Rogo di corso Telesio: la procura al lavoro per una soluzione di comodo

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E’ passato un mese dal tragico rogo di corso Telesio dove hanno perso la vita, bruciati vivi, Tonino, Roberto Serafina e il loro cagnolino.

Tutto tace in attesa del funerale che si svolgerà  martedì 26 settembre alle 18 nella Cattedrale di Cosenza.

La procura evidentemente sta valutando tutto il materiale probatorio raccolto, per trarne le necessarie conclusioni. Ma se i “tempi tecnici” hanno un valore investigativo in altre procure d’Italia, in quella di Cosenza, il trascorrere del tempo, spesso è foriero di insabbiamento, archiviazione.

Se fossimo in presenza di una procura onesta e ligia al dovere non mi preoccuperei del passare del tempo, ma siccome siamo a Cosenza non vorrei che anche questa inchiesta finisse come tante altre: campa cavallo che l’erba cresce. Del resto, Spagnuolo e la pettinatrice di bambole Manzini, ci hanno abituato a questo genere di “tecnica dilatatoria” per insabbiare ed archiviare inchieste: basta vedere le inchieste sugli appalti spezzatino al Comune di Cosenza e i relativi avvisi di garanzia, il caso Cirò e tanto altro.

La loro solerzia si esprime solo quando devono fermare qualche loro nemico, o un avversario degli amici degli amici. Per tutto il resto se la prendono comoda.

Il quadro probatorio sul perché e su chi ha acceso il rogo dovrebbe essere completo da tempo. Tutte le analisi scientifiche sono state eseguite e le risultanze sono da tempo sulla scrivania della pettinatrice di bambole che evidentemente non è ancora in grado di formulare una ipotesi accusatoria. Il perché è semplice: non ci sono abituati a scoprire i colpevoli. Né a condurre indagini per arrivare a questa conclusione. Devono imparare come si fa. E non avendo gli strumenti culturali e professionali piuttosto che impararli e diventare onesti, potrebbero preparare una soluzione dell’inchiesta di comodo per evitare tutto questo inutile lavoro. Perciò dico che quando la procura di Cosenza prende tempo, gatta ci cova.

Questo potrebbe sembrare ironico, ma chi è di Cosenza sa bene che questa è la triste realtà del nostro tribunale dove la Giustizia non ha mai trionfato, figuriamoci scomodarla (la Giustizia) per tre matti quando si può dire tranquillamente che sono stati loro stessi a bruciarsi vivi da soli. Basta temporeggiare ancora un po’ affinchè la gente dimentichi. E quando non ci pensa più nessuno, a quel punto possono fare e dire tutto quello che vogliono. Tanto né Spagnuolo, né quella pettinatrice di bambole della Manzini devono rendere conto a qualcuno se non alla loro coscienza… ammesso che ne abbiano una.