Renzi-Mattarella-Gentiloni: la “strana” notte della Repubblica e il dolce “golpe” dell’Immacolata

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di Vito Barresi

Se l’Italia è una Repubblica democratica dove, come recita il primo articolo della Carta, “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, perché tanta fretta a meno di una settimana dall’esito netto, chiaro e trasparente del Referendum con cui è stato sconfitto un ‘nemico’ della legge primaria, nella scelta perentoria e secca di anteporre le ragioni urgenti e confuse della governabilità con quelle, evidentemente più forti, legittime e normativamente cogenti del popolo sovrano?

Sono domande che si affollano e risalgono rapidamente alla mente di milioni di italiani che hanno visto davanti ai propri occhi increduli il film di una crisi lampo, i fotogrammi dei passaggi mozzafiato e ben studiati di una sorta di onirico, improvviso, dolcissimo blitz istituzionale, in costante e diretto collegamento duplex tra Palazzo Chigi e il Colle del Quirinale, iniziato con l’ormai famosa Traviata Renziana, la sinfonia notturna, il coccodrillo di Matteo Renzi, che a urne ancora calde, nel cuore della notte si rivolgeva al Paese affrontando impavido del dolore e della sconfitta un discorso alla nazione.

Forse adesso, anche in base al racconto di queste giornate strane e convulse, da rivedere e risentire attentamente alla moviola, per comprenderne il senso dei messaggi intrinseci, il sotto testo della comunicazione calda chiarisce la filologia di una linea politica che veniva dettata e divulgata, poi più evidentemente meno esoterica e criptata, nel prosieguo e nelle sfaccettature, a dir poco sorprendenti, di una crisi che rischia di non essere meramente di governo ma istituzionale e ancor di più costituzionale.

CrozzaRenzi-kvw--640x360@Corriere-Web-SezioniNon diciamo che sarebbe il caso di invocare una sorta di ‘prova wikileaks’, e cioè la pubblicazione e la divulgazione di tutti i conversari e i dialoghi che si sono succeduti (si può dire in questo caso privatamente? O forse vi è un segreto di stato, sollevato come velo pudico sull’attuale dibattito politico che riguarda le forze di governo e le sue più alte cariche dello Stato?) tra le varie istituzioni ma certo questo potrebbe e dovrebbe essere utile per eliminare sul nascere ogni sospetto che tra il Quirinale e Palazzo Chigi, tra Mattarella e Renzi vi sia stata una qualche ‘improvvisata’ cabina di regia, tale da fare adombrare anche fantasiosamente, il fantasma di un’ideologia, per quanto di servizio, in qualche modo affine all’oligopolio determinatosi tra le due cariche e il popolo sovrano, per non usare altro termine ateniese.

Per smorzare quel mormorio della Repubblica che vorrebbe un Renzi atterrito all’idea di presentarsi in Parlamento per dare conto della sua eclatante disfatta politica, e pertanto molto, ma molto più incline a lavare i suoi panni sporchi nell’Arno che non subire l’onta del massacro retorico a Montecitorio e ancora peggio in quel di Palazzo Madama che già vedeva tomba e cimitero monumentale dei senatori di ieri e di oggi.

La questione è, dunque sapere e conoscere, se Mattarella avesse o meno contezza integrale della ‘road map’ politica, l’exit strategy dettata da Renzi nella sua allocuzione in una notte calviniana di quasi inverno, se cioè egli si è fatto garante della sovranità o della governabilità?

Non si tratterebbe, per altro, di problematiche di poco conto perché di questo avrebbe prima di tutto dovuto essere informato il Parlamento stesso, oggi messo di fronte ai giochi già fatti, allorquando il Presidente della Repubblica ha solennemente avallato il procedere irritale di una crisi extraparlamentare voluta e gestita esclusivamente da Renzi e dalla parte, ormai minoritaria del suo partito, che ancora lo sostiene.

Una forzatura grave che sta facendo avanzare, sempre più massicciamente, un’immagine fosca di questa strana ‘transizione’ da Renzi a Gentiloni, allarmando quanti già parlano di una vera e propria notte della seconda repubblica che vedrebbe Renzi-Mattarella-Gentiloni protagonisti di un ‘dolce golpe dell’Immacolata’.