Rende, bullismo alla scuola di Villaggio Europa: il servizio de “Le Iene”

Hanno accuratamente evitato anche di pronunciare il nome della scuola e la località nella quale si trova, limitandosi a dire che si tratta di una “scuola d’élite” della Calabria. Hanno provato a far dire qualcosa di “umano” alla dirigente dell’istituto, che ne so, una parola di umana comprensione, di vaga solidarietà. Niente da fare. Chiusura totale.

“Le Iene” – come avevamo preannunciato qualche giorno fa – hanno dato ampio risalto al caso di bullismo nella scuola media del Villaggio Europa di Rende (speriamo che non si commetta un reato scrivendone gli estremi…) denunciato da Andrea, un bambino di 12 anni, dai suoi genitori e dalla psicoterapeuta che lo sta seguendo in questa difficile fase della sua vita.

Andrea ha raccontato alla iena Nina quello che è stato costretto a subire quando frequentava la prima e la seconda media alla scuola di Villaggio Europa a Rende, la scuola definita d’élite appunto. I suoi “nemici” non sono – almeno all’inizio – i soliti bulletti figli di papà ma addirittura tre ragazzine, definite “belle, selettive, brave a scuola, osannate dai professori e dalla preside, vip e snob”, che lo prendono di mira e lo umiliano a più riprese coinvolgendo anche i maschi (“… se gli fai male, ti pago…”) e isolando di fatto Andrea.Il loro bullismo (perché di questo si tratta) si manifesta in continui insulti all’interno della scuola e in continue umiliazioni davanti a decine di altri bambini, uno stillicidio sempre più insopportabile che culmina con la pubblicazione di un video offensivo contro Andrea sui social network. Siamo quasi alla conclusione dell’anno scolastico 2016-17 ed è a questo punto che Andrea si decide a raccontare tutto ai genitori, che scrivono alla dirigente scolastica Franca Lucia Perri (speriamo di non aver commesso un altro reato scrivendo il suo nome…) e le chiedono di prendere provvedimenti non ricevendo nessuna risposta. Anche gli insegnanti, dunque, se ne lavano le mani, temendo non si sa bene chi e non si sa bene cosa, pur se i cognomi dei bambini “bulli” evidentemente non devono essere proprio “sconosciuti”. La psicoterapeuta Gabriella Reda, al microfono de “Le Iene”, spiega che Andrea era visibilmente turbato, irrequieto e insicuro di ogni cosa che faceva, ansioso per ogni tipo di evento e costretto a chiedere continuamente l’aiuto e il supporto dei genitori a causa del suo stato emotivo che gli provocava anche frequenti crisi di pianto.

A settembre 2017 Andrea torna a scuola e sembra che gli atti di bullismo – forse a causa della segnalazione dei genitori – finalmente siano finiti ma è solo un’illusione perché dopo qualche settimana riprendono come e più di prima. Poi, a dicembre, in un centro commerciale, Andrea subisce un’aggressione da parte di un ragazzo di un’altra scuola, cade malamente ed è costretto a portare le stampelle per tre mesi. I genitori ritengono che si tratti di un episodio strettamente legato al bullismo nella scuola di Villaggio Europa e decidono di trasferire Andrea in un’altra scuola senza che la preside e naturalmente anche gli insegnanti si interessino di capirne le motivazioni. La signora Perri si limita soltanto a dare il nullaosta, quasi sollevata per aver risolto il “problema”. E il bambino dice chiaramente che non ce l’ha tanto con chi l’ha bullizzato, ma con i grandi (preside, insegnati e genitori dei piccoli bulli), che – secondo lui – sono molto più colpevoli dei suoi coetanei.

Il confronto tra la iena Nina e la preside sembra un dialogo tra sordi. La signora Franca Lucia Perri nega categoricamente che nella “sua” scuola d’élite possa albergare il bullismo e si affretta addirittura a dire che nel suo istituto hanno predisposto anche un programma contro questa piaga sociale, provocando la stizzita reazione della iena. Insomma, nessuna possibilità di farle ammettere che nella “sua” scuola qualcuno possa aver fatto del male ad Andrea e addirittura la sottolineatura che l’aggressione fisica non la riguarda, quasi come se il bambino non fosse mai stato un alunno di quell’istituto. Niente da fare.

Lo spettatore medio rimane con la bocca amara dopo aver visto i 14 minuti del servizio e ascoltando Andrea che ha addirittura parole di comprensione per i suoi “aguzzini” riesce anche a disegnare sul suo volto un sorriso di beffa: se non ci sono riusciti i “grandi” almeno ci è riuscito il bambino. Che tristezza!