Regione, la dittatura di Pallaria e quello che Gratteri non dice

Domenico Maria Pallaria
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«I presidenti parlano e passano, i dirigenti restano», dicono i dipendenti della Regione Calabria. Lo ripetono come un mantra per tenere ben a mente le gerarchie e orientarsi in quella torre di babele che è la Cittadella regionale.

La politica è confinata al dodicesimo piano, tutto il resto è area riservata ai colletti bianchi.

Per il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri sono loro il nuovo centro di potere: «Prima ancora della politica e della ’ndrangheta, il problema della Calabria sono i quadri della pubblica amministrazione». Nella regione dove su cento lavoratori 65 hanno un impiego pubblico e circa la metà delle imprese ha come primo cliente la pubblica amministrazione, un imprenditore deve attendere 5 mesi per ottenere il pagamento di una fattura, il doppio della media italiana. È qui che per usare le parole di Gratteri «si gestisce la cosa pubblica con metodo mafioso».

CROLLO PER LENTEZZA

Questa estate i turisti in vacanza a Fuscaldo, località di mare in provincia di Cosenza, non hanno potuto concedersi una passeggiata sul lungomare, semplicemente perché non c’è più. L’ultima mareggiata lo ha sbriciolato. Un evento decisamente prevedibile.
messinette (ne abbiamo scritto proprio qualche giorno fa)
Tanto è vero che tre anni fa era stato presentato alla Regione un progetto per la sua messa in sicurezza. Sono partite consulenze ed è stato subito realizzato un bel masterplan con un progetto definitivo, ma i lavori non sono mai partiti.
Tutto bloccato, manca il visto sulla valutazione di impatto ambientale. Mentre a Fuscaldo il mare ormai bussa alle case, in Regione la discrezionalità sembra essere la regola. Per metterci un freno l’anticorruzione ha dovuto inviare una circolare per precisare una cosa ovvia: i pagamenti devono seguire un ordine cronologico, prima le pratiche più datate poi quelle recenti. Nonostante l’appello i dirigenti continuano a decidere chi e quando pagare.

 

BENVENUTI NELLA GIUNGLA

oliverio-tansi«L’apparato amministrativo della giunta regionale è una giungla, anzi un muro di gomma».

L’affondo del capo della Protezione civile calabrese Carlo Tansi è durissimo. Geologo del Cnr, da meno di un anno è stato nominato dal presidente Mario Oliverio: «Ho trovato una illegalità diffusa, c’è una commistione tra alcuni dirigenti e ben individuabili imprenditori». Insomma la torta andrebbe a finire sempre nelle stesse mani o almeno «così è stato fino adesso».

Tansi scende nello specifico: «Succede per esempio che il bando per acquistare mezzi fondamentali per la pulizia dei letti dei fiumi sta fermo per mesi e invece la gara per le divise degli operai si affida subito e va immediatamente in pagamento».

Tutto quello che ha scoperto Tansi l’ha portato all’attenzione della guardia di finanza. Nell’elenco c’è di tutto, oltre 28 milioni di euro per le alluvioni nel Vibonese spesi senza uno straccio di rendicontazione, antenne radar pagate fior di milioni e abbandonate in un magazzino, e poi ci sono le jeep.

Poche settimane fa, infatti, una pratica monstre è stata stoppata appena un attimo prima della firma del governatore. Il direttore generale al ramo aveva approvato l’acquisto di 220 pick up che la Regione avrebbe dovuto pagare ben 85 mila euro cadauno.

IMPRENDITORI VITTIME

calliAncora più deciso l’ex presidente della Confindustria, Pippo Callipo: «Taglieggiano gli imprenditori molte volte costringendoli a chiudere». Parla per esperienza personale, del suo personale calvario se ne sta occupando il tribunale di Catanzaro: «Quando ho iniziato a denunciare questo stato di cose sono stato vittima di una serie di controlli e ispezioni. Mi volevano far tacere, ma non ce l’hanno fatta, io sono un uomo libero».

La proposta di Callipo adesso è «di istituire un numero verde della Procura per favorire le denunce di cittadini e imprenditori vessati». In attesa del fil rouge con il procuratore Nicola Gratteri qualcuno ha pensato di risolvere il problema in modo più originale: un imprenditore agricolo esasperato dai ritardi ha atteso il dirigente del dipartimento nel parcheggio e gli ha rovesciato addosso un secchio di letame. Un altro con interessi nel fotovoltaico invece si è affidato alla politica.

Dal dirigente «lumaca» ha mandato l’allora assessore Domenico Tallini che ha pensato di convincere il funzionario non solo con le parole: ora deve rispondere di violenza privata.

POTERE PERMANENTE

Ma nonostante critiche, denunce e botte la gran parte dei dirigenti resta sulla sua poltrona, e non solo. È il caso di Domenico Pallaria, sindaco di Curinga, entrato come consulente in Regione negli Anni Novanta, ha superato spoils system e mutamenti politici, ora è direttore generale per Ambiente, Lavori Pubblici, Urbanistica e Trasporti.

Ma il super dg è anche responsabile del procedimento per alcuni dei più importanti appalti calabresi: la metro di Cosenza, i quattro nuovi ospedali (Sibari, Palmi, Catanzaro e Vibo) e il nuovo sistema depurativo. Un record che il Movimento 5 stelle ha segnalato all’autorità anti corruzione. Non è il solo a cumulare più cariche.

Carmelo Barbaro è dg dell’Audit, l’organo che controlla la spesa dei fondi comunitari. Ma da alcuni mesi è anche commissario della fondazione Calabria etica che lavora proprio con i finanziamenti europei. Insomma, controlla se stesso.

COMUNQUE PROMOSSI

Eppure a guardare il decreto 5416 del 12 maggio scorso i dirigenti calabresi sono fra i più efficienti d’Italia: hanno tutti ottenuto l’indennità di risultato. Un bonus da un milione e mezzo di euro. Tutti promossi a pieni voti anche quelli che in Regione non ci potrebbero proprio stare. Il consiglio di Stato con la sentenza 4139 del 21 aprile 2015 ha annullato la promozione a funzionari di 985 dipendenti regionali. Uno tsunami che sembrava dovesse travolgere la struttura burocratica. A distanza di nove mesi nulla è cambiato. Nessuno stupore «tutto passa, i dirigenti restano».

Gaetano Mazzuca

La Stampa

QUELLO CHE GRATTERI NON DICE

gratteri-nicola-web12Fin qui il Gratteri pensiero e le pur lodevoli intenzioni dei giornalisti calabresi come l’ottimo Gaetano Mazzuca che scrive per “La Stampa”. Ma ci sono, come al solito, cose che si possono scrivere e cose che non si possono scrivere.

Se alla Regione Calabria siamo arrivati alla dittatura di Pallaria, oltre che per il potere politico, ci dev’essere anche qualche altra cosa che evidentemente sfugge sia a Gratteri sia ai giornalisti. Gratteri lo sa che Pallaria si fa forte da una vita del sostegno di parenti e amici che ricoprono ruoli di alto profilo nella Guardia di Finanza? 

E lo sa che questi parenti finanzieri influenzano i suoi colleghi della procura di Catanzaro, della quale è diventato procuratore? Lo sa che qualche giorno fa proprio il signor Pallaria è stato rinviato a giudizio per il verminaio dell’edilizia sociale con la quale ha aiutato compa’ Pinuzzu Gentile a distribuire milioni ai suoi amici palazzinari cosentini? 

Noi crediamo che tutte queste cose Gratteri le sa ma non le può dire e non ci fa per niente una bella figura. Perché se determinati personaggi sguazzano, la colpa è soprattutto della magistratura e delle forze dell’ordine corrotte.

Gratteri, che di solito ne ha per tutti, queste cose non le può dire? O se ne vergogna? Attendiamo risposte, possibilmente non “telecomandate”.

g. c.