Rossano corrotta, Stasi: “Candiano, pachiderma in declino”

Nicola Candiano, il sindaco facente funzioni

L’anonimo barrito di un pachiderma in declino.

In questi mesi sono state tante le testimonianze di disprezzo che hanno allietato i miei pomeriggi, altrimenti banali e faticosi, tutte provenienti da pseudoamministratori o comunque da portatori di interessi evidentemente in contrasto con la mia attività politica (circostanza di cui vado fiero), ma tra queste quella di Nicola Candiano è tra quelle che ho apprezzato di più.

A differenza mia, l’eminenza grigia dell’amministrazione comunale non scrive nome e cognome, eredità di quella cultura codarda ed ipocrita che caratterizza la pseudo-classe dirigente di cui egli si fa portavoce, eppure ciò non ha reso la mia lettura meno dolce.

Del resto ultimamente le uscite scomposte dell’assessore sono all’ordine del giorno e quest’ultima è solo quella meno celata, segnali di un nervosismo evidente, quasi isterico, che da uno come lui non ci si aspetta. Restò tranquillissimo, tanto per ripercorrere uno dei passaggi del suo sproloquio, durante la vertenza del tribunale, allor quando – nonostante la mia dieta – il nostro presidio di giustizia veniva definitivamente chiuso e proprio lui diventava, serenamente, responsabile giustizia del Partito Democratico. Un affarone per il territorio.

Non posso che ringraziare per uno scritto di tale profondità storica, non fosse altro perché, involontariamente, sviscera minuziosamente il tanto lavoro fatto in questi anni a difesa dei diritti delle nostre comunità e contestualmente elenca goffamente i propri demeriti politici, civici, sociali.

È sbalorditivo, poi, osservare come questa schiatta di professionisti locali, ingrassata grazie ai regali dei propri partiti di appartenenza nei tempi delle vacche grasse ed altrimenti totalmente anonimi, abbia la sistematica pretesa di giudicare non me – che facendo politica, sono preparato ad accettare giudizi quasi di ogni tipo – ma intere generazioni: centinaia di ragazze e ragazzi, senza paparino alle spalle, costretti ad adattare ogni propria aspirazione al contesto rovinoso che proprio i parassiti di cui sopra ci hanno consegnato.

Ma proprio per questo trovo tenere tali sortite: per l’inadeguatezza strutturale che evidenziano. Si tratta di persone prive di strumenti non soltanto per fare politica, ma anche per giudicare la realtà che gli sta intorno, troppo distaccata dai propri immeritati privilegi e da faraoniche pretese individuali e familiari.

Condivido dunque l’auspicio dell’assessore: che il tempo sia galantuomo per tutti, e lo scrivo con un velo di tristezza proprio immedesimandomi in chi, dopo un quarantennio di presunta attività politica, per gestire briciole del potere che tanto brama è costretto a riverire ossequiosamente qualche capo-corrente di partito o a dirigere qualche goffo portatore di “voti nella sacchetta”, consapevole di non essere eleggibile nemmeno in un condominio di medie dimensioni. Può esserci destino più triste?

Ed ecco, dunque, che il paragone proposto nell’ultima malcelata invettiva si trasforma nella rappresentazione più cruenta del proprio totale fallimento politico.

Di Tommaso Aniello d’Amalfi detto Masaniello, infatti, ne fanno menzione la storia, la cultura, la tradizione popolare ed il suo ricordo è giunto indelebile fino ad oggi, tramandato dai suoi sodali, dai suoi aguzzini, dal suo popolo.

Degli assessoricchi DC capaci di allargare il proprio giardino e far assumere qualche parente, tolti quest’ultimo ed il vicino di casa, non si ricorderà mai nessuno.

Flavio Stasi