Rossano tra generali, boss, “Mollettun” e liste di proscrizione

A Rossano ormai da due anni non c’è più il monopolio dell’informazione garantito dai media fedeli alla causa di don Pasquale Lapietra detto “Mollettun”. L’avvento di Iacchite’ ha permesso di sbertucciare anche mostri sacri come lui e ducetti di cartapesta come il generale Graziano, esponendoli finalmente più che all’indignazione (che pure ci starebbe eccome) all’ilarità generale per la loro innata avidità di soldi e di potere.

Per esempio, mai e poi mai ai giornalisti di “Mollettun” (bravissimi ragazzi, per carità) è stato permesso di dire o di scrivere che è stato veramente indegno il comportamento del Tar sulla sentenza che riguarda il consiglio regionale e la decadenza di questo buffone che si atteggia a generale e adesso vorrebbe anche fare il parlamentare in quota Cinghiale. Hanno atteso l’esito del referendum per la fusione di Rossano e Corigliano prima di decidere. E dov’è stata quella certezza del diritto e di giustizia che non dovrebbe avere padroni? Eppure, a Rossano non lo ha detto e non lo ha scritto nessuno perché chi tocca il generale… muore.

Così come nessuno ha scritto con chiarezza quello che era l’atto firmato dalla Giunta rossanese rispetto al referendum. Ci chiediamo: che senso ha? E siamo perfettamente d’accordo con quanto ha scritto recentemente Alberto Laise, che non è un giornalista e nemmeno un cameriere di “Mollettun” e che non prende ordini dal generale.

“… L’atto d’impulso – affermava Laise – lo ha votato il consiglio comunale ed era il Consiglio che doveva avere il coraggio di dire qualcosa. Non lo ha fatto perché non c’è più una maggioranza e nessuno ha il coraggio di chiarire questo. Le scuse, perché queste sono, accampate sono mediocre espressione di un’amministrazione mediocre. Si è votato senza riflettere. Si è abdicato al proprio ruolo per due anni continuando a sostenere una posizione in cui non si credeva. Sono cambiate le regole? È vero. Ma sono cambiate da mesi nel disinteresse generale.
Quest’amministrazione ha tradito il suo mandato non facendo gli interessi della città. Interesse che era quello di capire e conoscere le possibilità e le carenze della fusione. Oggi la città decide sul nulla e sullo “speriamo che ci vada di culo”…
Ed il comunicato non cambia nulla. L’unico atto serio e responsabile sarebbero state le dimissioni. Dimissioni che sono dovute perché questa città non può navigare a vista qualunque sia il risultato del referendum di oggi. E se qualcuno vuole mascherarle da “eroica presa di coraggio”… beh il coraggio è altro. Il fatto che io sia per il No ad una fusione fuori controllo e troppo alla cieca, guidata da alcuni dei più pericolosi politici della Regione, non può impedirmi di vedere la debolezza di questa amministrazione…”.

Intanto, in città, più che per il referendum ormai cotto e mangiato, ormai si avverte forte il fremito per l’intervento della polizia e della procura di Castrovillari sui bandi delle aree sociali destinati a un tirapiedi di Teodoro Calabrò e ad un altro di Mollettun (l’ingegnere Antonio Capristo, che è notoriamente legato ai Lapietra, lo sanno proprio tutti…) con tanto di terzo bando annullato per “busta aperta”. Insomma, la procura non poteva proprio chiudere gli occhi. Anche perché qualcuno ha dato fuoco al Lulapaluza ovvero alla struttura degli imprenditori che hanno “osato” presentare ricorso.

E per tornare a “Mollettun” e al monopolio dell’informazione a Rossano, qualche mese fa sul profilo FB del media caro a don Pasquale è stata pubblicata per qualche ora una vignetta dedicata addirittura a noi di Iacchite’ nella quale i giornalisti del patron cercavano di sintetizzare le fonti che ci danno le notizie contro il “sistema” rossanese.

C’era il fascista Caputo, che con noi non potrebbe mai andare d’accordo e che ormai perde sempre più credibilità (se proprio ci fosse stato qualche dubbio lo abbiamo neutralizzato pubblicando il nome della sua amica che sarà nominata dirigente appena si calmeranno le acque…), c’era l’onnipresente Lenin Montesanto, che ormai non sa più neanche lui quanti uffici stampa ha ed è in piena crisi di identità e, dunque, ben difficilmente potrebbe rappresentare una fonte. Ma c’era anche Flavio Stasi, con il quale effettivamente andiamo d’accordo ma non certo al punto di “scucirgli” rivelazioni che potrebbero nuocere ad egli stesso, tra l’altro molto contestato a sinistra perché ha votato sì al referendum. Poi il Movimento Cinquestelle, che, con decenza parlando, non ha mai fatto storia a Rossano. E infine c’era il dirigente comunale Passavanti. Il quale pare – ed è notizia di pochi mesi fa – che sia stato spostato per punizione. Ma allora la vignetta di “Mollettun” era una lista di proscrizione?