Regione&Incendi, Misura 8 Psr Calabria: poca trasparenza, fondi concessi sulla parola

Continua la polemica sui bandi Misura 8 del PSR Calabria 2014/20, la cui scadenza è fissata il prossimo 18 settembre, nonostante che – solo pochi giorni fa – Calabria Verde (azienda in-house della Regione Calabria) ha confermato che per gli oltre 9.000 incendi registrati ancora «è in corso la procedura per la corretta localizzazione dell’area interessata». Vi sveliamo i retroscena del contestatissimo bando, finanziato con fondi europei, e di cui i contribuenti calabresi rischiano di pagare il conto.

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di Matteo Olivieri

Ormai ci siamo. Salvo ulteriori rinvii, lunedì 18 Settembre scadrà il famigerato bando “Misura 8” del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Calabria, che come ormai si sa, prevede una dotazione di 70,4 milioni di euro per azioni di “imboschimento e creazione di aree boscate” (8.1.1), per la “prevenzione dei danni da incendi e calamità naturali” (8.3.1), per il “ripristino delle foreste danneggiate da incendi, calamità naturali ed eventi catastrofici” (8.4.1), per gli “investimenti diretti ad accrescere il pregio ambientale degli ecosistemi forestali” (8.5.1), nonché per “interventi in tecnologie forestali, trasformazione, mobilitazione e commercializzazione prodotti forestali” (8.6.1).

Nonostante le numerose perplessità mostrate da me, da altri studiosi, da comitati di cittadini, da associazioni di protezione ambientale e organizzazioni di categoria, e perfino da alcuni partiti politici, la Regione Calabria non ha ancora accolto la sollecitazione a ritirare il bando, ignorando tutti i giudizi fortemente negativi rivolti all’attuale Amministrazione regionale per come ha gestito la gravissima emergenza degli incendi verificatasi questa estate in Calabria. I roghi, che hanno mandato in fumo centinaia di ettari di boschi, hanno anche causato la compromissione degli ecosistemi ed il degrado di habitat estremamente fragili in zone naturalisticamente protette, come parchi nazionali e Siti di Importanza Comunitari/Zone di Protezione Speciale.

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Durante l’emergenza incendi, in Calabria sono andati distrutti 33 mila ettari di territorio. Su oltre 9.000 incendi registrati dalla sala operativa di Calabria Verde, ben 217 incendi hanno riguardato superfici maggiori di 30 ettari.

La domanda legittima è se tutto ciò poteva essere evitato, visto che la prevenzione degli incendi boschivi è stata completamente trascurata dall’agenda politica della Regione Calabria. A titolo di esempio, il divieto di accendere fuochi vige dal 15 giugno al 30 settembre, ma il Piano Regionale Antincendi Boschivi (AIB) è stato approvato soltanto il 13 giugno scorso, non lasciando quindi tempo per organizzare alcun efficace tipo di intervento di prevenzione. Anche il controllo del territorio è stato fortemente carente,visto che molti incendi si sono propagati a partire dai margini delle strade, o da aree incolte o abbandonate di pertinenza del demanio dei Comuni, a cui è affidata la manutenzione ordinaria. Le conseguenze di tali incendi purtroppo si manifesteranno a breve, in termini di frane, dissesto idrogeologico, desertificazione ed effetti su fauna e biodiversità naturale.

E, benché alcune delle associazioni di tutela dell’ambiente censite tra le associazioni di rilevanza nazionale fanno sapere di aver inoltrato ripetute richieste di incontro agli organi della Regione Calabria, in modo da discutere per tempo sulle prevedibili criticità (come la riapertura della stagione della caccia), nonché per offrire la propria esperienza nella gestione della crisi, nessun riscontro ufficiale risulta essere mai pervenuto a tali richieste. Addirittura, per come è stato reso noto, neppure nella fase più acuta dell’emergenza l’attuale Amministrazione regionale ha inteso convocare le associazioni di tutela ambientale per analizzare insieme il problema e cercare soluzioni condivise, preferendo invece optare per decisioni dal sapore sensazionalistico, come la richiesta di invio dell’esercito o di altri volontari non addestrati per lo spegnimento degli incendi, lasciando inutilizzate le tante preziose risorse costituite dalle associazioni di tutela ambientale.

Secondo i dati diffusi da Calabria Verde, il 78% degli incendi ha riguardato terreni boschivi e il 21% i terreni agricoli. Alcuni hanno minacciato i centri abitati. Su 33 mila ettari di territorio bruciati, ben 20 mila sono in provincia di Cosenza.

A ciò si aggiunga che il bando “Misura 8” del Piano di Sviluppo Rurale, prorogato al 18 settembre, pone un serio rischio di premiare comportamenti irresponsabili, visto che concede incentivi economici alla ricostituzione del patrimonio boschivo incendiato tra l’altro anche nel caso di assenza di un Piano di Gestione Forestale regolarmente approvato, essendo invece sufficiente «l’impegno ad acquisirlo entro il termine di conclusione dei lavori», e solo per gli «investimenti ammessi a finanziamento».

Come si sa, il Piano di Gestione Forestale è un documento tecnico pluriennale necessario a descrivere e valutare i rischi di tipo biotico e abiotico relativi all’area di intervento, e con il quale si definiscono gli obiettivi di taglio dei boschi, nel rispetto delle esigenze delle popolazioni locali e coerentemente con i vincoli contenuti negli strumenti di pianificazione territoriale provinciale, regionale, nazionale e comunitaria (come il Piano Forestale Regionale, il Piano Territoriale di coordinamento provinciale, Piani di gestione delle aree protette o dei siti Natura 2000, Piano di Assetto Idrogeologico, ecc.).

Pertanto, ci si domanda sorpresi come sia stato possibile autorizzare il bando (che prevede tra l’altro anche interventi selvicolturali di taglio), se non si ha contezza dei rischi idrogeologici e naturalistici insistenti sui suoli futuri beneficiari degli interventi a valere sulla “Misura 8”. Ancora più perplessi ci si domanda quali reali motivi abbiano potuto convincere la Regione Calabria a non richiedere il possesso di tale requisito per la partecipazione al bando, quale forma cogente di controllo preventivo. Perfino la proposta di legge regionale depositata a fine agosto in Consiglio Regionale, volta ad istituire anche in Calabria il Catasto delle aree percorse dal fuoco (per come disposto dalla legge quadro 353/2000), non garantisce dalla possibilità di aggirare i vincoli di legge quinquennali sulle aree percorse dal fuoco, quando si è in presenza di seri motivi di incolumità pubblica o di tutela ambientale. Tutti questi motivi inducono a ritenere che la Regione Calabria non è in grado di assicurare la necessaria imparzialità ed il rispetto della legge in materia di incendi boschivi, ai fini dell’espletamento del bando “Misura 8” del PSR 2014/20.

Aree percorse dal fuoco il provincia di Cosenza: in giallo gli incendi degli ultimi 30 giorni, in azzurro quelli degli ultimi 90 giorni.

Pertanto, in attesa di ricevere dai Dipartimenti regionali competenti le opportune delucidazioni sulle gravi anomalie procedurali riscontrate nella gestione dell’intera tematica di prevenzione degli incendi boschivi, si ribadisce la necessità che la Regione Calabria (nella persona del Presidente Oliverio, che ha l’interim in materia di agricoltura e forestazione) revochi in autotutela il bando “Misura 8”. 

Inoltre, si chiede che le eventuali azioni di rimboschimento da attuare in deroga ai vincoli di legge 353/2000 (in modo tale da riparare oggettive situazioni di dissesto idrogeologico e a prevenire indifferibili situazioni di incolumità pubblica), vengano effettuate in via prioritaria attraverso il rimboschimento naturale e senza conferire alcun incentivo economico diretto a chicchessia, in modo da evitare che l’aspettativa di ricevere contributi pubblici “in conto capitale” e “una tantum” risvegli gli appetiti morbosi di chiunque fosse eventualmente più interessato ai soldi che alla tutela dell’ambiente.