Rende, la Dda indaga anche su affidamenti diretti per 9 milioni: tutte le ditte amiche

Nel quadriennio 2007/2011 il Comune di Rende, guidato dal sindaco Umberto Bernaudo, allora ombra del vero condottiero Sandro Principe (ma anche socio in diversi affari e in alcune attività economiche come l’agenzia di assicurazioni-segreteria politica di Commenda), inizia a sprofondare sotto il peso di un disavanzo finanziario che ben presto porterà al pre dissesto finanziario, alla nomina di commissari ad acta e al successivo commissariamento.

Che cosa avviene di così grave da portare al collasso delle finanze?

Ci sembra quasi di descrivere lo stesso sistema che ha arricchito prima Franco Ambrogio, Nicola Adamo e i loro amici e sta arricchendo adesso Mario Occhiuto, i suoi amici e, a quanto pare, pure i suoi creditori.

Umberto Bernaudo
Umberto Bernaudo

Anche a Rende succede che nel settore dei lavori pubblici e precisamente nella manutenzione cittadina, si orchestra un giro finanziario mediante l’affidamento diretto a imprese locali di lavori fatti passare per somme urgenze, ma che di urgenza hanno solo lo scopo di favorire tali imprese e tutto il corollario di regali e regalie che si muovono attorno a esse.

Le quattro ditte amiche (per usare un’espressione particolarmente in voga in questo periodo), alle quali se ne aggiunge una che si occupa di piante, fiori e manutenzioni giardini, sono: la DF, la De Rose Giampiero, la Marco Cristiano e una che nasce a ridosso dell’elezione della giunta Bernaudo, precisamente nel dicembre del 2006 con titolare un certo Andrea Marsico.

A queste ditte vengono affidati, quasi quotidianamente, con determine che attestano lo stato di emergenza e la somma urgenza, lavori quasi sempre al di sotto di 40.000 euro.

Nel quadriennio queste ditte fatturano complessivamente al Comune di Rende quasi 9 milioni di euro, senza tuttavia perdere alcune gare d’appalto che nel frattempo vengono indette proprio per non far vedere che è tutta somma urgenza.

A firmare le determine è quasi sempre l’ingegnere Gianfranco Sole, vero dominus e longa manus dei lavori pubblici con qualche puntatina nel settore dell’edilizia e in quello floreale. Sì, perché, sempre nello stesso periodo, una ditta di Castiglione Cosentino, la Tecnofleur, si dice molto vicina allo stesso ingegnere Sole, fornisce, e anche qui sempre d’urgenza, fiori e piante per un ulteriore importo di quasi 600.000 euro.

Così si adorna il Viale Parco Rendese (Francesco e Carolina Principe) e così il piazzale del nuovo Municipio oltre che spazi verdi disseminati lungo il territorio.

Ci sono giorni nell’anno 2007 in cui vengono affidati due/tre lavori alla stessa ditta sempre per importi apparentemente minimali ma che alla fine anno raggiungono o superano il milione di euro.

Singolare è il caso della Ditta Marsico.

Pino Munno
Pino Munno

Come da visura della Camera di Commercio nasce nel dicembre del 2006 e già a gennaio 2007 incomincia a lavorare per conto del Comune di Rende e solo per il Comune di Rende.

Già all’epoca si inizia a sussurrare che tale ditta in realtà sia molto molto vicina all’allora assessore alla manutenzione Pino Munno, nel frattempo nominato dallo stesso Bernaudo alla manutenzione, caso strano, anche perché si dice che in realtà Marsico sia parente strettissimo dell’assessore.

In sostanza, una ditta familiare che macina determine su determine, lavori su lavori (marciapiedi, rete fognante e idrica, muri, muretti e manutenzione scolastica). E queste ditte sono tante fortunate perché vengono pagate con velocità siderale, mentre gli altri creditori attendono anche due/tre anni per poter avere quanto gli spetta per forniture ed altro. Alcune di queste ditte ricevono persino anticipazioni.

In quel momento la situazione politica a Rende era in piena fibrillazione.

Nell’ambito della maggioranza si erano aperte crepe profonde, sia perché Bernaudo ha un carattere particolare, sia perché lo stesso Principe iniziava ad annusare che le cose non andavano per niente bene.

Un gruppo di consiglieri di maggioranza, nel frattempo, fondava il gruppo dei dissidenti (Pezzi, ora assessore del sindaco Manna, Cuzzocrea, Pizzini, Ziccarelli, D’Ambrosio, Totera) e un consigliere di minoranza, Spartaco Pupo, iniziava una battaglia quotidiana contro il malaffare rendese, denunciando tentativi di violenza subita, a suo dire, in più occasioni.

I dissidenti denunciano questo stato di cose e anche la magistratura sembra volersi interessare della vicenda.

I carabinieri di Rende, guidati dall’allora capitano Angelosante, convocano a più riprese i consiglieri dissidenti ai quali viene chiesto di fornire indicazioni precise sulla gestione dissennata della manutenzione.

Stranamente, però, il capitano Angelosante, nominato maggiore, viene trasferito e la vicenda sembra chiudersi.

Cala, quindi, come una sorta di cappa sui 9 milioni di euro assegnati alle ditte amiche e tutti gli accertamenti nel frattempo svolti sembrano svanire nel nulla.

Anche Sandro Principe, dal canto suo, cerca di appianare i dissidi e intuendo che la situazione è prossima a sfuggirgli di mano, ordina di rimuovere gli assessori e in particolare Pino Munno, al quale viene tolta la delega alla manutenzione. Ma è impossibile non addossare gravi responsabilità allo stesso Principe per quanto è accaduto. Bernaudo, del resto, è sindaco perché l’ha designato Sandro.

Anche di questa vicenda si è interessato, per le ovvie propaggini, il pm della Dda di Catanzaro Pierpaolo Bruni.

Ora che Rende è tornata nel calderone dell’inchiesta che sta facendo tremare tutta la politica cosentina non c’è dubbio: chi è stato arrestato dovrà parlare anche di questa vicenda.