Da Roma e fino a Reggio e Messina: il mondo di sopra governa i sistemi criminali con la massoneria deviata

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Il mondo di sopra – da Roma a Reggio Calabria a Messina – governa le leve dei sistemi criminali

Il giornalista de Il Sole 24 Ore Roberto Galullo si sta occupando da diverso tempo dell’operazione Beta con la quale la Procura di Messina (procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e pm Liliana Todaro, Maria Pellegrino e Antonio Carchietti e delegato il Ros dei Carabinieri) ha messo in ginocchio una parte occulta del clan Santapaola a Messina.

E ha soffermato la sua attenzione su una cosa perfino paradossale: il volto in continua evoluzione delle mafie.

Il gip Salvatore Mastroeni, che il 26 giugno ha firmato l’ordinanza, scrive che è «accettabile che non si uccida più, ma l’entrata nel mondo di sopra è sbagliata, è il mondo di sopra, che accoglie i mafiosi, non è meno nell’illecito mafioso, per concorso e cooptaztone, di essi. Vi è quasi una difficoltà umana del giudice a valutare una mafia che non spara, che non spaccia droga o non fa estorsioni a valutare Romeo (uno degli indagati, ndr), non solo perché laureato ma con le sue mille sfaccettature, non poche di rilievo umano, a valutare un professionista come l’avv. Lo Castro (altro indagato, ndr), un dirigente comunale, imprenditori, e tante giovani brillanti menti in settori paralegali quali il gioco.

E’ cambiato qualcosa di radicale e con umiltà è richiesto un approccio approfondito, uno sforzo interpretativo di rilievo. Nella specie per la mafia che cambia pelle e sale di piano, il nuovo ”sistema”».

E qui il gip apre una finestra sul passato, a quella indagine del pm di Caltanissetta Roberto Scarpinato che venne combattuta con ogni mezzo lecito e illecito da parte dalla parte di Stato marcio che aveva perfettamente intuito che quel pm mirava al cuore del sistema corrotto e criminale.

«La Procura di Caltanissetta, dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio – scrive il gip – aprì delle indagini poi archiviate, sui “Sistemi criminali”. Ancora più dirompente• sarebbe il rinvenire un mondo di sopra già attrezzato, e che incrocia la mafia in· salita ma sempre rallentata dalle sue zavorre, che sono anche la sua forza, strutturale. Ma sono dati da venire. In questo procedimento il doloroso e devastante incontro sì verifica ma continuando a partire dal basso, inteso, per basso, il mafioso Nitto Santapaola e le sue propaggini».

Mastroeni va oltre e scrive: «La realtà è che l’interprete, e solo l’interprete, si trova a valutare circostanze e moduli comportamentali e metodiche originariamente impensabili, cui segue la necessità di far rientrare la realtà criminale nello schema normativo, con un 416 bis dai grandi meriti ma oggi usurato, se non si attualizzano le sue previsioni.

Le notorie grandi operazioni nazionali, dalle grandi opere a Roma capitale ad altre sullo sfruttamento delle risorse destinate agli immigrati, stanno evidenziando aspetti che non vanno sottaciuti.

Sono indagini che legano il crimine storico, il Carminati o il mammasantissima ad un mondo di mezzo e ad un mondo di sopra, mondi, specie quello di sopra, che dovrebbero richiedere più attenta lettura. Emergono tanti aspetti significativi di riflessione obbligatoria: in una parola, la mafia è cambiata significativamente, la legislazione in modo più limitato.

E la realtà, per come sembra apparire, è che quelle indagini ora richiamate, trovano solo nell’anello di congiunzione mafiosa e grazie ad esso la forza normativa che consente di dispiegare tutti li strumenti connessi alla mafia. Gli strumenti sulla criminalità e sulle associazioni che si possono chiamare ”bianche”, senza sangue, e basata su… corruzioni, appropriazioni, truffe e una serie di reati apparentemente indolori, sono nettamente più modesti e limitati di quelli antimafia.

Ma il vero è che la mafia, anche per tale maggiore spazio di azione impunita oltre che perché nel pubblico ormai si può emungere la massima quota di denaro, è compartecipe di un sistema di più alto livello, e con interessi molto diversificati rispetto alla mera droga, estorsioni e lavori pubblici limitati a tangenti o modesti subappalti come un tempo,· e che pur erano fenomeni gravi ed endemici.

E uno degli elementi strutturali della fattispecie incriminatrice, la forza di intimidazione, salva una lettura più aggiornata, rischia di diventare una zavorra che lega le associazioni alla presenza di manovalanza armata.

La realtà è che la forza di intimidazione è remota, al massimo richiamata, talvolta esercitata dalla mafia per tacitare la piccola criminalità e tranquillizzare 1’opinione pubblica, con una sorta di effetto sedativo, ciò mentre connivenze, corruzione, ed interessi illeciti comuni fanno si che il mondo di sopra si affianchi alla mafia e ne sia complice non più vittima, anzi in posizione di netto comando, con il boss accettato e le sue squadre sotto ordinate e meramente usate in modo marginale ed eventuale».

Bella, bellissima lettura che in soldoni ci dice che la mafia silente è ben oltre il 416 bis e i mondi di sopra spalancano e accolgono quelle mafie pecorone che non hanno più bisogno di sparare. Ma a comandare sono i mondi di sopra, in una cabina di regia che vede Stato corrotto, professionisti al soldo, politici allevati a vangelo, Chiesa marcia e informazione venduta, al calduccio di qualche loggia deviata.