Riccardo Maspoli, il primo allenatore

Pranno sottolinea che “… nel 1918 solo una società esisteva in Cosenza. Era una vita molto stentata, mancando in essa l’entusiasmo e lo spirito di sacrificio propri invece di Maspoli. Intendiamo parlare dello Sport club Italia, che solo iniziò la sua vita allorché ne furono affidate le sorti a chi poteva saperlo guidare con mano maestra. Nel 1919, sacrificando il suo Sport club Italia, Maspoli fece risorgere la vecchia Fortitudo…”.

Giuseppe Storino, preside del liceo classico Telesio, viene eletto presidente, vicepresidente è Luigi Leonetti, mentre Amedeo De Maria emerge sempre più come coordinatore della società. La direzione tecnica della squadra di calcio è affidata a Riccardo Maspoli ed è grazie a lui che nascono i primi campioni cosentini.

Con Maspoli si era già formato il primo capitano della Fortitudo, Storti, mentre ad Attilio Laudonio e Francesco Naccarato, tra i protagonisti della prima partita col Catanzaro in difesa e in mediana, si aggiungono quello che diventerà il nuovo capitano, il centrattacco Francesco De Cicco detto Ciccio Uster, i terzini Oreste Pietramala e Mario Martino, Luigi “Gigino” Solbaro, il primo a interpretare al meglio il ruolo di centromediano, le ali Nicola Gentile e Antonio Sconza, gli altri mediani Vincenzo Brunelli e Giuseppe Gagliardi. In questo periodo indossano la maglia della Fortitudo Massimo Cavalcanti, che nel 1926 diventerà commissario federale della Figc calabrese, Nalli e Gigetto Vietri.

Negli anni Venti non si giocano campionati ufficiali, ma una serie di partite a carattere regionale che hanno il sapore di sfide particolarmente accanite.

Nel 1920 la Fortitudo è ufficiosamente campione regionale dopo aver battuto la “Ercole Scalfaro” di Catanzaro per 3-0 e per rinuncia l’Audax di Portapiana.

La formazione schierata era: Rettek, Laudonio, Pietramala, Vietri, Cavalcanti, Brunelli, Gentile, Martino, De Cicco, Gagliardi, Solbaro.

Rettek, come rivela il cognome, è l’unico “straniero” della squadra. E’ un ragazzo ungherese che lavora nell’azienda del vicepresidente Leonetti.

A conferma del suo ruolo di leadership nella regione, la Fortitudo conquista anche la presidenza del XVI direttorio di zona della Figc, che comprende Calabria e Basilicata. A ricoprire il delicato ruolo è Amedeo De Maria, che si ritaglia definitivamente il ruolo di pioniere della pratica calcistica su scala interregionale.

Il 23 settembre 1923 sul campo militare di Cosenza (via Roma) si svolge il primo incontro ufficiale tra la Fortitudo e una società non calabrese, la “Peloro” di Messina. E’ un incontro di atletica leggera e football. Si batte ogni record di incassi.

La Fortitudo primeggia nella corsa, ma soccombe nel calcio. I messinesi vincono quattro a due, sospinti da una tripletta di Bonanno e da un gol di Giovanni Celeste, il calciatore ufficiale di marina tragicamente scomparso durante la Seconda guerra mondiale al quale è stato poi intitolato lo stadio di Messina. Per la Fortitudo segnano capitan De Cicco e Vietri.

L’arbitro sfugge quasi per miracolo all’ira della folla…

Nel 1925 Maspoli lascia nuovamente la Fortitudo per divergenze di vedute con gli altri dirigenti, ai quali nel frattempo si è aggiunto Massimo Cavalcanti, che nel 1926 succede a De Maria alla presidenza della Figc calabrese e lucana. Cavalcanti resterà in carica fino al 1942 e cederà il testimone a un altro giovane cosentino, l’avvocato Ernesto Corigliano.

Il dirigente della Fortitudo, subito dopo la guerra, diventerà il primo presidente del Comitato provinciale del Coni, carica che conserverà a lungo negli anni.