Rosatellum Cirotano Doc: patto Renzi-Librandi tra vino e politica. Oscurata la memoria di Melissa

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di Vito Barresi | Cambio Quotidiano Social

I ricordi e la memoria storica vanno via in fretta in politica. Anche quando il treno dei desideri all’incontrario va, come nel caso di qualche politico in discesa, pronto a fare come Zanardelli il suo leggendario viaggio nel sud per recuperare lo scettro perduto.

Il racconto del percorso e della tappa calabrese in vecchio vagone blindato di insulti messo su rotaia dal Pd di Matteo Renzi, si è sostanzialmente riassunto nell’evento elettoralistico-capitalistico-propagandistico, di una vendemmia bagnata dall’accordo in Calabria tra vino e politica.

Tutto si è tenuto in agro di Cirò Marina, il distretto vitivinicolo ed enologico più importante della Calabria, nel capannone industriale delle rinomate e famose Cantine Librandi. Lo scatto su instagram sembrava una foto a colori del Novecento, i soggetti della scena tra il vintage e il viraggio, attori e comparse di un fotoromanzo tra Bolero e Grand Hotel: Matteo Renzi, il duo Oliverio, Nico e il Gabbiano Maruzz, il plenipotenziario governatore della Calabria, il titolare della più importante azienda enologica calabrese, la famiglia dei fratelli Librandi.

“Siamo venuti qui a brindare con un rosato che sembrava un Rosatellum” dice il duca tosco-aretino, poi statista fiorentino. E lì hanno libato con fine perlage al Rosatellum cirotano doc alla, speriamo improbabile, riconquista dei collegi elettorali della Calabria, con il favore non più delle masse popolari bensì dei grandi agrari che sono eredi dei latifondisti e feudatari di un tempo.

Dall’altra parte sul luogo dell’incontro, a un tiro di schioppo, nel silenzio della valle di Fragalà, pochi passi dalle Cantine Librandi, oggi tra i vigneti della casa, c’è ancora il cippo che ricorda i martiri contadini e bracciantili di Melissa, uccisi come poetava Roberto Roversi e cantava Lucio Dalla in ‘Passato, presente’, “il passato di tanti anni fa alla fine del quarantanove è il massacro del feudo Fragalà sulle terre del Barone Berlingieri. Tre braccianti stroncati col fuoco di moschetto in difesa della proprietà”, durante le occupazioni delle terre, la lotta di riconquista dei beni demaniale e degli usi civici, dalla Polizia venuta in quelle lande di povertà a ristabilire l’ordine dei forti contro i diritti dei più deboli. Era il 29 ottobre di un anno ormai lontano. Nessuno durante la serata ha ricordato quella pagina che rifulge ancora nella storia del movimento operaio e contadino italiano. Men che meno Renzi che certo non ha chiesto di raggiungere quella valle di deporre un fiore sulla lapide che fu meta di Di Vittorio, Ingrao, Amendola e tanti altri nomi del socialismo e del comunismo nazionale.

Autunno tempo di vino novello prima che di rosatello. Si attendevano in barriques catalana la vittoria dell’indipendenza la botte buona della democrazia diretta e della partecipazione popolare, l’autodetereminazione dei territori e lo svuotamento dei vecchi sylos autoritari e centralisti dello Stato-Nazione. Invece ha risposto il re Filippo che ha infranto il sogno della libertà della Catalogna con parole che lasciano risentire l’odore del mosto franchista.

A NEW YORK SI PRENDE ATTO CHE A MILANO MARONI E SALVINI HANNO PERSOIn Italia si è svolto il referendum dei veneti con il flop di quello lombardo. Meno passioni identitarie e irredentiste più interessi fiscali. Fra opinioni ed editoriali a New York il dato che si è evidenziato appare plausibile: nella città più mondiale, più europea, più lombarda, più Padana, capitale morale ma soprattutto metropoli dell’economia nazionale, a Milano il referendum è stato un fallimento per Maroni e per Salvini. Quello che conta è che i milanesi hanno detto no a questi signori della Lega, troppo ambigui, fin troppo interessati alle loro carriere e al gioco politico di governo.

LA SICILIA ALLA PROVA DEL ROSATELLUM TRA IL FOLIAGE DI GRILLO E LA VITTORIA DI CANCELLERI

Resta altrove, in Sicilia e nel Sud, il buon gusto della vendemmia tra i colori affascinanti del foliage? C’è l’appuntamento in Sicilia ma anche tanti altri segnali laterali e collaterali della politica che devono essere analizzati e tenuti in adeguata considerazione. Anche in politica l’attesa è tanta più di quanto vogliano fare credere certi ormai screditati cantinieri toscani ancora alla ricerca di dare un ultimo tocco di trucchi e vecchi merletti di stato e di governo.

IL VINO DI D’ALEMA AL 14,5 % E LA TRATTATIVA PER LA SALVEZZA COSTITUZIONALE

Il clima politico potrebbe cambiare improvvisamente e inclinare verso la più giusta valutazione del vero valore del vino di Massimo D’Alema. Già mai dimenticare che il vecchio leader del sinistra italiana è stato l’azionista di maggioranza del Pd. Dalla sua avrebbe ancora un capitale elettorale e non solo simbolico pari a metà esatta della mela democratica. Una mela stregata evidentemente per Renzi evidentemente i suoi seguaci.

BLEND ISTITUZIONALE E SONDAGGI E-FLUX. L’INARRESTABILE TRAINO DEL MAGGIORITARIO A 5 STELLE

D’Alema vanta un freddo buon gusto. Entrato a far parte della nobile compagnia dei grandi vigneron se si vuole bere un 14,5 di gradazione, più o meno l’intervallo demoscopico che gli viene assegnato alle urne, quel rosato approvato in maniera vergognosa alla Camera e al Senato, non solo è annacquato ma completamente avvelenato.

23/05/06 AULA DELLA CAMERA DISCUSSIONE PER LA FIDUCIA AL GOVERNO PRODI, NELLA FOTO MASSIMO D’ALEMA E MARCO MINNITI ¸

Per fortuna questi sono tempi di nuovo elettorato ‘e-flux’. D’accordo, dal punto di vista enogastronomico, nulla si vuole contro un buon rosato.Tuttavia è sulla gradazione della percentuale elettorale che il rosso di D’Alema, potrebbe mescolarsi in blend, con un flusso maggioritario inarrestabile. Ma che splendida storia di fantasy, comunque sarebbe invincibile…14,5 e 36 per cento, fanno un botte e una botte in una notte d’inverno… D’Alema che di vini ne capisce punta a brindare in alto…magari a 5 stelle.

IL PATTO DI SCAMBIO TRA VINO E POLITICA E IL BRINDISI IN CASA LIBRANDI

Rosatellum alla prova prima di tutto in Sicilia. E se alla fine venisse fuori un brindisi con un Nero d’Avola? Alla prima prova elettorale seria per il Pd bisognerà davvero vedere se il Rosatellum in quanto schema di alleanza formale, tiene o se alla fine la prova del nove sarà quella che già sappiamo della solita ammucchiata elettorale, per nascondere gli affari sempre più affannosi di questo ormai logoro sistema di potere.

E a proposito di brindisi, dal vago sapore del voto di scambio o che dir si voglia elettoralistico, ritorniamo a quello che ha fatto scalpore e parlare di sé quello avvenuto tra sempre più tracontate governatore della Calabria Mario Oliverio la prima prova del nove dell’annaquata elettorale. Rosatellum cirotano brindisi doc?

Il suggello alla scellerata legge elettorale studiata a tavolino per far fuori Grillo e il Movimento 5 Stelle, e poi successivamente per rottamare l’acerrimo nemico D’Alema, è avvenuto proprio in Calabria nel mandamento agricolo di Cirò Marina. La congiura del Rosatellum cirotano bagnata con il vino delle Calabrie.

LA TRATTATIVA DELL’ALTERNANZA TRA DESISTENZA ELETTORALE INTELLIGENTE E GOVERNO DI GARANZIA COSTITUZIONALE

In fondo proprio come avveniva nell’antica Roma ai tempi della decadenza degli imperatori. Renzi cova odio e rancore che vorrà far pesare sul cambiamento, un freno, un argine al treno del mutamento. Per questo teme quello che le trattative inimmaginabili, quelle in cui potrebbe esser stato già delineato un possibile scenario istituzionale sul breve e medio termine.

Un programma di vera salvezza costituzionale di fronte al pericoloso sussulto e rigurgito dei nemici della Costituzione, composto prima da un patto di desistenza elettorale, una soluzione ai problemi applicativi e procedurali posti dal Rosatellum, e poi in un secondo tempo un patto di Garanzia Costituzionale che permetterà ai grillini di esercitare il Governo del Paese, al riparo di ogni subdolo attacco retrivo e conservatore.