Rovito, rock psichedelico e ribellismo in “Toxic Jungle”: dedicato al “Guru”

ROCK PSICHEDELICO, RIBELLISMO ANNI SETTANTA, RITI SCIAMANICI NELL’AMERICA LATINA PIÙ PROFONDA E MISTERIOSA IN “TOXIC JUNGLE” DI GIANFRANCO QUATTRINI, IL FILM DEL CICLO “UGO G. CARUSO È EL CIUDADANO ILUSTRE” CHE QUESTA SERA INAUGURA LA NUOVA STAGIONE DEL CINEFORUM “FALSO MOVIMENTO” DI ROVITO

Riparte il Cineforum Falso Movimento di Rovito e riprendendo una vecchia consuetudine, lo fa a tempo di rock, anche se questa volta di sapore latino.

Il primo appuntamento è infatti fissato per questa sera alle ore 21 nel Teatro Comunale di Rovito e prevede per il sesto incontro del ciclo “Ugo G. Caruso è El ciudadano ilustre” un film “scoperto” e fortemente voluto dallo stesso storico del cinema, ovvero “Toxic Junlge” (“Planta madre”), una coproduzione tra Argentina, Italia e Perù. Mesi fa Caruso con l’intento di invitarlo, aveva annunciato il proposito di presentare il film nella rassegna rovitese al suo vecchio amico Vincenzo “Guru” Iaconianni, appassionato cultore di sostanze psicotrope che purtroppo nel frattempo è venuto a mancare improvvisamente nel luglio scorso, destando grande turbamento nella città di Cosenza in cui era molto popolare per la sua lunga attività di fotoreporter.
Dunque la serata, su suggerimento di Caruso, è dedicata da Falso Movimento alla memoria di Vincenzo “Guru” Iaconianni.

Opera seconda di Gianfranco Quattrini, peruviano di origini italiane, infanzia nordamericana, formazione cinematografica in Argentina, Toxic Jungle racconta la storia di Federico Santoro (Robertino Grandos), un ex rocker noto come Diamond Santoro (Emiliano Carrozzone) che, assieme al fratello Nicolas (Manuel Fanego), è stato pioniere e simbolo del rock psichedelico argentino, conquistando con un solo album il pubblico sudamericano negli anni settanta.

Ma la loro vita dissipata da rockstar, caratterizzata dall’assunzione di droghe di ogni tipo, era costata la vita al fratello più piccolo e psicologicamente più fragile, lasciando al maggiore il compito di sopportare da solo il peso dei ricordi. Nicolas aveva un sogno rimasto irrealizzato, quello di intraprendere un viaggio nel cuore dell’Amazzonia alla ricerca di un santone che gli facesse assumere l’ayahuasca, una sostanza allucinogena con finalità magico-terapeutiche. Così, a distanza di moltissimi anni, Federico “Diamond” Santoro vola dall’Argentina a Iquitos, il maggior centro dell’Amazzonia peruviana, richiamato da Pierina (Camilla Perissé), l’ex fidanzata di Nicolas, fermamente deciso a portare a compimento il viaggio mai concluso dal fratello, nella speranza di liberarsi dal terribile passato che lo tormenta.

Per liberarsi di quel peso, con l’aiuto di Pierina, Diamond compirà un viaggio lungo il Rio delle Amazzoni, nel cuore di tenebra (ma anche di luce) della foresta pluviale andando dopo tanti anni alla ricerca di quel guaritore cui lo stesso Nicolas aspirava, intuendo (troppo tardi) che sarebbe stato l’unica possibile via di salvezza.Il regista Gianfranco Quattrini, affonda il suo secondo lungometraggio (il primo, “Chica Tu Madre”, era stato presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 2006) nelle proprie radici e racconta un Perù selvatico e lisergico i cui curanderi esistono da molto prima degli anni Settanta, e continuano ad esistere anche oggi poiché di loro c’è sempre un gran bisogno.
Toxic Jungle è un percorso a ritroso nella coscienza e nel tempo, con continui flashback sull’infanzia di Federico e Nicolas ma anche sui loro esordi entusiastici nel mondo della musica.

Il montaggio, uno dei punti di forza del film, è cofirmato dal regista e supervisionato da Gabriella Cristiani, coinvolta per la parte italiana della coproduzione. La regia è sensuale e intossicante come i funghi allucinogeni che fanno la loro comparsa già nei titoli di testa, e racconta un’umanità allo sbando (ma mai troppo lontana dalla superficie) in un universo umido fatto di carne, sudore, sesso, riff musicali e sostanze allucinogene. Ogni inquadratura è satura, tracimante, piena di vita e allo stesso tempo della compresenza della morte.

Per orientarsi in questa narrazione bulimica serve una mappa mentale come quella che Nicolas traccia per la fidanzata e il fratello, scordando di usarla per se stesso: una mappa fatta di immagini, suoni, suggestioni, segnali, magia. La sceneggiatura scritta a sei mani da Quattrini insieme a Leonel D’Agostino e Lucia Puenzo, la regista e scrittrice figlia di Luis, conferma che il giovane cinema argentino sa unire le proprie forze creative in uno sforzo collettivo di crescita e di ricerca, anche se non sempre con un risultato coerente e compatto. Per godere della visione di Toxic Jungle bisogna abbandonarsi al flusso amazzonico e all’andamento magmatico della narrazione, lasciandosi stordire dalla voce ipnotica del curandero e dalla seduzione visiva di un mondo esotico ed erotico in cui veniamo immersi fin dalla prima scena senza filtri e senza rete.