Rende, Principe-Talarico: una storia d’amore, coltelli, cinghiali e quaquaraquà

PRINCIPE – TALARICO
STORIA D’AMORE E DI COLTELLI

Era prevedibile. Dopo il giorno viene la notte, dopo il tramonto arriva l’alba.
Puntuale, dopo l’accordo, lo scontro.
Sandro Principe e Mimmo Talarico si amano, si tollerano, si uniscono, si dividono, si prendono, si lasciano, si innamorano, si odiano, si lasciano, si riprendono.
Una “saga” infinita la loro. Ed in questo turbinio di amore-odio provocano danni politici, amministrativi ed istituzionali. E’ una vecchia storia, che ormai è quasi identica alla loro età: l’età che si avvicina alla “terza”, alla pensione.
Si annusano, si studiano, si prevedono, ma non rinunciano a fare da protagonisti o da comparse nel teatrino della politica rendese.

Talarico è cresciuto alla vecchia scuola “KOMUNISTA”, quella che ti abitua a diffidare sempre, non cedere mai alle emozioni, ad essere freddi anche davanti al dolore. Una scuola, stando alle accuse di Principe, che ha avuto la sua sede alle Frattocchie di Roma, dove il giovane Talarico è stato allievo di lungo corso.

Il Mimmo, o come lo chiamano Bernaudo e D’Ambrosio, “8 partiti in otto anni”, è stato la spina nel fianco del sindaco, dell’onorevole, dell’assessore regionale.
E Principe lo ha blandito fino alla disfatta della scorsa consiliatura.
I due, all’epoca, si amavano di un amore ipocrita e mai spinto alle effusioni, e partorirono l’idea della candidatura di Vittorio Cavalcanti, che poi finì come sanno i cittadini di Rende.

Principe e il “pentito” Cavalcanti

Ma ancora prima Talarico, portaborse di Sergio De Julio, deputato-docente, rappresentò l’opposizione a sinistra dei socialisti e di Principe.
Guerre, battaglie, truppe, armi e munizioni. Poi la pace, siglata tra due che non si stimano e non si amano. E Talarico incassa incarichi forti, come l’assessorato all’Urbanistica che a Rende vuol dire “tutto”.
Poi di nuovo la guerra.
Poi di nuovo la lotta, come nelle ultime elezioni alle quali Talarico candida il giovane Massimiliano de Rose, in contrapposizione a Verre e perdono entrambi.
Mister “8 partiti in 8 anni”, però non si concede alla sconfitta ed al ballottaggio non fa mistero di dare i suoi voti al quaquaraquà Marcello Manna.

De Rose e Talarico

Lo sanno tutti, lo fece votare per dare il “colpo” finale al rivale di sempre, Sandro Principe.
Poi, incassata la sconfitta a “trucco”, si riavvicinano e danno vita a convegni, riunioni, cene.
Il quartier generale dell’hotel San Francesco è méta quotidiana dei due e di ciò che gli resta in quanto a seguaci. E siglano un accordo, debole come l’amore che li avvolge in abbracci mortali.
Fino a ieri, allorché il Talarico concede un’intervista, fa riemergere le sue ambizioni e tenta di mettere in un angolo Sandro Principe.
Ed in puro stile KOMUNISTA gli appioppa il ceffone del presunto accordo Principe-Cinghiale.
Una “manummersa” di quelle che fanno male e siccome Sandro Principe, seppur credente, l’altra guancia non la porge, ecco la replica.
Ma abbiamo già pubblicato la notizia al riguardo (http://www.iacchite.com/rende-tregua-finita-principe-talarico-solo-un-mercenario-chierichetto/).

A Rende, dopo la nostra nota, è un pullulare di mugugni, di pettegolezzi, di focolai, altrettanto dannosi come quelli che stanno devastando la Calabria, Rende compresa.
Il quaquaraquà gongola, pensando che questa guerra lo avvantaggerà.
Ed in effetti è strano che due che vogliono vincere litigano ancor prima di aver vinto, e così si indeboliscono a vicenda.
Sono ancora “stonati”, la sconfitta li ha disabituati al “comando”.
Il Municipio non è nelle loro mani e così è difficile chiamare le truppe, anzi richiamarle.
Sembrava un accordo forte.
Ma poi Talarico ha capito che Principe vorrebbe ritentare il colpo: riprendersi la guida del vecchio castello, ora nuovo in Via Rossini, per il quale ha lavorato e parecchio.

De Rango jr e Cavalcanti

Talarico ha capito che i candidati sarebbero o lo stesso Principe o il giovane rampollo Alessandro De Rango, figlio del vecchio e saggio Don Raffaele.
Su quest’ultima ipotesi si lavora da tempo ed il gradimento è diffuso. Insomma MIMMUZZU capisce che dovrà fare il gregario e che per i 6000 euro di indennità, dopo l’estromissione dalla Regione, e con la fame di soldi che ha, deve aspettare. Ma lui è tirchio ed ingordo e li vorrebbe subito.
Ed ora?
Si rendono scarsamente credibili, perdono ancora una volta colpi e tutto sommato a Mister “8 partiti in 8 anni”, questo può anche star bene, così sogna di allearsi con il “quaquaraquà” che gli somiglia sempre di più e di coronare l’ultimo sogno: cancellare definitivamente Principe. Ma la partita è appena cominciata.