Rimborsopoli: Agazio, che strazio! Anche tu come (tutti) gli altri

Agazio Loiero
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Quando si parla di Agazio Loiero, dopo essere esplosi nell’inevitabile “Agazio, che strazio”, bisogna stare attenti perché il Nostro è un numero uno del mestiere. Parliamo di un giornalista di serie A – come direbbe Gratteri con una metafora ormai inflazionatissima – e con estimatori di Champions League, tanto per rimanere nel banale. Prestato alla politica, anzi alla Democrazia cristiana: così facevan tutti.

Eppure qualcosa dobbiamo scriverla, perché il Tribunale di Reggio Calabria ha rinviato a giudizio anche lui nell’ambito dell’inchiesta “Rimborsopoli” e lo accusa di aver sottratto 28mila euro allo stato per farci qualcosa di personale e non consentito dalla legge.

Annarosa Macrì ci ricorda, a proposito del fortunato libro di Loiero, “Lorsignori ieri ed oggi” che “… lo stile è quello graffiante e ironico di uno dei miti di Loiero, Fortebraccio; il linguaggio è quello colto, lieve e rotondo di Agazio Loiero, che per quasi tutti i calabresi è (stato) un politico di lunghissimo (e accidentatissimo) corso, per noi giornalisti, invece, soprattutto un bravissimo collega, scoperto da Piero Ardenti, che ne scoprì il talento e lo fece debuttare giovanissimo sul Giornale di Calabria, e poi, passando per il Messaggero e la Stampa, firma particolarissima dell’ Espresso…”.

Oppure, per dirla con Fabrizio Roncone del Corsera “uno di quei politici all’antica, cresciuti nella Prima Repubblica; un uomo capace di controllare consenso e territorio, rispettato e temuto, capace di essere saggio e scaltro, spregiudicato e leale”.

Insomma, qui non stiamo scrivendo di uno qualunque ma di una sorta di pezzo di storia, dall’alto delle sue 77 primavere e del mito della sua lungimiranza, che affonda le radici ormai nel 2000 quando con il “Patto di ferro” propose una lucida analisi del fenomeno leghista e di quanto esso avrebbe pervaso negli anni a venire la vita politica italiana.

Per non parlare di quando invitò Wim Wenders ed anticipò di un decennio il “modello Riace” celebrato oggi anche negli States.

Beh, se dovessimo tracciare il profilo di Loiero su queste basi rischieremmo il panegirico ma Loiero non è solo questo perché quando ha iniziato a gestire potere non è stato diverso dagli altri, purtroppo. Nonostante cultura e lungimiranza.

La Macrì ci ricorda ancora che “…da Ministro della Repubblica e con lo pseudonimo di “Minister” (era il titolo della sua rubrica), svelava i retroscena di quella stanza dei bottoni di cui lui stesso era coinquilino. In fondo, questa era ed è la forza di Loiero: essere dentro il Potere e, scrivendone, tirarsene fuori…”.

Ma tirarsene fuori come? Quando gli è stata proposta la carica di governatore della Calabria, anche lui è rimasto incagliato nei casini di Why Not e De Magistris non aveva tutti i torti ad indagarlo per associazione per delinquere e turbativa d’asta su alcuni appalti nel settore della sanità. Sì, certo la trafila giudiziaria ci dice “assolto in primo grado, era stato condannato in appello ad un anno per abuso d’ufficio prima di essere ancora assolto in Cassazione”. Ma il problema è che ha partecipato anche lui al gran ballo degli attuali impresentabili come Nicola Adamo, Luigi Fedele, Nino De Gaetano e tutto il cucuzzaro.

E quei 28mila euro dei quali dovrà rispondere nel processo “Rimborsopoli” stanno lì a testimoniare che questo Loiero avrà anche un sacco di cultura, sarà lungimirante ca mancu li cani, ma vivaddio è un ladro esattamente come tutti i suoi colleghi ignoranti e che vivono alla giornata. E speriamo che a nessuno venga in mente di “riesumarlo” politicamente come suggerisce qualche media di regime. Nessuno ne sente la mancanza: Agazio, che strazio!