Rossano, Mascaro e i suoi impresentabili: Calabrò, Micciullo e Lucisano

Carlo Guccione e Teodoro Calabrò

Ci sono molte analogie tra Cosenza e Rossano. Del resto, i padroni del vapore del capoluogo di provincia sono gli stessi che cercano di mettere le mani anche sulla cittadina jonica.

Abbiamo già scritto dell’accozzaglia di potere, capeggiata da don Pasquale Lapietra alias “Mollettone” (palazzinaro spregiudicato, indagato più volte per usura e malaffare, finanche editore), che vorrebbe vedere eletto sindaco il suo direttore dei lavori preferito, l’architetto Ernesto Rapani, uomo di destra che strizza l’occhio soprattutto ai fratelli Cinghiale (Gentile per i rossanesi che non dovessero conoscere il soprannome di questi personaggi), che con Lapietra hanno grandi rapporti d’affari cementati dai milioni di finanziamenti dell’edilizia sociale.

Del resto, Rapani è colui che ha redatto il piano regolatore di Rossano e ha fatto la fortuna di “Mollettone”, che ha ricambiato inserendolo in ogni suo progetto. Il piano di entrambi era quello di eliminare Caputo e Antoniotti, che hanno tanti difetti ma sono fondamentalmente onesti. Ci sono riusciti e adesso vanno allo scontro finale con l’altra lobby di potere della politica rossanese, quella foraggiata da gentaglia come Madame Fifì (Enza Bruno Bossio), Palla Palla (Mario Oliverio), Nicola Adamo e Carletto Guccione detto il maialetto.

Si può dire che se Atene piange, Sparta non ride, nel senso che nella coalizione che sostiene il candidato sindaco del PD Stefano Mascaro c’è davvero di tutto.

Lui, il candidato sindaco, a dire il vero, passa per persona seria ed educata: ha un ristorante, vive del suo lavoro ed è stato coinvolto nel progetto proprio perché ha la faccia pulita e dunque può “nascondere” le porcherie dei traffichini del centrosinistra.

Gli impresentabili di questa coalizione, quelli che hanno le mani in pasta e sognano affari d’oro sono soprattutto tre: Teodoro Calabrò, Antonio Micciullo e Piero Lucisano,

TEODORO CALABRO’

Chi ci segue sa bene chi è Teodoro Calabròex consigliere comunale a Rossano prima del “default” e grande elettore alle ultime regionali di Oliverio e Guccione. Ce ne siamo occupati a proposito dei cosiddetti “precari” raccomandati dell’Asp di Cosenza. Calabrò, infatti, facendo leva sul suo solido legame con Carlo Guccione, ha piazzato in quella lista il figlio Guerino e la nipote Roberta D’Oppido. Una manovra classica da “voto di scambio” sulla quale, per quanto se ne sa, starebbe indagando la procura di Cosenza.

guccione balla con oliverioQualche mese fa, invece, abbiamo appreso che Calabrò è stato nominato dal presidente della Regione Mario Oliverio in una struttura dell’ente, anche se non si capisce bene per quale ruolo.

La spiegazione è contenuta in una delibera dell’Asp di Cosenza datata 22 dicembre 2015 e firmata dall’ex commissario Filippelli nella quale si stabilisce un nuovo comando per Calabrò, dipendente dell’Asp di Rossano.

L’esponente del PD, notoriamente vicino allo stato maggiore cosentino dei vari Oliverio, Guccione e Bruno Bossio, dal mese di settembre ormai è in servizio presso la struttura speciale dell’assessorato alle Infrastrutture su precisa richiesta dell’assessore Roberto Musmanno, notoriamente vicino a Enza “Madame Fifì” Bruno Bossio. E infatti ormai Calabrò si reca stabilmente presso gli uffici della Regione a Catanzaro ed è super impegnato in una intensissima attività di voto di scambio attraverso le promesse di favori, assunzioni, sistemazioni di pratiche, concessioni di finanziamenti e, soprattutto, di sollecitazioni e facilitazioni di pagamenti. Il suo “comando” durerà un anno. Ovviamente “allungabile”.

Calabrò ha lavorato per molti anni all’Ufficio Ticket e Prenotazioni dell’ospedale di Rossano.

L'ospedale di Rossano
L’ospedale di Rossano

Proprio là, luogo infame dove si specula sulla salute e sui bisogni dei cittadini, ha costruito i suoi successi elettorali attraverso raggiri, false esenzioni, accelerazioni nelle prenotazioni, commettendo reati di vario genere ma soprattutto truffe ai danni dell’Azienda e della Regione che lo pagano. Tali fatti sono stati numerose volte segnalati alla Procura della Repubblica, che ha aperto un’indagine inducendo i precedenti amministratori dell’Asp di Rossano a spostare Calabrò ad altro ufficio (Archivio) al fine di neutralizzarlo. Con il rinnovamento dei vertici dell’Asp di Rossano (subito dopo le elezioni regionali) Calabrò ha preteso di ritornare immediatamente all’Ufficio Ticket, in modo da riprendere la sua azione “politica.

LE IMPRESE DI CALABRO’

Cosenza-AspMa passiamo in rassegna le “imprese” di Calabrò: un ammanco di oltre 16mila euro all’Ufficio Economato, che ha dovuto restituire a rate all’Azienda. Con tanto di denuncia e procedimento penale ancora in corso.

Ma soprattutto, la sua disponibilità di denaro. “… E’ noto a tutti – si legge in un esposto presentato in procura – che, disponendo di elevati quantitativi di denaro (non è chiaro se suo o di qualcun altro) abbia fatto prestiti. Il giochino deve avergli fruttato molto bene, considerato che dispone oltre che di due ville e numerosi appartamenti, anche di svariati magazzini commerciali a Rossano (in affitto), il cui acquisto non è certamente giustificabile con quanto guadagna all’Asp”.

LA POLITICA

Calabrò è stato per due volte consigliere comunale a Rossano, inizialmente con la giunta Filareto (2006-2011) e poi con quella di Antoniotti (2011-2015) riscuotendo in entrambi i casi un enorme successo elettorale. In questa tornata elettorale, visto che Iacchite’ è molto letto anche a Rossano, non ha “sfondato” ma se Mascaro dovesse vincere, con i suoi 381 voti ottenuti nella lista del PD entrerà in Consiglio.

EnzaBrunoBossio8Negli anni d’oro, è stato molto legato a Nicola Adamo. E’ stato anche il principale protagonista delle primarie del PD del 2012, che videro trionfare nella provincia di Cosenza Enza Bruno Bossio. Calabrò infatti si vanta di aver contribuito con oltre 2mila voti (parliamo di primarie) all’elezione della ormai famosa Madame Fifì.

Alle ultime regionali invece ha organizzato le primarie in favore di Mario Oliverio e poi ha fatto convergere i suoi voti su Carletto Guccione. A quest’ultimo è particolarmente obbligato per la famosa vicenda dell’assunzione dei precari all’Asp di Cosenza grazie alla quale Guccione gli fece assumere il figlio Guerino e la nipote Roberta D’Oppido…“.

Ma poiché questi “precari” non sono mai stati pagati perché la cosa era diventata troppo sporca, Teodoro Calabrò doveva per forza essere accontentato in un altro modo. E così ecco il “comando” per lavorare (si fa per dire) nella struttura speciale dell’assessore Musmanno.

ANTONIO MICCIULLO, IL “MAGO” DEI RUMENI

micciulloAntonio Micciullo, dopo Rosellina Madeo, con i suoi 474 voti è una delle conferme di questa campagna elettorale nella lista “Per Mascaro sindaco”. 

Come si vede dalla fotografia, è un giovane rampante e si presenta anche bene, comunque vada i suoi 500 voti li prende sempre ma sottovoce a Rossano si dice che sia il “big” del voto dei rumeni, roba da far impallidire anche i maneggioni di Cosenza, che pure hanno provato a far votare in massa i cittadini della Romania.

Si dice che il giovane Micciullo controlli il voto di diverse migliaia di rumeni che abitano a Rossano e che lo abbia già indirizzato per come gli conviene. Ha noleggiato una serie di furgoni per portarli a destinazione, cioè ai seggi e non è esagerato, secondo molti rossanesi, parlare di vero e proprio “caporalato elettorale”.

I Micciullo (papà e mamma di Antoniuccio bello) hanno un patronato mentre lui lavora all’Agenzia delle Entrate ma è chiaro che le pratiche ai rumeni le faccia proprio grazie a questo provvidenziale patronato.
Anche Rapani, tanto per la par condicio, sfrutta il voto dei rumeni e il rumeno, beccato in flagrante alla sezione 14, aveva votato proprio per il candidato di don Pasquale Lapietra e in particolare per Natale Graziano, l’uomo di Orlandino Greco in rotta di collisione (esattamente come l’ex sindaco di Castrolibero) con Palla Palla.
I rumeni di Micciullo invece hanno votato a contrada Amica e chi è passato da quelle parti domenica ha visto un vero e proprio “servizio navetta” con tanto di furgoncini per assicurare il pieno di voti. 
PIERO LUCISANO

imgresL’altro impresentabile del centrosinistra si chiama Piero Lucisano ed è rimasto anche consigliere provinciale nonostante il consiglio comunale di Rossano sia decaduto a novembre 2015 e nonostante i ricorsi contro di lui. A queste elezioni si è candidato con la lista “Il Coraggio di cambiare” (si fa per dire, naturalmente) e ha preso oltre 400 voti che gli assicurano l’ingresso in Consiglio anche in caso di sconfitta di Mascaro.

Lucisano è potente perché fa parte del clan del potentissimo Ennio Morrone, traffichino cosentino che i lettori di Iacchite’ conoscono molto bene. Lucisano è stato fino a poco tempo fa nella struttura regionale di Morrone ma ultimamente è stato escluso, pare per le proteste della figlia giudice di Morrone (Manuela, la moglie del poliziotto Stefano Dodaro, quello che ha arrestato Padre Fedele e adesso sarà accusato di calunnia). 

Ennio Morrone
Ennio Morrone

Perché protestava la dolce Manuela? Ma perché Lucisano, oltre ad aderire al clan (politico) del padre aderisce anche al clan (solo mafioso) degli Acri e lo fa in maniera evidente e sfacciata, tenendo addirittura riunioni pubbliche con il signor Veneziano, ambasciatore ufficiale del clan Acri. Quello, tanto per intenderci, che porta i parenti in carcere e che riceve le lettere da girare a parenti e affiliati. Mica pizze e fichi.

Ma Ennio il “mammasantissima”, dopo aver obbedito alle indicazioni della figlia (e si suppone anche del genero scemo) ha trovato la soluzione. Ha messo Giovanni Lefosse (Gea Consulenze) al posto di Lucisano e i due si dividono sottobanco i soldini dell’incarico. 

A proposito del clan Acri, ci hanno detto che non fa molte differenze tra Rapani e Mascaro. Per il clan vanno bene tutti e due, nel senso che ci sono uomini d’onore sia da una parte che dall’altra.

Per i rossanesi onesti, invece, sta andando in scena lo stesso dramma dei cosentini.

“Chi dobbiamo votare a Rossano? – ci ha detto sconsolato un cittadino di Rossano -. O ci tagliamo una gamba oppure un braccio… Rapani o Mascaro siamo sempre nella melma. Un po’ come voi a Cosenza con Occhiuto e Guccione, altri due bei pezzi di delinquenti…”.