Salvini e la ‘ndrangheta: come si vince in Calabria (di Saverio Di Giorno)

di Saverio Di Giorno

I malpensanti, come Saviano ed altri, dicono che per vincere al sud ci vogliono i soldi e i voti della mafia e a volte, non sempre, a pensar male ci si azzecca soprattutto se come scriveva Lampedusa tutto cambia per far sì che tutto resti uguale.

Salvini ha vinto a Rosarno e pare che questo vecchio meccanismo non abbia fatto schifo nemmeno al governo del cambiamento; d’altra parte c’era da aspettarselo: non sono poche le inchieste in Lombardia che mostrano i collegamenti tra la ‘ndrangheta e la Lega. Il carroccio, inoltre, ha anche i fondi bloccati quindi ha bisogno di liquidità come il pane.

Vediamo prima chi sono i nomi che ha candidato la Lega alle elezioni del 4 Marzo.

Tilde Minasi ex assessore del comune di Reggio sciolto per infiltrazioni nel 2012;

Domenico Furgiuele genero di Mazzei (“imprenditore di riferimento delle cosche che dominano il territorio”) eletto con 52000 preferenze. Con lui, secondo quanto rivela Repubblica, Scopelliti ha definito le liste a Reggio Calabria.

Già, Scopelliti. Cosa c’entra? La fonte di Repubblica ricostruisce come, nei mesi precedenti il voto del 4 marzo, Scopelliti e i suoi abbiano giocato un ruolo decisivo non solo nella raccolta del consenso, ma anche nell’assicurare improvvisa liquidità alla campagna elettorale della Lega in città, sin lì invisibile.  Ma da dove deriva questa liquidità?

Andiamo con ordine: parliamo di Franco e Nuccio Recupero, proprietari di un’emittente locale che fanno le cose in grande per la campagna elettorale. Non solo, quasi impongono alcune candidature come quella di Anastasia Porpiglia. Ex Forza Italia, figlia di Vincenzo Porpiglia. Un nome che a Reggio dice qualcosa, perché segnalato dal magistrato designato come Presidente del collegio del Tribunale nel processo “Gotha” (Ornella Pastore) per un tentativo di “avvicinamento” destinato, nelle intenzioni, a perorare la causa di Paolo Romeo.

Chi è Romeo? Ex missino, con frequentazioni nella destra eversiva (avrebbe coperto la fuga di Franco Freda), poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e ora nuovamente indagato nel processo “Mammasantissima” che iprova a fare luce sui rapporti tra la massoneria e la ‘ndrangheta. I rapporti tra Romeo e Scopelliti sono saldissimi: in una intercettazione dice che lui creerà il “fenomeno” Scopelliti. Annotano i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio: «La strategia di Romeo è di ordine pratico. A partire dal giugno 2001 premier sarà Silvio Berlusconi, talché la ‘ndrangheta ritenne conveniente sostenere un candidato dalle medesime posizioni politiche, convinta che questo avrebbe garantito risorse finanziarie provenienti dalla spesa pubblica».

Nel 2012 c’è la seconda tappa. Scopelliti e Francesco Belsito, tesoriere della Lega quando c’era Bossi indagato in tre procure. E tra gli atti giudiziari emerge il collegamento: Brunello Mafrici, amico storico di Scopelliti.  Consulente per l’allora ministro leghista per la Semplificazione Roberto Calderoli su indicazione proprio di Belsito. Il pentito Francesco Oliverio parla di Mafrici definendolo il “compare” di Reggio “venni a sapere che i De Stefano (una delle cosche più potenti, ndr) operavano tranquillamente in Liguria facendo investimenti. Il “compare” mi accennò all’ex tesoriere della Lega Belsito e anche a chi lo aveva preceduto in quell’incarico. Un uomo che nel frattempo era morto, e che oltre a favorirli nel riciclaggio gli custodiva anche le armi”.

Ma che in Calabria la Lega abbia molti quattrini e molte risorse a cui attingere lo si poteva capire facendo un giro sulle nostre coste: ogni domenica spuntano gazebi “Noi con Salvini” intorno ai quali si aggirano figure che avevamo già visto altrove.

La situazione si farà ancora più tesa e calda in vista delle elezioni regionali del prossimo anni. Il PD e FI colano a picco e perdono pezzi che si devono pur riciclare da qualche parte e i cavalli vincenti al momento saranno Lega e M5s. Chiunque conosca un po’ le nostre zone sarebbe pronto a scommettere che nei prossimi mesi saranno avvicinati, infiltrati e dall’altra parte qualche appoggio sarà tolto.

Molti altri sono i movimenti invece in superficie per cercare di salvarsi. Guccione che apre ad una nuova iniziativa “Un’alleanza civica di governo per la Calabria e l’Italia” o Gentile che ha in cantiere un “cartello civico” che ospiterà riciclati di destra, ma anche orfani PD.

Alle regionali saranno quindi Lega in primis e poi M5s e liste civiche i nuovi canali e appoggi della ndrangheta? Sembra presagire di sì. Allora in un paese allo sfascio per corruzione e criminalità, in una Regione come la Calabria dove è viva e vegeta la più potente organizzazione criminale, sindaci, amministratori odierni e futuri devono schierarsi nettamente. Salvini, eletto a Rosarno (per ricordarlo ancora), ha da dire sul sindaco di Riace, ha da dire su Saviano, non ha nulla da dire sulla ‘ndrangheta che era in prima fila ai suoi comizi. Allora è importante chiedere che tutti si dissocino apertamente: tutti i sindaci calabresi siano Mimmo Lucano (sindaco di Riace definito da Salvini uno zero), tutti stiano con Saviano, ma soprattutto tutte le prossime liste siano il più trasparente possibile, i prossimi candidati denuncino mosse e movimenti e si tengano lontani.

Salvini per metà ha ragione: non siamo tutti uguali. Ci sono onesti e disonesti e occorre che i primi urlino forte.