Regione, i misteri dell’ambulatorio della Cittadella e lo strano caso dell’infermiera

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L’ambulatorio della Cittadella che non “funziona” e lo strano caso dell’infermiera al capezzale del malato: la Regione

L’organizzazione e la reale utilità dell’ambulatorio della Cittadella – inaugurato con grande soddisfazione dai vertici della Regione – appare sempre più indecifrabile per via del funzionamento. A metterlo in rilievo è la Cisal, che sulla vicenda ha posto l’accento per la sua estrema delicatezza.

La struttura, situata nella zona Scirocco con accesso dall’esterno, è il frutto di un accordo fra Asp di Catanzaro e Regione e funziona con l’impiego di 10 infermieri (dipendenti a tempo indeterminato dell’Azienda Sanitaria) in servizio con due unità a turno dalle 8 alle 17 lunedì e mercoledì e dalle 8 alle 14 martedì, giovedì e venerdì. E qui si denota la prima incongruenza: il personale dell’ente non va via per intero alle 14 nei giorni in cui non c’è il rientro. Chi resta, rimane quindi privo di copertura.

Ma il vero vulnus – stigmatizza il sindacato – è la mancanza di un medico che rende quasi inutile l’ambulatorio. Gli infermieri, infatti, possono solo controllare e valutare i parametri, riscontrando ad esempio una crisi ipoglicemica, un problema cardiaco (eseguendo un elettrocardiogramma), misurare la pressione o la temperatura, ma sono impossibilitati a prescrivere qualunque tipo di farmaco. Tanto è vero che il malcapitato dipendente, senza una prescrizione medica, non può sperare di ottenere neppure una semplice Tachipirina o un Lasix o ogni altra medicina di uso comune.

Motivo per cui, per avere dei farmaci, dovrebbe essere munito di ricetta o – nei casi più gravi – attendere come chiunque l’arrivo del 118. Un’ambulanza come ovvio munita di medico, abilitato a fare diagnosi e conseguenti prescrizioni. L’auspicio, però, è che i soccorsi arrivino presto, fatto non sempre scontato in virtù della concomitanza a volte di tante emergenze.

Resterebbe, in realtà, un’altra possibilità “interna”: l’utilizzo dell’auto-medica regionale, che però è una Defender della Land Rover non proprio idonea al trasporto di un soggetto vittima di un malore o un incidente. E il perché è presto detto, il modello di veicolo dispone appena dello spazio per ospitare una barella. Di conseguenza, nessun sanitario può stare accanto al malato durante il trasporto in ospedale.

Un altro aspetto da evidenziare è il dubbio sui controlli periodici della vettura (inclusi i farmaci disponibili a bordo), l’eventuale previsione di figure preposte a tale verifica e il gruppo degli autisti deputati a guidarla. Nel caso di specie si tratta di quattro dipendenti della Protezione Civile privi tuttavia di un ordine di servizio e non si sa se idonei a condurre il particolare mezzo.

Ma, tornando alla questione dell’ambulatorio, la Cisal si chiede il perché non vengano impegnati in Cittadella due infermieri fissi, bensì unità a rotazione, con gli stessi sanitari impiegati che spesso in caso di chiamata per prestare soccorso faticano persino a trovare la postazione lavorativa da raggiungere fra i vari lati del mega edificio (Maestrale, Ponente, Libeccio, Greco, Levante e Scirocco).

Eppure è stato indetto dall’Asp un avviso di mobilità volontaria riservata agli infermieri per l’assegnazione di un’unità all’ambulatorio della Cittadella il 16 maggio con scadenza il 31 maggio scorso. Ci chiediamo quindi cosa si attenda per dare seguito a questo bando.

E poi, non sembrano tanti 10 infermieri quando invece ne basterebbero poco meno della metà ma garantendo l’indispensabile figura del medico? Motivo per cui, lo ribadisce lo stesso sindacato, occorrerebbero almeno un paio di unità fisse (5 giorni su 7) e magari specializzate in pronto intervento, non certo quelli attuali – pur bravi, per carità – ma arrivati dal poliambulatorio di Lido in cui non si occupavano di certo di emergenze. Sarebbe infine anche auspicabile che l’ambulatorio disponesse di una sedia-medica, poiché attualmente la struttura ne è priva.

Incredibile, ma vero, come un’altra chicca (commentiamo amaramente) relativa a una scelta incomprensibile. Una decisione che, detto con franchezza, ci lascia davvero molto perplessi. Il riferimento è allo strano caso dell’infermiera che diventa amministrativa (con assegnazione temporanea di incarico fino al 31 dicembre 2018, ma rinnovabile) facendo domanda in base a una norma di cui la diretta interessata sbaglia persino la data nell’istanza rivolta all’ente. La legge richiamata è infatti la n.8 del 2003 che la signora tramuta nella 8/2013. Un errore materiale, che non le impedisce però di ottenere il placet del dg del dipartimento Tutela della Salute Riccardo Fatarella. Eppure la lavoratrice in questione da curriculum è qualificata ed esperta per espletare le mansioni di infermiera, salvo però essere impiegata in ufficio. Una scelta di cui non si comprende la ratio, considerato che in Regione operano già oltre duemila dipendenti.

Una considerazione di fronte a cui non regge la scusante della gratuità per la Regione delle prestazioni del personale proveniente da altre amministrazioni. Nella circostanza, peraltro, l’Asp viene finanziata – guarda un po’ – proprio dalla Regione in una sorta di Gioco dell’Oca in cui si torna alla casella di partenza. E la stessa Azienda, pur denunciando palesi carenze d’organico in ambito clinico, corrisponde dunque uno stipendio a un dipendente che opera in un’amministrazione esterna. Un’unità di sicuro surrogata da colleghi a cui magari viene riconosciuto anche lo straordinario. Quanto spreco di denaro, dunque, in un momento storico e soprattutto in una realtà che non dovrebbe e non potrebbe di certo consentirselo, ottimizzando al contrario tutte le spese.

Ma non è finita qui, perché per la Regione ci sono pure costi accessori nel giovarsi di questi lavoratori pur in carico all’Asp. Quali? È presto detto – chiosa la Cisal – il solo fatto che occupi uno spazio in uno degli open-space del palazzone di Germaneto implica l’attivazione di una serie di servizi non certo gratuiti: postazione, computer, stampante, corrente elettrica, riscaldamento e aria condizionata, linea telefonica e internet, cancelleria e così via.

Si ponga quindi attenzione all’ambulatorio della Cittadella su cui si deve intervenire immediatamente nella speranza che nel frattempo ogni pericolo venga scongiurato e si metta pure un freno alla migrazione di personale che non fa al caso della Regione. Un ente che si ritrova al suo interno tanti profili professionali non certo del tutto adeguati alla mission da svolgere.