“Rende è una città senza identità”: l’allarme di Massimiliano De Rose

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Il movimento Rende cambia Rende ha organizzato un’iniziativa al Museo del Presente sul tema “Rende che guarda avanti …”. Hanno partecipato Massimiliano De Rose, consigliere comunale, Mimmo Talarico di Calabriattiva, Manlio Gaudioso, Gianluca Tiesi e Fabio Vincenzi, coordinati da Valentina Mari.

Pubblichiamo una sintesi dell’intervento di Massimiliano De Rose.

“Il senso è la ragione di questo incontro. Prendiamo le mosse da una esigenza avvertita e diffusa in città, tra quanti in questi due anni e negli ultimi mesi ancora di più, hanno avuto la percezione netta di una Rende profondamente in crisi, che non solo ha esaurito la spinta inerziale dei suoi anni migliori ma che continuando sulla traccia data da questa amministrazione, è destinata ad affrontare un declino inesorabile …. neppure troppo lento.

Rende certamente vive una crisi profonda che, anche a prescindere dai fatti più recenti, è prima di ogni altra cosa una crisi di identità di cui soffre già da alcuni anni …. non solo Rende non è più quella che è stata in passato …. ed è sufficiente percorrerla dal centro alle periferie per rendersene conto …. ma Rende non è neppure quella promessa da chi oggi la amministra.

Non solo le questioni più banali di ordinaria amministrazione (dalla manutenzione delle strade al servizio di raccolta dei rifiuti, ai tributi, ad un welfare casalingo) ad essere la prova di un peggioramento allarmante che offende e mortifica i cittadini e la storia di questa città … quanto anche il fatto che Rende è rimasta immobile con una amministrazione che si è dimostrata incapace su infinite altre questioni che prioritarie in campagna elettorale a distanza di due anni sono rimaste non solo non risolte, ma rispetto alle quali non esiste una idea compiuta per una loro soluzione ….

Un immobilismo sostanziale in ogni ambito che trova in alcune questioni gli esempi più lampanti ed immediati ….

  • bonifica Legnochimica: un tema che le minoranze e le associazioni hanno imposto all’agenda del sindaco. Non c’è ancora neppure un piano da mettere in campo. Le minoranze hanno preteso si discutesse e che i comitati e le associazioni ponessero costantemente le proprie domande senza avere riscontri concreti. Solo dichiarazioni di impegni e improbabili commissioni consiliari …
  • centro storico: non ha visto molto di più che dichiarazioni di intenti e qualche sporadica iniziativa che non serve a molto e non può certamente passare attraverso una riduzione della Tari per le attività e per i nuovi residenti se ogni intervento non si contestualizza in un piano strategico che deve dire chiaramente cosa vogliamo che diventi il Borgo antico … quale vocazione vogliamo assecondare … dovendosi incidere su più ambiti …. permanendo altrimenti la sua emarginazione…

Il passato ci ha consegnato un centro storico ancora ben conservato, recuperato e dotato di importanti opere infrastrutturali, un patrimonio di arte e cultura che esprime una potenzialità che può e deve essere valorizzata e deve essere messa in relazione e deve offrirsi all’intera area urbana in sinergia con altri centri storici.

E’ rimasta una potenzialità inespressa e si sono perse opportunità.

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  • Rende Servizi: altra questione irrisolta, sulla quale non si è intervenuti per garantire un più efficiente impiego del personale, che poi si traduce nella migliore conservazione e manutenzione dei parchi delle aree verdi, dei servizi offerti alla cittadinanza. Non si è intervenuti per ampliare gli ambiti di attività e di servizi da fare espletare, in due anni gli unici interventi hanno riguardato i vertici aziendali ma senza mettere in campo alcun intervento per garantire maggiore efficienza, economia ed efficacia nella gestione del personale e nella valorizzazione del personale.
  • I lavoratori sono ancora in solidarietà. Neanche per la Rende Servizi in due anni si è fatto altro. Si aspetta da tempo un piano industriale che non arriva e se arriverà siamo certi si risolverà in un tirare a campare senza prospettive.

Esistono due livelli del ragionamento politico da affrontare a Rende.

Il primo, il più ovvio ed urgente compete a tutti ma è responsabilità esclusiva di chi l’amministra oggi. Adoperarsi per garantire efficienza dei servizi ai cittadini, mantenere e garantire la fruibilità delle strade dei parchi e delle scuole, delle numerose strutture comunali culturali, sportive, sociali ricreative ovvero tutte le cose da fare in ogni ambito affinché Rende non arretri ancora, non perda altre posizioni, non vanifichi definitivamente ogni sua opportunità.

Poi però c’è un altro livello, non meno importante del primo, che compete non solo a chi oggi l’amministra ma a tutti gli amministratori a tutti i rendesi ad una intera classe dirigente vecchia e nuova, del presente e del futuro.

Cosa faremo di Rende, che tipo di città vogliamo che sia, come intendiamo connotarla su cosa vogliamo investire, quale sarà la sua vocazione e la sua economia nei prossimi decenni, quale ruolo vogliamo assegnarle nello scenario dell’area urbana, della provincia e della regione.

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Sono tematiche che occorre discutere a partire da adesso, ciascuno dalla propria postazione. La Rende bella, ordinata, verde, dei musei e dei parchi fluviali, di una certa urbanistica, è un patrimonio straordinario che abbiamo ereditato, merito di chi ci ha preceduto e di una intera comunità che ne è stata orgogliosa e consapevole.

Un patrimonio che non dobbiamo solo pretendere che sia rispettato e conservato, ma un patrimonio che dobbiamo saper valorizzare ed accrescere, dobbiamo porci dei traguardi ulteriori se vogliamo proiettare Rende nel futuro e consentirle di essere ancora un riferimento, sapendo che in ogni ambito ci sarà maggiore competitività.

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Il futuro e l’economia di Rende non è già più e non potrà essere l’economia della costruzione così come si è intesa fino adesso, bisognerà guardare ad altri ambiti e dallo sfruttamento del territorio si dovrà necessariamente passare allo sfruttamento della conoscenza, che è la più importante risorsa di questa città, che ha la sua finestra sul mondo attraverso l’Unical.

Il patrimonio di città che abbiamo ereditato è valso a distinguere Rende e renderla esempio negli anni passati, ma non basterà ancora a distinguerla a farla primeggiare in ambito provinciale e regionale ancora in futuro.

E’ da questa consapevolezza che deve partire la riflessione di oggi Rende che guarda avanti con un occhio al presente per non vanificare le conquiste del passato, ma con l’altro al futuro.

Rende in questi anni ha anche rinunciato a svolgere o è stata incapace di svolgere il ruolo che le compete nel contesto dell’area urbana alla quale pure porta in dote un immenso patrimonio. L’Amministrazione Manna è stata pressoché assente dalle questioni dibattute nell’area urbana

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Sulla questione della sanità non solo si è assistito alla riduzione dei servizi territoriali dell’Asp, servizi territoriali importanti per la città, ma pure si è rimasti lontani dalla discussione sul Nuovo Ospedale pubblico dell’Annunziata, che è un’opera indispensabile e strategica per la città e non è certo indifferente che si collochi a Vagliolise piuttosto che sul vecchio sito o anche all’università. Nessun dibattito, nessuna discussione in consiglio, nessuna posizione ufficiale espressa dalla maggioranza o dal sindaco di Rende, sempre troppo attento a non urtare le diverse sensibilità della sua eterogenea maggioranza.

Così pure confusa ed incoerente la posizione relativa al trasporto pubblico nell’area urbana, che da una netta bocciatura in campagna elettorale riguardo la metro leggera, passando per la sponsorizzazione della circolare veloce con l’inaugurazione della prima ed anche ultima corsa da parte del sindaco stesso, si è passati a ritenerla indispensabile facendo attenzione a non spiegare alla città quali le ragioni di questo “cambiamento di idea” strategico per fare cosa? Come si contestualizza con lo sviluppo futuro della città? Come si raccorda l’opera con il redigendo PSC del quale non si ha notizia alcuna?

Marcello Manna e Mario Occhiuto
Marcello Manna e Mario Occhiuto

Rende, è necessario prenderne atto, soffre prima che di ogni altra cosa del sostanziale immobilismo politico di chi l’amministra, della incapacità di cogliere e valorizzare le opportunità che derivano dal passato, di affrontare risolutivamente le criticità del presente, e poi di guardare appena oltre le contingenze e di recuperare nello scenario cittadino più ampiamente inteso il ruolo che certamente le compete.

Della necessità di guardare oltre, dell’immobilismo di questi ultimi anni è consapevole la stessa maggioranza che amministra la città, le stesse forze che sostengono il sindaco hanno la consapevolezza del limite di questa esperienza amministrativa.

Di questo è prova inconfutabile la richiesta da più parti ed a più voci da parte della maggioranza di “un cambio di passo”, poi di un “rilancio dell’azione amministrativa”, poi ancora di un “rimpasto di giunta” fino addirittura a proporre una indefinita “costituente” ed un appello alle forze di minoranza.

Non ci sono alibi per nessuno, diciamolo con schiettezza e senza imbarazzi una volta per tutti, Rende, nonostante tutto, rimane la migliore chance, la più grande opportunità da cogliere che un Sindaco ed una amministrazione possano sperare di avere almeno a queste latitudini.