Rende, il fallimento certificato dell’amministrazione Manna (di Sergio Tursi Prato)

di Sergio Tursi Prato

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“La città unica è evocata dal bisogno negli ultimi 20 anni per distrarre i cittadini dai problemi concreti oppure in prossimità di elezioni di sindaci ambiziosi”.

Queste parole, pronunciate ieri sera nella seduta del consiglio comunale di Rende da parte del capogruppo di Alternativa Popolare Mario Bartucci, pesano come un macigno sul futuro della sindacatura Manna. Sono evidenti e continue le divergenze politiche all’interno della variegata maggioranza che sostiene l’attuale primo cittadino, da poco transitato nell’area civica “campo progressista”, fondata dall’ex sindaco di Milano Pisapia.

Nello stesso tempo la faciloneria istituzionale con cui si affrontano questioni delicate come un processo di fusione tra Comuni è davvero preoccupante. Rende non è “Panecuocolo”, per cui si intende liquidare con slogan privi di reali e concreti contenuti economico-programmatici la Storia di una realtà urbana che tra luci ed ombre rappresenta ad oggi un contenitore aperto di potenzialità diversificate in tutti i settori produttivi e sociali del territorio.

Bisognerebbe solo rilanciare e sfruttare queste potenzialità, nell’ambito di una fisiologica collaborazione istituzionale e di servizi integrati con i Comuni limitrofi, rispettando le rispettive tradizioni ed evitando palesi tentativi di “colonizzazione politica passiva”. L’identità di una comunità è materia di analisi sociologica,sentimentale e motivazionale vasta ed articolata,che non si può liquidare con poche battute o elencando dati e cifre numeriche di pseudo benefici economici non certificati da nessun dato oggettivo concreto.

In politica studio e formazione dovrebbero camminare di pari passo e solo dopo la giusta gavetta ed esperienza si diventa amministratori della cosa pubblica, altrimenti il rischio di alimentare il fuoco dell’ambizione dei profeti del nulla porterebbe danni irreparabili in questa direzione e Rende merita ben altro.