I mille tentacoli del mitico Pallaria: il dirigente illegittimo più potente e intoccabile d’Italia

Palla Palla e Pallaria
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Domenico Maria Pallaria è un nome che a molti non dice nulla ma che agli addetti ai lavori fa letteralmente rizzare i capelli in testa. Pallaria, infatti, è uno dei dirigenti calabresi più potenti e intoccabili. Nonostante sia fuorilegge da sempre, grazie alle sue coperture politiche e soprattutto alle sue parentele nella Guardia di Finanza, continua a sguazzare in mezzo ai soldi.

Pallaria, tra l’altro, è ancora il dirigente generale del settore Lavori Pubblici della Regione ed è presidente della Commissione per la “pappatoia” della metro leggera di Cosenza. Ci siamo chiesti più volte com’è possibile che in una Commissione che prepara un contratto d’appalto delicato come questo, ci sia proprio Domenico Maria Pallaria, dirigente illegittimo e anche indagato per la scandalosa vicenda dell’edilizia sociale ma risposta non ce n’è.

Perché in Calabria politica e magistratura corrotta continuano imperterrite a fare affari. In maniera sempre più sfacciata. E così Pallaria si prepara a dividere una torta di centinaia di milioni tra tutti i suoi compari che attendono la chiamata.

Oggi Iacchite’ vi regala lo squallido percorso politico di Pallaria, al servizio di tutti i politici corrotti. Con una particolare predilezione (e che ve lo dico a fare?) per i Cinghiali.

LA STORIA DI DOMENICO MARIA PALLARIA 

Nato a Curinga (Catanzaro) nel 1959 si laurea in Ingegneria a Napoli nel 1983 e si abilita l’anno successivo. Svolge una modesta attività professionale fino al 1993 allorchè diventa assessore ai Lavori pubblici al comune di Pizzo e vi rimane fino al 1996.

Da quel momento viene sostenuto dalla politica, che ne favorisce l’ingresso nella pubblica amministrazione sotto l’egida di vari esponenti e capibastone che nei diversi periodi lo hanno sponsorizzato. Da giugno 1996 a novembre 1998 viene pagato come consulente dell’assessore ai Lavori pubblici della Regione e preso in carico da Leopoldo Chieffallo, il quale ne impone l’ingresso al Consorzio Asi di Lamezia Terme, ovviamente senza alcun concorso, come consulente.

L’incarico presso l’Asi viene trasformato rapidamente da consulenza a direzione generale.

Pietro Fuda
Pietro Fuda

Nel 2000 viene preso in carico da Pietro Fuda, il quale lo pone sotto la sua tutela fino alla famigerata DGR del 2004 della giunta Chiaravalloti, che sancisce il trasferimento nei ruoli regionali di personale in servizio presso enti controllati, con la medesima qualifica al momento ricoperta.

L’ingegnere Pallaria, oggi inquadrato nei ruoli dirigenziali permanenti della Regione Calabria, è un dirigente regionale che non ha mai sostenuto né un concorso per l’assunzione, né per la promozione dirigenziale, truffando di fatto la pubblica amministrazione e percependo stipendi e indennità non dovuti.

E’ del tutto evidente, quindi, che la sua collocazione nella struttura organizzativa è abusiva e non può essere ricoperta.

Fuda ne promuove addirittura la nomina ad interim di dirigente generale del Dipartimento Lavori pubblici della Regione dal 2004 al 2005, sempre con la giunta Chiaravalloti.

I PROBLEMI CON LOIERO

Con l’arrivo della giunta Loiero, le cose per il Nostro cambiano rapidamente, non risultando gradito al nuovo presidente. Ma lui non si perde d’animo e, sostenuto dallo stesso Fuda e su proposta dell’ingegnere Volpe, viene portato all’Ato di Cosenza.

Ma neanche in quella postazione Loiero lo sopporta e per lui inizia un breve periodo travagliato, che lo costringe a chiedere tutela all’allora presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliverio, che aveva competenza all’Ato.

Agazio Loiero
Agazio Loiero

Forte del sostegno di parenti e amici che ricoprono ruoli di alto profilo nella Guardia di Finanza, riesce a rientrare in Regione al Dipartimento Lavori pubblici, sostituendo per pochi mesi il dirigente generale dimissionario Sabatelli nell’ultimissimo scorcio della giunta Loiero.

A marzo 2010 si vota e con l’avvento del presidente Scopelliti si ritrova ancora nel ruolo di dirigente generale reggente fino al 30 giugno 2010. Scopelliti inizialmente non lo ama e infatti gli subentra nel ruolo l’ingegnere Giovanni Laganà e il Nostro viene retrocesso al ruolo di dirigente del settore 1 dello stesso dipartimento. Tuttavia, Pallaria non si arrende e trova il modo di riaccreditarsi facendo leva sul suo vecchio amico Francescantonio Stillitani (con il quale era stato assessore a Pizzo), nel frattempo nominato assessore regionale al Lavoro. Giura fedeltà assoluta sia a Scopelliti che a Stillitani e, in considerazione anche della sua elezione a sindaco di Curinga, gli viene affidato un altro incarico di prestigio. Infatti viene incaricato quale Responsabile unico per il completamento dei lavori della Cittadella Regionale.

QUANDO PALLARIA GIURA FEDELTA’ A PINO GENTILE

Pino Gentile con Roberto Occhiuto
Pino Gentile con Roberto Occhiuto

Con le dimissioni dell’ingegnere Laganà nel settembre 2013, la giunta Scopelliti gli conferisce nuovamente l’incarico di reggenza della dirigenza generale dei Lavori pubblici e Infrastrutture per un periodo massimo di un anno. Ma alla scadenza dell’incarico nel mese di settembre 2014 gli viene rinnovato (il regolamento vigente non lo consentirebbe) l’incarico di reggenza dalla giunta regionale (presidente facente funzioni Pino Gentile, ottobre 2014).

A poco più di un mese dal rinnovo dell’incarico di Dg (per il quale, manco a dirlo, aveva giurato fedeltà eterna a Pino Gentile), lo ritroviamo al fianco del nuovo presidente della giunta regionale Mario Oliverio, al quale ha già nuovamente giurato fedeltà eterna e con il quale non disdegna una forte vocazione alla delazione, permettendogli di rivelargli tutti i più inconfessabili segreti dell’era Scopelliti & C. pur di entrare nelle sue grazie. In realtà, questo è sempre stato il suo metodo a ogni cambio di amministrazione al quale faceva seguire il cambio di casacca.

Ma oggi, con Oliverio, Pallaria ha una concentrazione di potere impressionante, del tutto abusiva. In palese condizione di inconferibilità, Pallaria è senza dubbio il dirigente italiano con maggiori incarichi. Egli risulta dirigente generale di 2 dipartimenti regionali, frutto di un accorpamento che nella precedente struttura organizzativa ne contava addirittura 4: Lavori Pubblici, Urbanistica, Ambiente e Trasporti. Pallaria è dunque il referente di ben 4 assessori: Rossi per l’Urbanistica; Russo per Trasporti-Logistica-Gioia Tauro; Musmanno per Infrastrutture; Rizzo per Ambiente. Un vero e proprio presidente ombra.

Per non parlare dei suoi incarichi di responsabile di accordo di programma. Non solo la Cittadella Regionale (della quale abbiamo già trattato) ma anche i nuovi ospedali della Sibaritide, di Gioia Tauro, di Vibo e di Catanzaro, il sistema portuale calabrese e finanche la metropolitana Cosenza-Rende.

Pallaria è perfino custode giudiziario dell’invaso dell’Alaco, dunque controllore e controllato nello stesso tempo.

Mario Oliverio
Mario Oliverio

Recentemente, sono stati i parlamentari del Movimento Cinque Stelle Nesci, Morra e Parentela a provare a smascherarlo, ma senza tangibili risultati. “La delibera di nomina di Pallaria – aggiungevano i grillini – è per legge nulla e nullo è il relativo contratto d’incarico, delle cui conseguenze economiche sono per legge responsabili i membri nominanti della giunta regionale”.

In passato – ci fanno sapere i suoi biografi – l’ingegnere Pallaria si è distinto anche per numerose vicende che caratterizzarono la gestione del servizio idrico e Sorical in particolare. In una di queste ebbe un ruolo determinante con una indagine che portò a misure cautelari e rinvio a giudizio di imprese, dirigenti pubblici e professionisti. Un lungo processo subirono, tra gli altri, Tommaso La Porta, Carmelo Salvino e Gianfranco Volpe, tutti vittime delle sue trame diaboliche e intrighi. Pallaria, in pratica, si rende complice di una serie di reati e poi fa il delatore con i suoi parenti finanzieri e incastra gli altri evitando di essere coinvolto.

Più o meno quello che ha fatto per la questione scottante dell’edilizia sociale, un’altra vergogna tutta calabrese, l’edilizia sociale.

L’EDILIZIA SOCIALE E IL RUOLO DI PALLARIA

Il ruolo di Pallaria è determinante per arrivare all’annullamento del primo bando, quello che non andava bene ai Cinghiali.

Pino Gentile, che deve tutelare Lapietra ma ovviamente anche altri suoi amici, che non sono risultati vincitori del promo bando, chiede proprio al potentissimo dirigente Domenico Maria Pallaria di sospendere il bando poiché aveva avuto notizie di numerose anomalie.

Il dirigente generale solertemente predispone una relazione e la invia immediatamente alla giunta regionale insieme a una proposta di delibera per la sospensione degli atti relativi. Nel mese di giugno 2010 la giunta regionale approva la delibera dando mandato allo stesso dg di sospendere il bando e di avviare le procedure per l’eventuale annullamento.

Nel frattempo, nel mese di luglio, Pallaria viene sostituito nel ruolo di dirigente generale dall’ingegnere Giovanni Laganà, il quale, ricevendo dalla giunta regionale il mandato, decide di nominare una commissione di esperti per la valutazione degli atti.

LA COMMISSIONE

A presiedere detta commissione viene chiamato lo stesso Pallaria, appena sostituito dall’incarico di dirigente generale. Della serie: non si capisce più niente.

E anche la commissione è una burletta. Ci sono dentro Eugenio Madeo, ex presidente della Provincia, Antonio Bove, Antonio Artusi e Luigi Rinaldo Brusco. Galleggiano tutti nel centrodestra cosentino agli ordini dei fratelli Gentile e hanno tutti compiti importanti nel Pdl.

“Un quartetto di tecnici prestati alla politica, tutti di stretta osservanza gentiliana – scrive Pablo Petrasso sul Corriere della Calabria -. Chiudono il quadro altri membri della cerchia dell’assessore: il fratello di un ex manager dell’azienda ospedaliera (nominato sempre dietro consiglio dei Gentile) e il congiunto di uno dei più stretti collaboratori dell’assessore. Quando si dice il primato della politica. Che, in questo caso, si confonde con la famiglia”.

Laganà, sulla scorta delle indicazioni della commissione, procede all’annullamento del bando con tutte le note conseguenze, anche in termini di risarcimento danni, che la Regione fu costretta a pagare.

Come si può rilevare, la modalità con la quale il “solito” Pallaria gestisce atti molto delicati non è solo superficiale, irresponsabile o maldestra, ma evidenzia profili di rilevanza penale e contabile. Prima approva gli atti della commissione consentendo l’emanazione dei decreti di finanziamento (con il consolidamento dei diritti in capo ai beneficiari), poi annulla gli stessi atti da lui approvati (al cambio dell’amministrazione regionale) determinando numerosissimi contenziosi e danni (già pagati peraltro) per svariati milioni di euro.

Ma il finale (provvisorio) di questa storia è ancora più inquietante.

In un paradosso quasi kafkiano con la sua nomina, nel settembre 2013, alla reggenza della dirigenza generale del dipartimento lavori pubblici, Pallaria ereditò anche l’interim del settore politiche della casa e con esso anche, pensate un po’, la gestione del medesimo bando di edilizia sociale.

E oggi, incredibile, ma vero, è ancora lui il protagonista della vicenda, chiamato ad approvare scorrimento della graduatoria, decreti di finanziamento o di decadenza, decreti di pagamento e compagnia bella.

Insomma, Pallaria continua a fare il bello e il cattivo tempo e a distribuire soldi. Tanto nessuno ha il coraggio di toccarlo. E persino Occhiuto (che è quanto dire) lo richiama alle sue responsabilità.

Chissà se Nicola Gratteri ha mai sentito parlare di lui.