Renzi si è dimesso: “Al voto dopo la Consulta o un governo di tutti”. Ma non ci sta nessuno

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Con le dimissioni di Matteo Renzi nelle mani del presidente della Repubblica si apre ufficialmente la crisi di governo.

L’ormai ex premier è arrivato al Quirinale attorno alle 19: l’incontro con il Capo dello Stato è durato circa una quarantina di minuti, al termine dell’intervento alla direzione del Pd.

«Il presidente della Repubblica ha ricevuto il presidente del consiglio del ministri Matteo Renzi che ha rassegnato le dimissioni dal governo da lui presieduto»: così il comunicato ufficiale del Colle letto dal segretario generale della presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, che ha precisato come le consultazioni inizieranno domani, giovedì 8 dicembre, dalle 18 per terminare sabato pomeriggio.

I primi a incontrare Mattarella saranno il presidente del Senato, Grasso, e la presidente della Camera Laura Boldrini, seguita poi dal presidente emerito Giorgio Napolitano. Nelle giornate di venerdì e sabato gli incontri con le rappresentanze dei gruppi parlamentari.

«Siamo ben consapevoli della rilevanza istituzionale di questo momento. È un passaggio interno da fare che sarà molto duro. Ognuno si assuma le proprie responsabilità»: così Renzi ha aperto il suo discorso alla sede del Pd.

«Credo che la bocciatura della riforma costituzionale apra una serie di considerazioni ampie su settori su cui al momento non si è ancora discusso. Ripercussioni sul governo che l’ha proposta, sul parlamento che l’ha votata per sei volte, sul partito, su ciascuno di noi» ha detto, accolto da un lungo applauso.

«Propongo una linea politica a questo partito: non abbiamo paura di niente e di nessuno, pertanto se le altre forze politiche vogliono andare a votare subito dopo il 24 gennaio lo dicano chiaramente. Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti».

Se i gruppi vorranno invece andare avanti con questa legislatura, dovranno indicare la propria disponibilità a sostenere un nuovo Governo che affronti la legge elettorale ma soprattutto un 2017 molto importante a livello internazionale.

Per le consultazioni «propongo che ci sia una delegazione al Quirinale composta da uno dei due vicesegretari – e ringrazio Serracchiani per aver indicato Guerini – dal presidente del partito e dai due capigruppo di Camera e Senato. E propongo che la direzione sia convocata in maniera permanente per consentire alla delegazione di riferire in qualsiasi momento eventuali elementi di novità, per discutere in modo chiaro. Qui non ci sono scelte scodellate, il Pd non fugge dalla democrazia, dalla trasparenza e ha l’abitudine di non fuggire nemmeno dallo streaming» conclude il segretario.

LE REAZIONI

Ma le reazioni all’appello di Renzi sono negative. Salvini “minaccia” proteste di piazza, il M5S lo irride.

Chiede a Matteo Renzi di fare autocritica il MoVimento 5 Stelle che con una nota attacca l’ex premier: « Forse Renzi non si è accorto di aver perso il referendum. Oltre 19 milioni di italiani, infatti, hanno respinto al mittente la sua schiforma e, congiuntamente, hanno bocciato pesantemente anche l’attività del governo» scrivono i deputati M5S della commissione Affari costituzionali: « Il segretario del Pd, invece di continuare a mostrare la sua arroganza, dovrebbe chiedere scusa agli italiani per aver bloccato il Paese con una riforma dettata al Governo dai grandi gruppi economici, e andarsi a nascondere, uscendo dalla politica, come aveva promesso qualche mese fa».

Il M5S ha a depositato a Montecitorio una proposta di legge che estende i principi del sistema elettorale vigente per la Camera anche al Senato. In questo modo, il giorno dopo che la Consulta si sarà pronunciata, avremo già una legge elettorale per entrambi i rami del Parlamento. “Chi propone altro vuole imporre al Paese l’ennesimo governo non eletto che riproporrà le solite manovre lacrime e sangue per arrivare fino a settembre 2017 quando i parlamentari matureranno la pensione d’oro”.