio in quel giorno l’ATP di Cosenza si dimostra aperto al dialogo e persino ricettivo delle istanze che vengono rivolte a quell’ufficio. Ma sempre e solo perché quelle particolari istanze sono “sponsorizzate” da qualche potere politico, che generalmente entra in scena scavalcando le Organizzazioni Sindacali o utilizzandone all’uopo qualche rappresentante acquiescente che non pone questioni di carattere generale valide per tutti o relative alla gestione complessiva del mondo del lavoro nella scuola.

In genere è sufficiente la presenza di un consigliere regionale (se poi è delegato del Presidente della Regione non ne parliamo!) per far scatenare la “libido serviendi” del locale ATP, che si prodiga nel dare informazioni, rivedere numeri, produrre aggiustamenti.

L’esatto contrario di quel che accade quasi sempre quando a rapportarsi con l’ATP sono le Organizzazioni Sindacali di cui non vengono rispettate prerogative e funzioni. E pure spesso quando sono dirigenti scolastici non particolarmente simpatici, “in linea” o “nelle grazie”. Per non parlare quando sono singoli lavoratori che presentano legittimamente questioni che li riguardano. Se non hanno un qualcuno che “mi manda” alle spalle, la disponibilità persino all’ascolto che ricevono è pressoché nulla.

Per fortuna, la legittimazione del Sindacato rimane ben salda per la continuità della sua azione che è costante, efficace, si svolge su vicende tanto individuali quanto complessive e generali, a disposizione di tutta la collettività scolastica. Questa azione non può essere scavalcata da qualche rappresentante politico che  solo in determinati momenti dell’anno scolastico si pone a paladino di cordate di docenti e non di tutti i lavoratori del mondo della scuola.

Questa “politica” è decisamente in ritardo sui temi della scuola e non può scaricare su altri le responsabilità del fallimento delle politiche scolastiche che la legge 107 (di cui sono ben noti gli ideatori ed i sostenitori) ha prodotto in questi due anni.

Pino Assalone             segretario provinciale FLC-CGIL

Francesca Guarasci     segretario provinciale UIL scuola

Carmelo Costanzo      dirigente provinciale SNALS