Regione: i soldi della Ferro, la gioia di Rizzuti e la paura di Morrone

Ennio e Luca Morrone
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Wanda Ferro entra anzi rientra in Consiglio regionale, perché davvero non si capisce come sia stato possibile che qualcuno abbia deciso di tenere fuori il candidato presidente.

La Ferro, a dire il vero, insieme ai suoi legali, avrebbe potuto infierire ricorrendo, come aveva fatto la Democrazia Cristiana, sull’incostituzionalità della legge, che era chiara anche ai bambini, ma Wanda, che è donna di “sistema”, ha capito che non serviva a nulla togliere Palla Palla dalla poltrona. E così si “consolerà” con tre anni di stipendio da consigliere regionale (20mila euro al mese), che anche una donna benestante come lei non disprezzerà.

Intanto, com’è giusto che sia, prende posizione sulla sentenza della Consulta anche Eraldo Rizzuti, segretario regionale della DC.

“Esprimo grande soddisfazione – scrive Rizzuti in una nota – per la sentenza della Corte Costituzionale in merito alle motivazioni della sentenza che richiama  in toto i contenuti del ricorso della Democratica Cristiana anche se nel respingere lo stesso hanno vinto “altre logiche”.

“Il  Consiglio regionale – continua Rizzuti – non poteva legiferare in regime di prorogatio perché mancavano i presupposti dell’urgenza  e per questo è stato riconosciuto il diritto della Ferro ad entrare in consiglio. E’ stata riconosciuta l’illegittimità delle modifiche alla legge  elettorale regionale del 12 settembre del 2014, quando le modifiche sostanziali  sono avvenute nel giugno 2014 e sempre in regime di prorogatio. Quindi di fatto, anche se nessuno lo dice, la legge elettorale della Calabria è illegittima e incostituzionale. Nella nostra amata Italia, non esiste la certezza del diritto e le leggi vengono interpretate per gli amici e applicate per i nemici. Adesso cosa succederà? Resterà in vigore questa legge o la si  modificherà?  E come?  Vi ricordo che nei veri Paesi democratici  per qualche lettera aperta si sono annullate le elezioni…”.

Quanto al consigliere che dovrà fare posto alla Ferro. ora toccherà al TAR stabilire se deve uscire Ennio Morrone oppure Giuseppe Mangialavori, entrambi eletti con i resti.

Il TAR, recepita la sentenza, si prenderà un po’ di tempo e poi chiederà all’avvocatura regionale ed alla Corte d’appello di verificare chi sia il consigliere con la 30ª cifra elettorale..

Se per Mangialavori può essere un buon auspicio, il famoso avvocato amministrativista Oreste Morcavallo ha già detto che deve uscire lui. E come sanno tutti i cosentini, quando Morcavallo si sbilancia a favore di qualcuno, è vero l’esatto contrario.
Ragion per cui, se fossimo al posto di Morrone, saremmo parecchio preoccupati.