Rogliano, succo di pietra

Per conoscere bene l’enogastronomia del Savuto, è necessario recarsi a Rogliano, il centro propulsivo delle attività di questa parte di Calabria. Sulla scorta della nostra esperienza, consigliamo di giungervi partendo da una delle stazioni di Cosenza, con il trenino delle Ferrovie della Calabria, il mezzo più rilassante ed ecosostenibile, magari con bici al seguito. Sempre ammesso che la linea Cosenza-Catanzaro non sia interrotta.

centro storicoDiscutiamo di questo e, soprattutto, delle bellezze naturali della zona mentre dalla stazioncina risaliamo verso il centro per incontrare Fernando, nostro amico nonché cicerone.

centro storicoSebbene non sia certa l’origine del nome, forse da Rublanum ovvero “rosseggiante”, nome che si modificò in Praedium Rubiliani (1271) e Casalis Rublani (1326), qui tutti sono convinti che la città sia di origini almeno romane e che fu solo ripopolata dai cosentini in fuga per le invasioni saracene (975) che portarono alla nascita degli altri Casali.

A proposito di Romani, l’incontrastato dominus del territorio era già citato al tempo di Plinio, quando primeggiavano il Previtaro bianco e il Fulvus, detto Zuccariello del Savuto. Ma in quei tempi, sappiamo, il vino veniva “tagliato” e quello puro era riservato solo ai malati come elemento terapeutico.

vino rosso versaIl Savuto rosso, prodotto con tralci autoctoni e già conosciuto con il nome di “Succo di Pietra” dal 1975 quando è stata riconosciuta la DOC, ha visto crescere altre aziende e oggi, specialmente dopo averli assaporati, segnaliamo i vini dell’azienda Colacino.

spremituraCompetenze e capacità portarono lo scrittore Mario Soldati a scrivere, dopo essere stato a Rogliano, il Savuto…sta a Cosenza come il Barolo sta a Cuneo. La “capitale” del Savuto nel corso dei secoli si è sempre caratterizzata per importanti attività, botteghe di scalpellini e di intagliatori, per i suoi personaggi, i “risoluti” del 1848 Donato e Vincenzo Morelli e il poeta Vincenzo Gallo detto ‘U Chitarraru; nonché le istituzioni artistico-culturali come le sue rinomate accademie (Costanti nel sec.XV, Intrepidi nel XVI, Redivivi nel XVII e Inseparabili metà XVIII).

bottiQui Garibaldi, il 31 agosto del 1860, dal Palazzo Morelli decretò l’affrancamento delle terre silane, abolì la tassa sul macinato e abbassò il prezzo del sale.

E quando la nostra guida ci accompagna a due passi dalla piazza centrale, dove ci attende premuroso zio Antonio con l’imperativo del “provare per credere”, ispirandoci al grande Generale, diamo il via ai combattimenti (gustativi per fortuna!)

lagane e ciciariE giù con alcuni assaggi di piatti tipici, zuppe con legumi,  lagane (pasta sfoglia tagliata) con i ceci, fave secche cotte a mo’ di purea, maccarruni caserecci conditi con sughi corposi di carni maccheronisuine o caprine, parmigiana di zucchine, gustosi formaggi pecorini, saporite sopressate.

Qui si usa anche fare il pane in casa, ma a noi zio Antonio riserva il famoso pane di Cuti, pane bianco cutila tradizionale focaccia farcita con origano, praticamente un amore al primo assaggio. Indimenticabile. Così come il dolce finale, a base di farina, mandorle e miele, la ‘nsudda.


paneolivepitta cuti