Renzi e il mercato dei porci e delle vacche

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C’è da dire che la sconfitta di Renzi rappresenta bene, per certi versi, il vecchio adagio: non tutti i mali vengono per nuocere. In fondo, Renzi si può sempre consolare con un 40% dei voti che corrispondono più o meno a 13 milioni di italiani. Non male come una buona uscita momentanea dalla scena politica. Se riuscirà a risolvere i problemi interni al suo partito, che inevitabilmente dopo questa sconfitta saranno amplificati, potrebbe ritornare in sella e forse più forte di prima.

La questione interna si gioca tutta sul ruolo che da oggi in avanti dovrà avere la cosiddetta minoranza interna. I bersaniani, i dalemiani e tutta a razza loro, mercanteggeranno fino alla morte, vista anche la situazione a loro favorevole. E’ l’occasione che aspettavano per rompere il recinto in cui li aveva confinati Renzi.

Paventeranno lo spettro della scissione, che potrebbe portare via a Renzi un buon 15% di questo 40%, fino a che non avranno ottenuto quello che chiedono che non è certo spazio politico. Renzi dovrà fare i conti anche con il ritorno alle zimme di origine dei papponi del PD che sono stati “costretti” da lui a dire SI. Tipo Palla Palla o Madame Fifì che sono diventati renziani dalla mattina alla sera, solo dopo aver avuto rassicurazioni sui loro interessi privati. In questa nuova situazione, soggetti come questi non ci penseranno due volte a ritornare bersaniani e dalemiani o quello che sarà.

Più che una discussione politica, quella che gli toccherà fare a Renzi sarà un’asta politica. Con tanto di battitore e listino prezzi. Da battere ci saranno le candidature alle oramai imminenti elezioni politiche che dipendono, però, dalla definizione della legge elettorale. In vigore allo stato c’è l’Italicum legge 52/2015, ma “vale” solo per l’elezione della Camera dei deputati.

L’Italicum prevede un premio di maggioranza e sbarramento. La lista o il partito che ottiene più del 40 per cento al primo turno (o che vince al ballottaggio) prende il premio di maggioranza: 340 seggi su 630. I 290 seggi rimanenti devono essere assegnati agli altri partiti. Se nessuno riesce a superare il 40 per cento si procede al ballottaggio tra i due partiti o coalizioni che hanno ottenuto il maggior numero di voti al primo turno. La soglia di sbarramento per entrare in Parlamento è fissata al 3 per cento. Una legge che prevede necessariamente, qualora la si volesse adottare, una integrazione legislativa per il voto al Senato. E poi c’è da dire che sulla testa dell’Italicum pende l’attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale.

Altrimenti siamo legati al Consultellum, ovvero il Porcellum (la vecchia legge elettorale) corretto dai profili di incostituzionalità che sono stati eliminati dalla Consulta. A cominciare dal premio di maggioranza che al Senato veniva attribuito su base regionale. Un impianto proporzionale puro con preferenza unica. Che prevede due soglie di sbarramento, pari al 2% per i partiti coalizzati, e al 4% per quelli non coalizzati.

Anche qui c’è da dire che per rendere “attivo” il Consultellum bisogna che il ministero degli Interni disegni i collegi elettorali.

Insomma siamo senza una legge elettorale, per i soliti pastrocchi all’italiana. Una un vala e l’atra un serva. Inutilizzabili tue e due. E come è già successo la volta scorsa per non farci votare, useranno  la scusa e la necessità di fare una legge elettorale per insediare un  altro bel governo tecnico. Così ritorneremo al campa cavallo fino alla scadenza naturale del “mandato” per continuare a far bivaccare deputati e senatori a 20.000 euro al mese, mentre noi moriamo di fame. Senza fare leggi né riforme.

I problemi che deve affrontare Renzi sono tanti. Dovrà accontentare un branco di iene affamate che hanno paura di restare fuori dai prossimi pasti. Squallidi personaggi alla Madame Fifì o alla Magorno che strumentalizzeranno il risultato del referendum, nei confronti di Renzi, solo per i loro loschi affari.

Dovrà studiare un modo per far coddrari agli italiani una eventuale legge elettorale che prevede l’elezione automatica della pletora mafiosa/massonica/ politica che oggi lo tiene per le palle. Gente che oramai al vaglio delle preferenze, non prenderebbe più fiumi di voti. E vogliono essere garantiti.

Oggi si apre il mercato dei porci e delle vacche. Della sconfitta a loro non gliene frega niente. Quello che gli interessa è avere la zimma nel prossimo parlamento.  Una volta sistemati vacche e porci, e con una legge elettorale a misura, Renzi, potrà di nuovo lanciare la sua nuova sfida. Una cosa in tutto questo è certa. Il suo ritorno è assicurato.

GdD