Rossano, la vera storia di “Mollettun” e il lecchino (capo) del padrone

I giornalisti calabresi sono recalcitranti alla… libertà. Sì, non ce l’hanno nel dna. Sono molto sensibili al potere, ne sono irrimediabilmente affascinati e così tutti i media e gli editori calabresi hanno nei loro organici giornalisti “felicemente succubi” di ogni tipo di potere: politico, imprenditoriale, massonico e mafioso. Che poi quasi sempre è un tutt’uno, visto che ormai il sistema di potere non ha più colori e ingloba tutto, anche i grillini.

Iacchite’ non ha editori e spara a zero su TUTTI (nessuno escluso, quindi neanche i grillini) i politici corrotti della Calabria. Di conseguenza, ha rivoluzionato la palude dell’informazione calabrese e ha sconvolto la vita “felice” dei giornalisti-impiegati che timbrano il cartellino (col badge) e leccano (dignitosamente) il culo del padrone.

Rossano sta per diventare, dopo la fusione con Corigliano, la terza città della Calabria. Il sistema mediatico è dominato da un signore che si chiama Pasquale Lapietra e di mestiere fa il palazzinaro. Ha una televisione e anche due testate che controlla direttamente e almeno altre tre che controlla indirettamente. Attraverso questa “rete” fino a poco tempo fa ha dettato tempi e condizioni ai suoi amici politici e nessuno ha mai osato contraddirlo o peggio attaccarlo perché è il padrone indiscusso dei media e dunque è intoccabile.

Ma dalla primavera del 2016 Lapietra e i suoi scagnozzi sono andati in crisi perché c’è una testata che lo irride proprio con il nomignolo che gli hanno dato – sottovoce, ridendo e dandosi le gomitate senza farsi vedere – i suoi stessi concittadini. Perché c’è un giornalista che gli mette in piazza le alleanze politiche e gli accordi sottobanco, che gli scopre tutti gli altarini (anche chi vince i bandi e i concorsi) e lo rende ancora più ridicolo agli occhi della gente, che già ride di lui per conto suo come succede per tutti i potenti che si rispettino. E così il padrone dei media rossanesi arriva ad ordinare ai suoi giornalisti di scrivere editoriali contro questo giornalista. Allo stesso modo di Madame Fifì e dei politici del Pd, che controllano la cloaca più grande dei media calabresi ovvero LaC e ordinano a quello zerbino (ché anche il lecchino in fondo ha una dignità ma lo zerbino no!) di Pasquale Motta di scrivere editoriali contro lo stesso giornalista. Basterebbe solo questa considerazione per concludere che svolgo bene il mio lavoro perché faccio incazzare allo stesso modo i due “colossi” dell’informazione calabrese, che ovviamente hanno lo stesso obiettivo: portare a compimento la politica del magna magna sulla pelle dei cittadini calabresi.

Ma torniamo a Lapietra. Se Serafino Caruso, direttore sulla carta, non aveva ancora avuto il “coraggio” di scrivere su quelle testate la parola magica ovvero “Iacchite'” e il nome incriminato ovvero “Gabriele Carchidi”, ieri qualcuno ha rotto definitivamente gli indugi. Lui si chiama Matteo Lauria e, nonostante sia relativamente giovane, forse anche per le sue dimensioni, rappresenta il classico “trombone” che non ha mai avuto i coglioni di attaccare nessuno se non dietro regolare “ordine” del padrone, che non riesce proprio a concepire un pensiero libero e che non ha mai preso una denuncia.

Tutte le decine di denunce che ho preso e prendo ancora da politici, imprenditori, magistrati, poliziotti e carabinieri corrotti per me sono medaglie da mettermi sul petto. Lauria e il potere invece sono una cosa sola: lui sta sempre dalla parte del più forte, ce l’ha nel dna, non riesce a fare altrimenti e si nasconde dietro il dito del “tengo famiglia” come se la famiglia ce l’avesse solo lui… E’ del tutto evidente che la verità è un’altra cosa e a Rossano lo sanno tutti, ma proprio tutti.

Don Pasquale Lapietra non è proprio per niente il Mecenate che ci dipinge quel leccaculo di Matteo Lauria. A Rossano e in tutto lo Ionio lo chiamano “Mollettone”, in dialetto “Mollettun”, perché portava sempre con se un coltello a molla ed evidentemente lo faceva vedere a tutti per aumentare il suo “potere contrattuale”.

Ernesto Rapani e Pasquale Lapietra (al centro)

Ha iniziato la sua carriera con qualche piccolo furto, pare che avesse un feeling particolare con la morfina e che gli piacessero un sacco i motori, sì insomma le belle macchine.
La sua ascesa inizia quando con alcuni amici piazza un vero e proprio “colpaccio” mettendo in mezzo il barone Smurra, che aveva lo stesso vizio dell’attuale sindaco di Rossano e possedeva un sacco di terreni, che era riuscito a sottrarre ad un altro barone molto famoso a Rossano, che di cognome faceva De Rosis.

Il barone Smurra – poco sveglio in questa fase della sua esistenza – invece di aprire gli occhi inizia a fare affari con il soggetto coltello munito e alla fine si ritrova col cerino in mano mentre don Pasquale dà il via alla sua fortuna “professionale”.

A quei tempi il sindaco di Rossano era un tragicomico imitatore dei vecchi podestà fascisti del ventennio ovvero Geppino Caputo e alla sua corte cresceva un giovane architetto, naturalmente fascista anche lui, di nome Ernesto Rapani, che viene catapultato nel ruolo di assessore all’Urbanistica. Una specie di Eva Catizone con le palle, tanto per far capire anche ai cosentini che ci leggono.

Proprio in quel periodo (guarda un po’ il caso!) viene approvato per la prima volta il Piano Regolatore Generale, di cui il comune di Rossano era sprovvisto e nasce l’asse Lapietra-Rapani. “Mollettun”, come per incanto, si ritrova “edificabili” tutti quei terreni e comincia a fare soldi a palate e Rapani, manco a dirlo, è costantemente il suo architetto, progettista, direttore dei lavori e pure compare, così siamo in una botte di ferro. “Mollettun”, dunque, da mediocre malandrino (chè il nomignolo non si nega a nessuno, pensate che l’hanno dato anche a me…) da quattro soldi si trasforma addirittura in moderno Mecenate.

Ma Lapietra non sarebbe quello che è se non avesse una copertura politica adeguata. Del resto, con quella sagoma di Caputo non poteva andare lontano ed è a questo punto del suo percorso che il palazzinaro rossanese viene incoronato dai Cinghiali di Cosenza, al secolo Pino e Tonino Gentile, desiderosi di entrare in affari con un soggetto del suo stampo dopo aver rotto i rapporti con il “Lapietra cosentino”, che risponde al nome di don Pierino Citrigno, strozzino riconosciuto e anche lui con il pallino del controllo dei media.Il garante di questa alleanza è un altro dei servi di “Mollettun”, l’ingegnere Antonio Capristo. E’ proprio Lapietra che lo presenta a compa’ Pinuzzu e il Cinghiale più vecchio inizia a ricoprirlo di incarichi all’Aterp e alla Regione, facendolo diventare addirittura dirigente per facilitare le questioni legate ai bandi sull’edilizia sociale, con i quali l’asse Cinghiali-Mollettun esce fuori in tutta la sua meschinità. Milioni e milioni di euro… esattamente come con gli altri palazzinari cosentini. Uno schifo, con decenza parlando.

Due anni fa tutto era pronto per incoronare Ernesto Rapani sindaco di Rossano, la foto che pubblicammo del cantiere finanziato con i soldi sporchi dell’edilizia sociale e dei cartelli elettorali di Rapani diventò una specie di “cult” per tutti i rossanesi. Attaccammo allo stesso modo – e ci mancherebbe pure – il suo rivale Mascaro, portato in carrozza dagli impresentabili del Pd cosentino con l’aggiunta del generale Graziano. E alla fine Rapani perse… E fu proprio da quella sconfitta che “Mollettun” iniziò a pensare al modo più giusto per portare Rapani alla Camera dei Deputati, ovviamente con l’aiuto fondamentale dei Cinghiali, che nel frattempo avevano stretto un altro patto col generale Graziano. Il fatto che Iacchite’ abbia sputtanato questa alleanza non è proprio andato giù al “Mollettone”, che stavolta ha messo in campo il lecchino più prezzolato per fare fuoco su di me.Adesso c’è un grosso investimento economico per farlo diventare deputato, una grossa cambiale sulla testa del Rapani, che poi servirà per designare anche il futuro sindaco del comune unico Rossano-Corigliano. E, di conseguenza, non si può sgarrare, ché se qualcosa va storto poi come fanno Lauria e la sua famiglia a mangiare mattina, mezzogiorno e sera?

Rossano all’inizio andò sotto shock per le rivelazioni di Iacchite’ sui due protagonisti del ballottaggio, Ernesto Rapani e Stefano Mascaro, e su tutti i personaggi clientelari e paramafiosi che gli tengono il sacco. 

A Rossano queste cose le sanno tutti ma nessuno aveva il coraggio di urlarle e di diffonderle come stiamo facendo noi. Troppa paura dei “mammasantissima” che controllano il voto e la vita dei rossanesi. Da don Pasquale “Mollettun” Lapietra ai Cinghiali cosentini che ben conosciamo per passare ai ladri conclamati di risorse pubbliche del centrosinistra cosentino che rispondono ai nomi di Mario Oliverio, Enza Bruno Bossio, Nicola Adamo, Carlo Guccione ed Ennio Morrone. Che oggi per contrastare Rapani alla Camera al posto di Mascaro hanno messo Ferdinando Aiello, che – almeno sulla carta – sembra stare lì proprio per perdere. Uno scenario che somiglia molto a quello di Cosenza e che vede protagonisti molti di quegli stessi attori. E le similitudini continuano con il sistema dell’informazione, completamente in mano a questa gentaglia, soprattutto a don Pasquale Lapietra, che fino all’altro giorno credeva di poter controllare tutto e tutti con il suo sporco denaro. Ma la pacchia è finita e stiamo ricevendo decine di messaggi da rossanesi che ancora non ci svelano il loro nome ma che ci incitano a continuare questa battaglia.

Ne abbiamo selezionato qualcuno.

  1. Poche parole, per dirvi GRAZIE! Continuate, vi prego, non vi fermate. A Rossano è sceso il silenzio, FINALMENTE! Finalmente siete ..e in piccola parte ..siamo, riusciti a scuotere una città intera. Ci state aiutando, a far luce sulle schifezze, sul marciume di questa città. Io, che preferisco rimanere anonima, e tanti altri, non possiamo che dirvi IMMENSAMENTE GRAZIE!

2. Buonasera, vorrei tanto conoscerla per farle i miei complimenti  per il coraggio che ha nel dire le  VERITA’ su Rossano. Spero che continui ad informare quella parte di Rossanesi che ancora  credono e/o sono costretti a credere in questa “minestra riscaldata” che bolle ormai da molti anni.

3. Tutti i personaggi che nominate della “RossanoBene” mi sono passati davanti e si comportavano in modo spavaldo sentendosi onnipotenti! Ho visto inchini, baciamani, parati e culu di persone che non valevano niente al cospetto di altre che valevano meno! Ho tentato anch’io di accostarmi alla politica frequentando persone che all’inizio mi sembravano oneste e limpide ma poi si sono rivelate turbule come a fezza e ru vinu quannu è fermo da vent’anni.
4. Il giornaletto dei Lapietra (L’Eco dello Jonio, ndr) è nato per intimorire e per lanciare il prode scudiero Rapani. E conta tra i suoi collaboratori il meglio del giornalismo rossanese, uomini e donne che devono pur campare e non hanno molta scelta.
Lapietra avrà pensato che proprio tutti devono avere una seconda opportunità. Dopo tutto, la sua scalata al potere è iniziata davvero dal basso. Adesso è ad un passo da avere il figlio in giunta e lo scudiero al potere, cosa si può volere di più?
Ah già, il silenzioso consenso della città a delegarlo come sovrano.
Perché se un sindaco da un palco invece di ringraziare il popolo ringrazia il potente di turno mi fa venire qualche dubbio… 
Questi sono solo alcuni dei messaggi che stiamo ricevendo. Ai rossanesi facciamo una promessa: continueremo ad occuparci di questa melma. 
Voi, nel frattempo, RESISTETE!!!
Gabriele Carchidi